Il generale su TikTok – Una escalation in tre atti

Per capire tutto quello che c'era da capire degli appetiti politici di Roberto Vannacci, e per farlo con larghissimo anticipo, bastava scrollare il suo profilo TikTok.

16 Settembre 2026

Ci mancava solo il generale Vannacci, la nuova star di una classe politica che sembra peggiorare a ogni ricambio generazionale, tanto che, come ha scritto Filippo Ceccarelli, in questo parlamento di scappati di casa persino Casini può sembrare un Bismarck. Mentre il governo Meloni straccia i record di longevità, chi ha il cuore a sinistra si guarda intorno e nota, sconfortato, che l’unica novità emersa negli ultimi anni nel sistema partitico italiano non è un nuovo progetto progressista, ecologista, con proposte sensate per risolvere i problemi, ma un partito ancora più a destra di Meloni e compagnia. Qualche sondaggio suggerisce che Futuro Nazionale, il partito fondato da Vannacci, potrebbe raggiungere il 10% se si andasse a votare oggi.

Come ci siamo ridotti così? La storia è nota. Roberto Vannacci, con quel suo faccione etrusco, dopo trent’anni di servizio nell’esercito con ruoli apicali in missioni in Iraq, Somalia, Yemen, Bosnia, Afghanistan, si ritrova baby pensionato. Non è il tipo da restarsene con le mani in mano, il generale. Scrive un libro, Il mondo al contrario, e se lo autopubblica su Amazon nell’estate 2003. L’opera è il confuso lamento di un uomo spaventato e rancoroso, una serie di sfuriate redatte da un autore incline ai refusi. Vannacci inveisce contro gli omosessuali, l’ambientalismo, gli immigrati, Paola Egonu, gli animali da compagnia. Per motivi mai chiariti fino in fondo, il libro diventa un best seller, e il suo autore un personaggio pubblico – non ci soffermeremo qua sulle indagini giornalistiche che hanno denunciato il ruolo di potenze straniere nel viaggio verso la popolarità del generale, e sui numeri anomali delle vendite e delle recensioni online.

Quella volpe di Salvini, con il fiuto che lo caratterizza, accoglie Vannacci nella Lega e lo candida al Parlamento Europeo. Vannacci gira l’Italia in camicia bianca e jeans di una taglia troppo stretti, in stile Ranucci. Piace alle signore, convince i mariti, prende una vagonata di voti, più di cinquecentomila, è il candidato con più preferenze dopo Giorgia Meloni, e viene così eletto eurodeputato nel giugno 2024. Sulle ali dell’entusiasmo, abbandona Salvini al suo triste destino e fonda nel febbraio 2026 Futuro Nazionale, il suo partito, raccogliendo qua e là altri politici inaciditi e in cerca di nuove emozioni, nel tentativo di simulare una classe dirigente e presentarsi agli elettori come autorevole, adatto all’amministrazione.

Ma quali sono le idee politiche del generalissimo?  Leggere il programma di Futuro Nazionale, disponibile online, è inutile, oltre che sconfortante. In sintesi, ci sono un sacco di richiami alla grandeur dell’Impero Romano e tanta nostalgia degli anni in cui i maestri bacchettavano sulle dita gli scolari più somari. Non è il programma quello che interessa ai suoi elettori, quanto piuttosto l’aura, come si dice oggi, di Vannacci. Per farsi un’idea più precisa sulle proposte di Vannacci, ci siamo fatti un giro sul suo profilo TikTok, il canale social dove il generale trasmette una maggiore patina di serietà – su Instagram si lascia andare a sfoghi umorali, su X girano dozzine di video fatti con l’intelligenza artificiale (spesso scambiati per vera propaganda di Futuro Nazionale) dove un Vannacci fisicatissimo in formato supereroe lotta contro i nordafricani e le femministe.

