Il valore dell'operazione sarebbe attorno ai 300 milioni di dollari, con Murdoch Jr. che ha detto di voler puntare tutto sul giornalismo di qualità.
Nel mondo ci sono così pochi ingegneri e ricercatori AI che le aziende di Big Tech li stanno pagando come le superstar dello sport
Secondo le stime ce ne sono solo un centinaio in tutto il mondo. E in Silicon Valley sono disposti a spendere qualsiasi cifra per accaparrarseli.
Se il boom delle “.com” aveva creato un mercato del lavoro senza precedenti, quello dell’intelligenza artificiale lo ha già superato. Con una differenza sostanziale, però: allora i talenti erano tanti, adesso no. Il settore dell’AI ha prodotto una corsa, che assomiglia a quella per gli armamenti in cui le armi sono le persone e le persone in questione si contano sulle dita di pochissime mani. Perché sono davvero pochi (un centinaio, secondo le stime) i ricercatori d’élite e gli ingegneri di punta capaci di sviluppare sistemi di AI all’avanguardia su larga scala.
OpenAI, Meta, Google DeepMind, Anthropic, xAI e un numero sempre maggiore di startup competono tutte per lo stesso bacino incredibilmente ristretto di talenti altamente qualificati. Il risultato è quello che si verifica sempre quando la domanda supera di molto l’offerta: i prezzi esplodono. Solo che qui i prezzi sono gli stipendi, i bonus e i benefit di persone che fino a qualche anno fa erano accademici (con salari da accademici) e ora sono guadagnano tanto quanto una superstar dello sport.
Le cifre che circolano sono così alte da sembrare esagerate, e alcune forse lo sono, anche perché, come scrive Euronews, al momento non sono verificabili e quindi non c’è modo di sapere se le cifre che circolano sono gonfiate dall’echo chamber della Silicon Valley. Quelle poche cifre confermate, però, bastano a farsi un’idea. Alexandr Wang, fondatore di Scale AI passato a Meta Superintelligence Labs dopo che Zuckerberg ha acquisito quasi la metà della sua azienda per 14,3 miliardi di dollari, avrebbe uno stipendio base di un milione di dollari, bonus multimilionari e tra i 100 e i 150 milioni di dollari in azioni distribuite nell’arco di cinque anni. Ilya Sutskever, co-fondatore di OpenAI, ha rivelato durante un processo di detenere una partecipazione in OpenAI da 7 miliardi di dollari, e la startup che ha co-fondato dopo aver lasciato l’azienda, Safe Superintelligence, è stata valutata privatamente 32 miliardi di dollari senza aver ancora lanciato un prodotto commerciale. Mira Murati, ex CTO di OpenAI, ha fondato Thinking Machines Lab raggiungendo una valutazione superiore ai 5 miliardi subito dopo il lancio. Per capire l’entità della caccia, basti pensare che Mark Zuckerberg e Sam Altman conducono personalmente campagne di reclutamento. Non delegano. Vanno loro a cercare i nuovi assunti.
Nei grandi sport, la differenza tra il primo e il secondo non è lineare. Il miglior giocatore al mondo non vale il doppio del secondo migliore, vale cento volte di più in termini di risultati prodotti e attenzione generata. Nel mondo dell’AI sta accadendo la stessa cosa: i migliori ricercatori non sono semplicemente più bravi degli altri, sono capaci di attrarre altri talenti, di orientare la direzione di ricerca di un intero laboratorio, di fare la differenza tra un sistema all’avanguardia e uno già superato. Per esempio, Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind e Nobel per la chimica 2024, vale per Google non solo per quello che sa fare, ma per quello che impedisce agli altri di fare se non lo hanno.