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19:57 martedì 31 marzo 2026
Delle spillette a forma di cappio sono diventate l’accessorio preferito dai politici israeliani a favore della legge sulla pena di morte ai terroristi palestinesi A sfoggiare questa spilla con il maggiore entusiasmo è stato ovviamente il Ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir.
Dopo i casi di Bergamo e Perugia, anche in Italia si sta iniziando a parlare di Nihilistic Violent Extremism Inventata negli Usa, la definizione identifica crimini commessi da giovani e giovanissimi in cui la violenza non è un mezzo per raggiungere nulla ma il fine stesso dell'azione.
In occasione del 50esimo anniversario, Allegro non troppo, il capolavoro di Bruno Bozzetto, uscirà finalmente in versione restaurata Ma c'è un ma: al momento, questa versione restaurata verrà distribuita, paradossalmente, solo negli Usa e non in Italia.
Un gruppo che si chiama EveryonehatesElon si sta organizzando per rovinare il Met Gala a Jeff Bezos Si tratta dello stesso collettivo che protestò contro l'occupazione veneziana durante il matrimonio del patron di Amazon, e che oggi sta raccogliendo donazioni per organizzarsi in vista dell'evento.
È vero che il Ministro della Difesa Crosetto ha negato agli Usa il permesso di usare la base di Sigonella, ma è vero anche che gli Usa il permesso nemmeno lo avevano chiesto Quando il Comando Usa il permesso lo ha finalmente chiesto era troppo tardi e Crosetto non ha potuto fare altro che negarlo.
La produttrice di La voce di Hind Rajab è riuscita a far fuggire la famiglia di Hind Rajab dalla Striscia di Gaza La madre della bambina, Wissam, e altri otto membri della famiglia sono così riusciti ad arrivare in Grecia e ottenere lo status di rifugiati.
La nuova opera di John Carpenter è un graphic novel horror basato su un incubo che ha fatto Si intitola Cathedral e Carpenter ne comporrà anche la colonna sonora, da ascoltare durante la lettura del fumetto.
Mentre tutti i giornali licenziano, il New York Times ha raggiunto il record di giornalisti assunti: 2300 È una crescita del 50 per cento in dieci anni, che si somma ai 13 milioni di abbonati in tutto il mondo e a un fatturato di quasi un miliardo di dollari.

Di cosa si è parlato questa settimana

Enrico Mentana vs Lilli Gruber, Kendrick Lamar vs Drake, la "vera Martha" vs Netflix e le altre notizie degli ultimi giorni.

di Studio
11 Maggio 2024

Polemiche – Diss must be the place
C’è una pagina Wikipedia dettagliatissima che racconta tutto quello che è successo dall’inizio alla fine (almeno, speriamo si sia giunti alla fine) di questa storia. Ci sono ormai decine e decine di articoli, editoriali, brevi saggi pubblicati dai giornali di mezzo mondo per spiegare come queste due persone siano arrivate fino a questo punto. C’è anche un’indagine della polizia di Toronto che dovrà chiarire se tutto questo ha portato al ricovero in terapia intensiva di un uomo. E, nonostante tutta questa mole di informazioni e spiegazioni, noi ancora non abbiamo capito perché Kendrick Lamar e Drake abbiano cominciato a litigare.

Altre polemiche – Sforo italico
A tenere banco questa settimana è stato poi un altro dissing, questa volta tutto italiano e rigorosamente over 65. Senza voler sembrare “ageist”, non si può che guardare con un certo scoramento la baruffa scoppiata tra due tra i giornalisti più longevi, e pagati, della televisione italiana, che battibeccano a distanza sulla linea concessa in ritardo: quando si dice la sovrapposizione di ego giganteschi. Parliamo ovviamente di Enrico Mentana e Lilli Gruber, che negli ultimi giorni non se le sono mandate a dire. Incontinente uno, inaccettabile l’altra, non sappiamo chi la spunterà ma intanto a noi non rimane che assistere a questo scontro di cui avremmo fatto a meno.

Ancora polemiche – Renne rationem
Era da molto tempo che attorno a una serie tv non si creava un dibattito così accesso come è successo nell’ultimo mese con Baby Reindeer, la miniserie scritta e interpretata da Richard Gadd per Netflix. Come scrivevamo all’inizio del fenomeno, Baby Reindeerè un esperimento interessante per molti motivi: intanto per il modo in cui è girata, che prende dall’horror, e per il fatto, come da premessa, che la storia che racconta è vera. Internet è impazzito e in men che non dica aveva già trovato la protagonista, la stalker Martha: si tratterebbe di Fiona Harvey, che è stata addirittura intervistata da (e questo potevamo immaginarlo) Piers Morgan. Harvey ha detto che la serie è tutta inventata e che vuole fare causa al suo autore e pure a Netflix: quando si dice che l’autofiction ci è sfuggita di mano.

Moda – Wet Gala
A seconda del vostro feed social, vi saranno arrivate in questi giorni ondate di foto con protagoniste varie celebrity vestite in maniera più o meno eccentrica (chi direttamente bagnata, come Doja Cat, chi con dei rami in testa, come Lana Del Rey, chi stretta all’inverosimile in un bustino couture, come Kim Kardashian). Come ogni anno, i famosi erano chiamati a raccolta sulle scale del Metropolitan Museum of Art di New York in occasione dell’inaugurazione della mostra del Costume Institute,Sleeping Beauties: Reawakening Fashion. Il tema del red carpet, comunque, si ispirava a un racconto di J. G. Ballard, The Garden of Time, che i più hanno interpretato come una generica ispirazione floreale: in ogni caso, mai come quest’anno la formula del Met Gala è sembrata stanca, speriamo almeno che la mostra sia bella.

Tech – Mela marcia
Prima o poi doveva succedere anche a Apple, di sbagliare una pubblicità. In questi casi, ci si immagina sempre come sia andata quella certa riunione in cui certe persone hanno preso la decisione sbagliata: “Perché non facciamo una pubblicità in cui un’enorme pressa idraulica distrugge un mucchio di vecchia tecnologia analogica, per far passare il messaggio che tanto basta il nuovo iPad a far tutto?”. “Ottima idea, facciamolo!”. Forse si sperava fosse ancora valido l’adagio warholiano secondo il quale la cattiva pubblicità è anche la migliore. In questo caso, allora, missione compiuta: la pubblicità è stata considerata così cattiva che Apple ha dovuto pure scusarsi.

Musica – Pezzo da Novanta
Per molti GenX è stato quasi un fratello maggiore, Steve Albini, morto martedì 7 maggio per un infarto, se non altro perché appariva, come tecnico del suono (in realtà produttore ma a lui piaceva figurare così) di un numero impressionante di dischi di culto uscito tra la fine degli anni ’80 e per tutti gli anni ’90. Basti citare Surfer Rosa dei Pixies, In Utero dei Nirvana e Rid of Me di PJ Harvey (tra i tantissimi altri) per capire che se ne è andato una specie di dio della musica indie.

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