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JD Vance si è prodotto in un incredibile spiegone per dimostrare che Emily in Paris è la miglior serie di sempre e lo «Shakespeare della nostra epoca»
Secondo il Vicepresidente la serie è «una grande critica culturale al processo decisionale dei Millennial».
«È, a rischio di esagerare, lo Shakespeare dei nostri tempi». Per chi non sapesse a che opera del bardo stia facendo riferimento il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance in questa già viralissima e molto delirante intervista concessa a Fox news, lo Shakespeare dei nostri tempi è Emily in Paris. Alla fortissima affermazione che avete appena letto, Vance fa seguire ciò che lui stesso definisce una meta analisi (e che noi ci permettiamo di definire pippone). «La serie – dice – racconta di una ragazza vivace che va a Parigi, ha un lavoro figo, beve vino costoso e fa tutte le cose che si fanno a Parigi, ma in realtà è una grande critica culturale al processo decisionale dei Millennial».
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Come scrive Usa Today, il ragionamento (se così lo si può definire) di Vance ruota tutto attorno alla relazione tra Emily e Gabriel, lo chef francese interpretato da Lucas Bravo. Per il Vicepresidente degli Stati Uniti – è bene sottolineare che quanto state per leggere lo ha detto il Vicepresidente degli Stati Uniti, davanti a una telecamera e a un microfono – Emily dovrebbe mettersi con Gabriel e la serie finire così. Dovrebbe sposarlo, mettere su famiglia, a Parigi o negli Stati Uniti non importa (ma meglio negli Stati Uniti, si capisce), e costruirsi una vita insieme. Lo stesso vale per Gabriel, perché non si dica che Vance è un misogino che quando deve insultare una donna si inventa epiteti come childless cat lady. Anche Gabriel, dice il Vicepresidente, dovrebbe semplicemente capire che deve stare con Emily e non con tutte le altre stravaganti, varie ed eventuali compagnia che ed escono dalla sua vita. Invece i due, Emily e Gabriel, sostiene sempre Vance, «commettono una serie di errori assurdi, a volte esilaranti e a volte non particolarmente credibili, per cui lei finisce con delle persone a caso o si concentra sul lavoro, e lui fa altrettanto».
Secondo il secondo uomo più potente della politica americana – è bene sottolinearlo ancora una volta, queste sono le parole del secondo uomo più potente della politica americana – i due sono fatti l’uno per l’altra, dovrebbero innamorarsi e sposarsi, e il fatto che continuino a non farlo è per il vicepresidente il miglior commento possibile sulla propria generazione, quella che più di tutte sapeva cosa era giusto fare e ha scelto di non farlo, lasciandosi distrarre delle inezie, dalle minuzie della vita, rimandando a data da destinarsi tutto ciò che di davvero rilevante c’è nell’esistenza: sposarsi e fare figli, secondo Vance. Ora, si può essere d’accordo o in disaccordo con Vance (vorremo proprio sapere come si fa a essere d’accordo con lui, però), ma oggettivamente viene da chiedersi: c’era bisogno di guardare cinque stagioni di Emily in Paris per giungere a una simile conclusione?