Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto
Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.
Musica troppo alta, bandiera troppo grande: a Singapore i Massive Attack l’hanno pagata con il divieto d’ingresso a vita. Mercoledì scorso, allo Star Theatre, due membri del gruppo hanno esposto una bandiera palestinese durante il concerto, mentre uno di loro gridava “Free Palestine”. Un gesto durato pochi secondi, accolto da applausi prolungati del pubblico, ma bastato a far scattare l’indagine della polizia locale.
A Singapore, dove le leggi su assemblea e libertà d’espressione sono tra le più rigide al mondo, l’esposizione non autorizzata di bandiere straniere è reato. Le autorità hanno interrogato separatamente ogni componente della band, perquisito alcune camere d’hotel e confiscato temporaneamente i passaporti, prima di comunicare il bando permanente per i due musicisti coinvolti e il divieto di future esibizioni del gruppo nel Paese – lo riportano diverse testate, tra cui il Guardian.
La replica dei Massive Attack, arrivata via Instagram, non si è fatta attendere: la band ha definito l’accaduto una “esperienza surreale”, rivendicando con orgoglio quel gesto improvvisato in solidarietà con “il popolo palestinese nella sua realtà di occupazione illegale, apartheid e genocidio”. Nel comunicato il gruppo – da sempre in prima linea nel sostegno alla causa palestinese – ha anche puntato il dito contro il proprio Paese, ricordando gli attivisti arrestati nel Regno Unito con l’accusa di terrorismo per aver semplicemente mostrato cartelli scritti a mano in cui rivendicavano il sostegno alla causa palestinese.
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Questo il messaggio integrale, pubblicato dai Massive Attack su Instagram. «In seguito alla nostra performance allo Star Theatre di Singapore, il 29 luglio, siamo rimasti sorpresi e dispiaciuti nell’apprendere che l’intera band è stata fermata dalla polizia, isolata e interrogata separatamente – con alcuni membri sottoposti a perquisizioni in albergo e sequestro temporaneo del passaporto.
Prima ancora di salire sul palco, e di nuovo alla fine dello show, ampie sezioni del pubblico hanno intonato spontaneamente cori di “Free Palestine”, presumibilmente consapevoli – ma non scoraggiate – del fatto che quella sola espressione spontanea potesse violare le leggi sulla censura del loro governo. Da parte nostra, non immaginavamo che il semplice gesto di sollevare la bandiera di uno stato sovrano riconosciuto da 157 paesi (la Palestina) potesse violare alcuna legge. Ripensandoci, siamo orgogliosi di aver realizzato questa espressione estemporanea insieme ai nostri fan a Singapore, che hanno chiaramente sentito l’imperativo morale di mostrare solidarietà al popolo palestinese, vittima di occupazione illegale, apartheid e genocidio, e ne salutiamo il coraggio. In ogni angolo del mondo, il perdurare dell’inazione della ‘comunità internazionale’ sta spingendo i cittadini a correre rischi personali.
Questa “esperienza surreale” è un promemoria dell’importanza di difendere i diritti umani universali e la libertà d’espressione, ovunque quei diritti siano minacciati. In patria, nel Regno Unito, manifestanti pacifici vengono arrestati in base alle leggi antiterrorismo per aver mostrato cartelli scritti a mano contro il genocidio, nonostante gli appelli provenienti da tutto lo spettro politico. Siamo grati alle persone di Singapore che ci hanno fatto sentire così ben accolti, e speriamo che il governo di Singapore scelga di ratificare il Patto Internazionale delle Nazioni Unite sui Diritti Civili e Politici, permettendo ai propri cittadini di esprimere la propria coscienza senza timore di persecuzioni statali. Come stavamo dicendo… Free Palestine».