Hype ↓
01:30 domenica 15 marzo 2026
Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.
Kim Jong-un e sua figlia vestiti uguali che sparano assieme al poligono di tiro sono la più surreale immagine di genitorialità mai vista La giovane Kim Ju Ae, erede designata del Supremo leader, ha mostrato le sue doti balistiche in una splendida giornata padre-figlia al poligono.
Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.
I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.
Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.
I protagonisti di The Voice of Hind Rajab, candidato all’Oscar per il Miglior film internazionale, non saranno alla cerimonia perché gli Usa vietano l’ingresso ai cittadini palestinesi Ad annunciarlo sono stati gli attori e le attrici del film, con una dichiarazione congiunta pubblicata sui loro profili social.
È stato annunciato il sequel di KPop Demon Hunters ma i registi hanno già detto che ci sarà molto da aspettare prima di vederlo Maggie Kang e Chris Appelhans hanno messo le mani avanti e avvisato i fan: i tempi di lavorazione saranno lunghi, molto lunghi.
La nuova Guida suprema dell’Iran ha detto di aver scoperto di essere la nuova Guida suprema dell’Iran guardando la tv Lo ha fatto nel suo primo messaggio alla nazione, letto da un annunciatore sui canali della tv di Stato. Per il momento, il nuovo ayatollah ancora non si è fatto vedere in pubblico.

Massimo Pericolo non è un rapper come gli altri

Il suo nuovo album si chiama Le cose cambiano, ma lui non è cambiato e continua a celebrare uno stile di vita diverso.

06 Dicembre 2023

Se conoscete Massimo Pericolo nonostante di solito ascoltate tutt’altro genere di musica, è sicuramente per via di “7 miliardi”, la canzone con cui “ha spaccato”, come si dice in gergo: un inno nichilista, anarchico, violento, uno sfogo generazionale e di classe che nel 2019 ha trasformato il ragazzo di Brebbia in uno dei rapper più rispettati in Italia. Se invece siete suoi fan e avete ascoltato i suoi due album, Scialla semper e Solo tutto, sapete che “7 miliardi” è un’eccezione all’interno di una produzione musicale più intima, malinconica e riflessiva. Nel corso della sua carriera Alessandro Vanetti (il suo vero nome) ha fatto soprattutto due cose: dimostrare che, quando vuole, sa scrivere bene, anzi benissimo (non solo nei testi delle sue canzoni ma anche in un libro, Il signore del bosco, pubblicato da Rizzoli) e celebrare la “sua” provincia, che poi è la provincia di chiunque viva o venga dalla provincia.

Il nuovo album si chiama Le cose cambiano, ma quello che è non è cambiato, negli anni, è il rispetto e l’amore del rapper per chi ha un lavoro “normale” (dove per normale si intende «da sette euro l’ora»), prende l’autobus alle 6 del mattino, aspetta con ansia lo stipendio per potersi fare una serata di sfascio con gli amici, spaccia qualcosina in paese per arrotondare, è grato di poter passare una domenica assolata in cui “l’aria è buonissima” a cazzeggiare con gli amici, non gliene frega niente dei party, dei brand, degli hotel di lusso, della fashion week, delle catene coi diamanti, delle pistole, di Milano e di tutte le altre cose che sembrano ossessionare i colleghi della scena rap e trap italiana.

Il manifesto di questo nuovo Massimo Pericolo, non così diverso da quello vecchio tranne per l’aspetto fisico (non è più il ragazzo magro con cui avevamo trascorso una giornata a Brebbia per scattare le foto che trovate nel numero con Marracash in copertina o che avevamo intervistato negli studi di Pluggers a Milano: adesso è un uomo muscoloso, imponente) e cioè l’intro, è una lista di “non” che elenca tutte le cose che Massimo Pericolo “non è”, tra cui, ovviamente, «un rapper come gli altri». L’album si conclude con un outro dal titolo “Non parlarmi”. È come se ci dicesse che per capire e affermare chi siamo è fondamentale capire soprattutto chi non siamo e chi non vogliamo essere. «Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo», scriveva Montale tanti anni fa.

