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C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía È così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non sembra del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.

Per la prima volta al mondo, una cittadina in California ha votato per impedire totalmente e permanentemente la costruzione di data center

È successo a Monterey Park, dove l'86 per cento dei cittadini ha votato per vietare per sempre la costruzione di data center.

04 Giugno 2026

In una cittadina della contea di Los Angeles in California, esattamente a Monterey Park, la convivenza (forzata) tra comunità locali e datacenter è stata interrotta. Per la prima volta negli Stati Uniti, i residenti sono stati chiamati alle urne per votare su un divieto permanente e totale alla costruzione sul territorio comunale di nuovi data center. I risultati del referendum sono abbastanza chiari: l’86 percento degli aventi diritto ha votato per vietare la costruzione dei data center. La vicenda d Monterey Park si è accesa dopo la presentazione, da parte di un fondo d’investimento, di un progetto che prevedeva la costruzione di una struttura di quasi 23 mila metri quadrati. La rabbia dei cittadini si spiega, oltre che con tutto quello che abbiamo già detto, anche con il timore di subire il rincaro sulle bollette di luce e acqua a causa del sovraccarico delle reti locali.  Con questo voto, il divieto rimarrà in vigore fino a quando non saranno gli elettori stessi, attraverso una nuova votazione, a decidere di revocarlo.

Questi sistemi richiedono enormi quantità di energia elettrica per alimentarsi e altrettanto enormi quantità di acqua per il raffreddamento dei server. Dietro la scelta dei cittadini di Monterey Park ci sono i racconti e le inchieste giornalistiche che in questi mesi hanno raccontato cosa sta succedendo in diverse zone degli Stati Uniti, in cui la costruzione dei data center ha sconvolto –  e talvolta distrutto – la vita delle comunità locali. Ne abbiamo parlato anche qui su Rivista Studio, con un reportage di Cristiano Valli che ci racconta cosa è successo in un piccolo paese in Arizona dopo la costruzione di un enorme data center. Le persone che si sono ritrovate a vivere vicino a un data center descrivono una realtà segnata dal rumore di fondo, incessante, alienante, generato dai mastodontici impianti di ventilazione, che restano accesi giorno e notte. Ancora più drammatico è l’impatto sui sistemi idrici: per evitare che i circuiti si surriscaldino, i data center consumano tonnellate di litri d’acqua, finendo per prosciugare le falde acquifere locali. In queste comunità l’acqua dei pozzi privati, da sempre fonte primaria di sostentamento, è diventata improvvisamente marrone, fangosa e inutilizzabile, privando le famiglie di un bene fondamentale. 

Altre cittadine in Wisconsin e in Michigan si stanno muovendo in direzioni simili, proponendo referendum per costringere le amministrazioni locali a chiedere il permesso dei cittadini prima di concedere incentivi fiscali e permessi urbanistici alle aziende di Big Tech. 

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Un attentato ordinato, dice lui, da un amico «per fargli del bene», un faccendiere che lo voleva a Palazzo Chigi, una rimozione decisa a fine agosto, una redazione che in 6 giorni fa saltare tutto: cronaca dettagliatissima dello scandalo al sole del 2026.

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