Atto I – La dichiarazione d’intenti

Il primo post sul profilo TikTok ufficiale di Vannacci è del 3 settembre 2024, è un po’ il prologo, la dichiarazione d’intenti. Il generale, sul palco della Versiliana, sciorina un lungo discorsetto mieloso su quanto si sente orgoglioso di essere italiano, e su quanto è bello essere noi. Nel secondo post, tre giorni dopo, è presumibilmente alla scrivania del suo ufficio al Parlamento Europeo, indossa una giacca a quadretti alla Jay McInerney sopra a una camicia rosa, nello stile di un americano che vuol sembrare un aristocratico inglese. Inizia così: «Signora Von der Leyen, facciamo pace col cervello», introducendo una filippica contro le quote rosa. È un post simbolo della prima fase di Vannacci su TikTok, il debutto in politica, dove si racconta come il giustiziere in missione per scardinare le istituzioni europee dall’interno, fra atmosfere tipiche del primo grillismo. Vannacci è istituzionale, pubblica moltissimi spezzoni dei suoi discorsi dagli scranni del Parlamento a Strasburgo: contro la guerra (ma come?), contro le energie rinnovabili, contro tutte le politiche europee. Non ha paura di sembrare noiosamente burocratico. Più divertenti i duelli verbali che il generale ingaggia, negli intermezzi dell’attività di parlamentare, con i suoi nemici: posta tutta una serie di litigi, gli inviati televisivi lo provocano e lui risponde volentieri, bisticcia con Parenzo («Dottor Parenzo, ce l’ha ancora la maglietta della Decima che lo ho regalato?»), con Saverio Tommasi, con Christian Raimo. 

Atto II – Volevo essere una popstar

Con il trascorrere delle settimane, emerge la consapevolezza di essere diventato una popstar. Vannacci si gode la fama, abbandona un po’ la maschera dell’oratore contro il sistema e inizia la sua seconda fase su TikTok, dove cementa l’allure nazionalpopolare. Riposta vanitoso i video delle sue ospitate. Rilancia l’intervista di Fedez alla Zanzara, dove il rapper dice che preferisce Vannacci a Schlein, e ci aggiunge un commentino in videoselfie («Alla fine piaccio anche a Fedez, è proprio il mondo al contrario!», pronunciato con il tono usato solitamente per declamare “Italia 1!”). Il generale viene quindi invitato a Pulp, il podcast condotto da Fedez. Si intensificano le apparizioni televisive. Altri attacchi a Parenzo, polemiche contro la Nato. Il 16 gennaio 2025 va a un podcast, indossando un golfino color crema con la zip, e si mostra più riflessivo: «In Italia c’è un po’ la convinzione diffusa che il successo non è frutto della meritocrazia, e quindi si ha sempre l’impressione che se uno fa successo o è stato raccomandato o ha messo in campo altre caratteristiche». Interviene sfoggiando un francese decente (il generale ha vissuto in Francia dai sette ai diciassette anni, prima di remigrare in Italia) sul palco di una manifestazione promossa dai giovani agricoltori.

A febbraio si filma gigione nel suo studio, i soliti jeans aderenti, un maglione con sfumature crema inedite: «Nell’elenco di chi partecipa a Sanremo ci sono proprio tutti, da Fedez a Achille Lauro. Manca solo il mio nome, Roberto Vannacci. Eppure, si parla di me anche in questa occasione». Sempre più in ego trip, posta un video dove si rivolge ai giovani («Un consiglio che do ai giovani è cercate di seguire le vostre passioni») in bianco e nero, con effetto finta pellicola d’epoca e un jazzettino in sottofondo. Pubblica un video di Michelle Comi che, ospite di un podcast, dice «però simpatizzo per Vannacci, mi piace molto». Intercettato da un’inviata televisiva, il generale continua a bullizzare Parenzo («Oh, dottor Parenzo, mi hanno detto che lei vuole farsi chiamare piccolo Dave ultimamente, forse perché rispetta di più il suo fisico… ci sta, ci sta»). Si compiace di come Fedez abbia maltrattato Ilaria Salis, ospite di Pulp, montando l’intervista con clip del film Inside Out