Inevitabile che ogni tanto, in un album di questo genere musicale, compaiano frasi “problematiche”. Un esempio dall’intro. «Massimo Pericolo non parla come un pirla, Massimo Pericolo non è alla Fashion Week, Massimo Pericolo non ha genitori ricchi, Massimo Pericolo non è based in Milan»: e fin qui ok. Ma poi: «Massimo Pericolo non si concia come un trans». Nel 2023 non suona benissimo. Ma non è l’unica nota stridula nell’album: per i motivi che tutti sappiamo, in questo periodo la parola “troia” e gli atteggiamenti da maschio padrone che dice cose come “sei mia” fanno male alle orecchie (anche se le pose da macho di Massimo Pericolo non sono niente in confronto ai testi dei suoi colleghi italiani, spesso ripugnanti e pure virali su TikTok). Durante la presentazione dell’album, lui si è difeso così: «A un certo punto del brano dico che non mi vesto come una persona trans perché non uso quei vestiti per attirare l’attenzione. C’è chi lo fa pur non essendo trans. E credo sia più discriminatorio speculare su un modo di vestire, seguendo una moda per interesse e sfruttandola, piuttosto che dire “io non lo faccio”».

Oltrepassati questi ostacoli, il modo migliore per assaporare l’album è sicuramente attraverso il canale più amato dalla Gen Z: YouTube. Massimo Pericolo ha creato un visual album (si parte da qui) che è un documentario poetico dedicato alla sua zona, la provincia di Varese, coi suoi laghi malinconici e gli alberi maestosi, ma che parla a ogni provincia, rimettendo in scena la giornata di due amici inseparabili che si annoiano insieme (nello splendido skit “17 anni”, recitato sopra agli annunci di Trenord e una base che sembra rubata alla Lofi girl) o raccontando attraverso le immagini cosa significa stare in un posto che conosci da sempre tra persone che conosci da sempre (come nell’intenso video di “Non parlarmi”). Si parla anche di depressione, di cui il rapper non ha mai nascosto di aver sofferto e di soffrire, ma anche dei modi per affrontarla, sempre con una certa ironia: «All’inferno faccio meditazione», canta in “Le cose cambiano”, ma anche «Più vuoi tutto adesso e più avrai di meno / Io mi siedo e aspetto come un monaco». E nel ritornello, la conferma dell’idea di solidità morale su cui Alessandro Vanetti continua a basare la sua musica, un mantra da rubare e riutilizzare nella vita quotidiana: «Le cose cambiano in continuazione / Però non cambiano la mia direzione».

Articoli Suggeriti
PK è stato l’eroe che il fumetto italiano meritava e di cui ha ancora bisogno

Il 14 marzo di 30 anni fa usciva PK – Paperinik New Adventures. All'epoca, il nuovo Paperinik era talmente diverso dal resto del fumetto nostrano che in tanti faticarono a capirlo. Oggi, quelle storie sono ricordate con la nostalgia e l'affetto che si devono ai classici.

Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista

Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.

Leggi anche ↓
PK è stato l’eroe che il fumetto italiano meritava e di cui ha ancora bisogno

Il 14 marzo di 30 anni fa usciva PK – Paperinik New Adventures. All'epoca, il nuovo Paperinik era talmente diverso dal resto del fumetto nostrano che in tanti faticarono a capirlo. Oggi, quelle storie sono ricordate con la nostalgia e l'affetto che si devono ai classici.

Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista

Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.

L’arte di Jonathan Lyndon Chase celebra la quotidianità dell’amore queer

Nella sua prima personale milanese da Giò Marconi, l'artista esplora l’erotismo, la vulnerabilità e la quiete di vite che abitano la città e se stesse.

Non aspettate che vinca l’Oscar per recuperare L’agente segreto

Il film di Kleber Mendonça Filho, che ha già trionfato a Cannes e ai Golden Globe, è candidato a quattro Oscar. Ma al di là dei premi, merita di essere visto per il modo in cui tratta uno dei temi più delicati e fondamentali che ci siano: la memoria storica.

Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI

La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.

I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini

È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.