Assieme a suo padre Marc, compagno di un'escursione che l'attore ha dettagliatamente raccontato in un post Instagram.
Dopo che Ed Sheeran ha cacciato Macklemore dal suo tour per aver urlato Free Palestine dal palco, tutti i musicisti che lavoravano al tour lo hanno abbandonato per protesta
Finneas O'Connel, Lukas Graham, Aaron Rowe e i Beoga si sono ritirati dal Loop Tour subito dopo la cacciata di Macklemore, in aperta polemica con Sheeran.
Se ne sono andati tutti, tutti assieme. Finneas O’Connel, fratello di Billie Eilish, ha scritto che gli artisti non devono essere messi a tacere quando prendono le difese degli oppressi. Il cantautore irlandese Aaron Rowe, che aveva aperto la tappa australiana del Loop Tour e a giugno era tornato per quelle negli Stati Uniti, ha detto di non aver preso la decisione alla leggera, perché Ed Sheeran per lui è un amico che gli ha cambiato la vita. Si sono ritirati anche i danesi Lukas Graham e i Beoga, la band folk irlandese che ogni sera suonava sul palco insieme a Sheeran e che ha spiegato di non poter accettare di esibirsi in posti in cui chi si schiera per la Palestina viene zittito.
Come scrive Bbc, gli annunci sono arrivati poche ore dopo il comunicato con cui Sheeran aveva provato a chiudere la questione. L’uscita di Macklemore, ha scritto su Instagram, è stata una decisione dell’organizzatore del tour e non sua, lui non avrebbe mai piantato in asso i fan che avevano già fatto programmi né la troupe e i musicisti che su quel lavoro ci campano. Si è detto sconvolto dal conflitto israelo-palestinese, usando una frase che ha fatto arrabbiare ancora di più chi già era parecchio arrabbiato con lui: «Il dolore e la sofferenza di entrambe le parti è una tragedia», ha scritto in un post su Instagram pubblicato il 15 settembre, quando la polemica si era fatta ormai talmente grossa da costringerlo a intervenire con una pubblicazione dichiarazione. Pubblica dichiarazione che, come spesso capita in questi casi, non ha fatto altro che ingigantire la polemica. Sheeran ha spiegato di avere opinioni personali (il fatto stesso che lo debba precisare dice molto della reputazione che si è fatto negli anni) che sceglie di non rendere pubbliche, perché nel suo pubblico ci sono anche molti bambini e ragazzini, e chi viene ai suoi concerti non si aspetta il dibattito politico. «Non sono complice» ha scritto, e ha aggiunto che rispetta la determinazione di Macklemore ma che esistono modi diversi di arrivare alla pace (non dicendo né facendo nulla?), e se ci si concentra solo su chi urla più forte non cambia mai niente (stando zitti invece sì?). L’effetto ottenuto dal post di Sheeran, come detto, è stato l’opposto di quello cercato. «Dovremmo poter parlare di guerra, di civili uccisi, di bambini che meritano di crescere – ha risposto Lukas Graham Forchhammer, leader della band omonima – Ovunque vivano».
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Tutta questa storia è iniziata il 4 settembre al MetLife Stadium, nel New Jersey, quando Macklemore ha detto al pubblico che uno dei motivi per cui aveva voluto fare quel tour assieme a Ed Sheeran era poter salire su palchi del genere, così importanti e così affollati, e pronunciare due parole, « Free Palestine». Ha poi suonato Hind’s Hall (che parla proprio di protesta, di Gaza e di cessate il fuoco) mentre sul maxischermo scorrevano immagini del cumulo di macerie che è oggi la Striscia. L’Israeli American Council ha lanciato subito una petizione per farlo cacciare dal tour, StopAntisemitism lo ha accusato di aver teso un’imboscata ai fan e di averli investiti con la sua propaganda antisemita, chiedendo all’organizzazione del concerto di rimborsare i biglietti ai fan che si fossero sentiti offesi dalle parole di Macklemore. La vicenda si è ingigantita ulteriormente quando Pink, la cantante, ha ricondiviso il post di StopAntisemitism sul suo profilo Instagram. Lunedì Macklemore ha annunciato di essere stato costretto ad abbandonare il tour e ha indicato Robert Kraft, miliardario proprietario del Gillette Stadium, come l’uomo che imposto questa decisione. Kraft ha confermato la propria decisione dicendo che la sua struttura «non sarebbe diventata una piattaforma per discorsi d’odio» senza rispondere all’accusa di aver spinto altre location in cui erano previsti concerti di ed Sheeran a prendere la sua stessa decisione. Macklemore, alla fine, ha partecipato solo a due date del tour di Ed Sheeran. Se sono servite a riportare attenzione sulla Palestina, ha scritto «è stato il più riuscito a cui abbia partecipato». In un post su Instagram ha scritto «una cosa che dovrebbe essere ovvia. Io non sono una vittima. Ed Sheeran non è una vittima. Pink non è una vittima. […] Le vittime sono i palestinesi».