L’entusiasmo cresce, il generale riempie ad aprile una piazza a Desio. A maggio, sommerso dai microfoni dopo aver preso la tessera della Lega, annuncia: «Sono estremamente indipendente, sono vannacciano e continuerò a esserlo. Condividiamo gli stessi valori: siamo sovranisti, siamo per la sicurezza, per la famiglia, siamo… per il lavoro, il progresso, lo sviluppo». Un video ci accompagna al Parlamento Europeo, dove un gioiosissimo generale ci svela che la sua casella postale è di fianco a quella del deputato Zan. Mario Giordano, semi-serio, gli propone di fare il CT della Nazionale. Vannacci si confessa a un altro podcast: «A me hanno dato del kebabbaro, ma ne vado fiero! Io sono mediterraneo, e non ripudierei mai quello che sono». Dalle tribune del Parlamento Europeo, in abito crema, a settembre: «Ve lo dico da patriota e sovranista convinto: non una goccia di sangue italiano verrà versata per questa guerra. Nella mia vita non avrei mai pensato di dare ragione a una pasionaria del socialismo, del green deal e della cessione della sovranità nazionale alla tecnocrazia di Bruxelles». A novembre, ospite dell’ennesimo podcast, provoca: «Non esiste un’identità europea». L’elezione di Mamdani lo spaventa, la presenza di musulmani nel Queens è per il generale un fosco segnale. A febbraio di quest’anno, dove se non in un podcast, gli leggono le domande da casa. Generale Vannacci, perché non te ne vai a fare in culo? Risposta: «Andiamoci insieme, e vediamo chi arriva primo», accompagnata da un sorriso piacione in camera. 

Atto III – Il cambio di passo

Questa primavera, il cambio di passo. Si avvicinano le elezioni, la comunità vannacciana ci crede. È il passaggio alla sua terza fase su TikTok, la corsa alla presidenza. Debuttano le card da politico scafato. «Siamo sotto attacco», avverte Vannacci, riprendendo un episodio di cronaca nera a Milano, gambiano accoltella italiano al bar. «Il tutto mentre la sinistra e la destra fanno a gara a chi mi attacca di più». Il generale, con un’inedita libreria sullo sfondo, tiene alta l’allerta sul pericolo maranza. I reati commessi dagli stranieri diventano la sua ossessione.

Posta un video dalla spiaggia a luglio dove si spoglia, rimane in slippino blu e si tuffa in mare (didascalia: più sport, meno maranza). Si scaglia contro i poveri comunisti che non hanno mai usato falce e martello, e i soliti puzzolenti dei centri sociali. Minaccia rimpatri di massa, anzi remigrazioni. Sta con il gioielliere Mario Roggero. Di nuovo in mare, con gli occhialini al collo, sfida Renzi a una sfida ginnica su due miglia nautiche a nuoto e una mezza maratona di corsa. Suggerisce di importare gas dalla Russia per prepararsi al freddo inverno che ci aspetta. Spunta un’idea: potremmo decretare l’ora legale permanente, che ci consentirebbe di risparmiare cento milioni di euro all’anno, e non ci costerebbe assolutamente nulla. «A grande richiesta dei soloni, che dicono io parli solo di remigrazione, parliamo di un argomento che affligge gli italiani, ovvero il prezzo del gasolio e della benzina». Si tuffa in mare per riprendersi Nizza, che era nostra. Si intensificano i post. Parla a una piazza entusiasta: «C’è qualcuno che si sente meticcio? Beato lui! Noi ci sentiamo italiani. La società fluida… li vedete là i fluidi? Guardateli! Guardate la differenza! Loro come tutti i fluidi non hanno una forma propria, ma si adattano alla forma del contenitore nel quale vengono immessi. Noi invece rivendichiamo la nostra solidità! Noi travolgiamo chiunque si metta di fronte al nostro cammino».

