Immagini palesemente generate con l'AI, brutte, grottesche, che tendenzialmente raccontano falsità. Si chiama slopaganda e sta inquinando quelle poche zone ancora sane del dibattito pubblico.
Per la prima volta al mondo, una cittadina in California ha votato per impedire totalmente e permanentemente la costruzione di data center
È successo a Monterey Park, dove l'86 per cento dei cittadini ha votato per vietare per sempre la costruzione di data center.
In una cittadina della contea di Los Angeles in California, esattamente a Monterey Park, la convivenza (forzata) tra comunità locali e datacenter è stata interrotta. Per la prima volta negli Stati Uniti, i residenti sono stati chiamati alle urne per votare su un divieto permanente e totale alla costruzione sul territorio comunale di nuovi data center. I risultati del referendum sono abbastanza chiari: l’86 percento degli aventi diritto ha votato per vietare la costruzione dei data center. La vicenda d Monterey Park si è accesa dopo la presentazione, da parte di un fondo d’investimento, di un progetto che prevedeva la costruzione di una struttura di quasi 23 mila metri quadrati. La rabbia dei cittadini si spiega, oltre che con tutto quello che abbiamo già detto, anche con il timore di subire il rincaro sulle bollette di luce e acqua a causa del sovraccarico delle reti locali. Con questo voto, il divieto rimarrà in vigore fino a quando non saranno gli elettori stessi, attraverso una nuova votazione, a decidere di revocarlo.
Questi sistemi richiedono enormi quantità di energia elettrica per alimentarsi e altrettanto enormi quantità di acqua per il raffreddamento dei server. Dietro la scelta dei cittadini di Monterey Park ci sono i racconti e le inchieste giornalistiche che in questi mesi hanno raccontato cosa sta succedendo in diverse zone degli Stati Uniti, in cui la costruzione dei data center ha sconvolto – e talvolta distrutto – la vita delle comunità locali. Ne abbiamo parlato anche qui su Rivista Studio, con un reportage di Cristiano Valli che ci racconta cosa è successo in un piccolo paese in Arizona dopo la costruzione di un enorme data center. Le persone che si sono ritrovate a vivere vicino a un data center descrivono una realtà segnata dal rumore di fondo, incessante, alienante, generato dai mastodontici impianti di ventilazione, che restano accesi giorno e notte. Ancora più drammatico è l’impatto sui sistemi idrici: per evitare che i circuiti si surriscaldino, i data center consumano tonnellate di litri d’acqua, finendo per prosciugare le falde acquifere locali. In queste comunità l’acqua dei pozzi privati, da sempre fonte primaria di sostentamento, è diventata improvvisamente marrone, fangosa e inutilizzabile, privando le famiglie di un bene fondamentale.
Altre cittadine in Wisconsin e in Michigan si stanno muovendo in direzioni simili, proponendo referendum per costringere le amministrazioni locali a chiedere il permesso dei cittadini prima di concedere incentivi fiscali e permessi urbanistici alle aziende di Big Tech.