Il Generale, instancabile, intraprende una grintosa campagna offensiva contro Fratelli d’Italia. Avvisa la Premier: «Se Meloni è pronta a perdere le elezioni, io invece sono pronto a vincerle! A qualsiasi costo, da soli o in compagnia. Ma sono pronto a vincerle». La settimana scorsa ha postato un selfie con tre operai del cantiere navale di Viareggio, e lo accompagna con un discorso berlusconiano sulla dignità del lavoro manuale («eccoli, quelli che Bonaccini deride. Queste sono le persone che costruiscono l’Italia, al contrario di molti politicanti che non hanno mai piantato un chiodo. Questi sono anche, forse, gli elettori di Futuro Nazionale. E io sono contento di averli al mio fianco»). I post degli ultimi giorni riprendono stralci del suo dibattito con Mario Monti al forum di Cernobbio.

Alla fine di questo viaggio social, rimane un senso di spaesamento. Com’è possibile che mezzo milione di persone votino questo individuo così inadeguato? Chi affiderebbe le proprie tasse a un guitto del genere? Il messaggio principale di Vannacci è «le persone di origine straniera che si trasferiscono in Italia sono una minaccia per il nostro benessere, e per la nostra identità nazionale». Un’affermazione facilmente confutabile. Siccome la sua comunicazione difende idee false, deve inventare un nuovo modo di esporre i fatti, una nuova strategia retorica per accreditarle. Il metodo scelto da Vannacci e dai suoi sodali è manipolare la realtà, sfruttando le paure irrazionali per guadagnare consenso. Io sono uno di voi, e risolverò i nostri problemi con modi spicci e senza troppe cerimonie. Emerge, in filigrana, una leggera e colpevole nostalgia per gli anni d’oro di Luigi di Maio.

C’era da aspettarselo. Fratelli d’Italia è diventato, a modo suo, un partito affidabile, che convive placidamente con i suoi alleati in una coalizione di centrodestra. Contrordine, camerati: siamo al governo. I suoi elettori più estremisti, spaesati, accolgono volentieri un nuovo progetto politico che si propone di mettere omofobia e razzismo, mascherate dai soliti giri di parole e accompagnate da una vaga e generica nostalgia per i bei tempi andati, al centro del sistema valoriale. Intanto, a sinistra, i leader che ci ritroviamo sono impegnati a litigare sui limiti entro i quali esercitare il rispettivo potere all’interno di una coalizione tenuta insieme con lo spago, caratterizzata dalla litigiosità e dallo scarso appeal, mentre i tempi moderni gli sfilano accanto veloci fuori dal finestrino.

Vannacci non è solo folklore, il vecchio rimbambito alla sagra di paese che impreca contro i giovani d’oggi. Diceva Cechov, autore di cui forse il generale avrà sentito parlare nel periodo in cui ha ricoperto l’incarico di addetto per la Difesa presso l’ambasciata d’Italia a Mosca, dal dicembre 2020 al maggio 2022, che l’arte non ha il compito di risolvere problemi, ma di formularli correttamente. Vannacci ci si avvicina molto: individua i problemi sbagliati e li formula male.

A quanto pare, il nuovo ayatollah Mojtaba Khamenei ha due grandi passioni: i film di Christopher Nolan e le startup tech

Lo hanno detto il cognato e la suocera, parenti della moglie Zahra Haddad-Adel, uccisa nello stesso attacco in cui è morto il padre Ali, a diversi media vicini al regime.

Per la prima volta nella storia, e “grazie” agli Stati Uniti, ci sono armi anche nello spazio aperto

Non esistono dettagli sul tipo di armi ma la US Space Force ha detto che «possono essere impiegate sia a scopo difensivo che offensivo».