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18:12 venerdì 14 agosto 2026
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.

L’estetica di Marni

Esce Marni per H&M, attesa collaborazione. Intervista alla designer, Consuelo Castiglioni

07 Marzo 2012

È bastata l’anticipazione della video-campagna realizzata da Sofia Coppola per capire perché quella che da domani sarà nei negozi è una delle collezioni limited edition più attese di H&M . Perché a creare una linea in collaborazione con il colosso svedese è Consuelo Castiglioni, designer di Marni, che  sul numero 6 di Studio ora in edicola ci racconta come è nata, negli anni, «quell’eleganza silenziosa».

Il marketing sta uccidendo la moda. Ci sono manager di successo – in genere più potenti degli stilisti, di sicuro più arroganti dei peggiori – i quali pensano che gestire la multinazionale dello yogurt e risollevare le sorti della maison de couture siano praticamente la stessa cosa; untori che magari su queste idee balzane scrivono manuali e che poi, ad aggravar la debacle, tengono corsi nelle università, indottrinando le nuove leve e propagando la malaise. I risultati, non c’è che dire, sono sotto gli occhi di tutti. Però, non è ancora l’ora di gettare la spugna e disperare. Proprio per nulla. Infatti, esistono sacche di resistenza al tecnicismo senz’anima che ignora la magia, unica componente essenziale della moda a livelli alti. Marni è un caso esemplare.

Il successo di questo marchio rarefatto e silenzioso, seguito a mo’ di culto da un gruppuscolo trasversale di irriducibili che intendono la moda come strumento di espressione personale, non rappresentazione, sovente fasulla, di status socioeconomico, è la negazione, step by step, di qualsiasi teoria da manuale. Marni deve il proprio successo esclusivamente alla passione di chi ci sta dietro, e al passaparola di chi rimane sedotto dall’unicità del messaggio: è così dal 1994, quando la storia ebbe inizio. Nessuna pubblicità, né trucchetti da red carpet: Marni ha costruito la propria nicchia, piccola ma solida, puntando su quel che conta davvero, ossia la definizione di una estetica, articolata e riconoscibile. A tentare di descriverla, si può parlare di mix n’ match: eclettico, imprevedibile, positivamente squinternato. Dici Marni, e turbinano nella mente accoppiamenti mai visti di stampe e di colori, di tribale e di neo-geo, contrasti che si conciliano, eccentricità mista ad un certo ludico pragmatismo. Non è un caso che la forza e la precisione di questa visione siano state riconosciute dal gigante svedese del fast fashion, H&M, con il quale Marni ha realizzato una collezione one-shot che arriverà nei negozi a marzo. «Libera interpretazione: lascio che le mie collezioni parlino per me» spiega Consuelo Castiglioni, mente e motore di Marni. Parla di «eleganza silenziosa», di stile come «narrazione, costruzione, tradizione, cultura e istinto». Belle idee, che diventano realtà grazie ad una organizzazione ferrea del lavoro, ad una divisione precisa dei compiti. Al suo fianco, Consuelo ha il marito, Gianni Castiglioni, che cura tutta la parte finanziaria, perché magia e business si possono invero conciliare; i figli Carolina e Giovanni sono anch’essi parte dell’azienda. Un caso esemplare di family business all’italiana: strategia locale, azione globale. Tutto, dai prototipi alla produzione, viene realizzato in-house, in perfetta integrazione verticale, nella sede di via Sismondi a Milano. È qui che incontriamo Consuelo, in un piccolo studio bianco inondato di luce.

La voce delicata, gli occhi limpidi e scuri che comunicano determinazione – perché, è chiaro, da Marni anche il potere è delicato – Consuelo continua serafica a raccontare «Marni è un po’ un mondo a parte, con schemi propri. La gente ci scopre per affinità, non perché è sedotta dalla pubblicità. Cerco di creare abiti senza tempo, che si possono indossare per anni, mescolandoli di stagione in stagione a pezzi nuovi. Alla pubblicità ho preferito fin da subito la creazione dei nostri negozi: ambienti ludici e sensazionali, nei quali il mondo Marni diventa tangibile». Consentiteci a questo punto una piccola digressione. Consuelo è dannatamente affascinante. Nonostante rifugga saggiamente e testardamente la ribalta, questa donna svizzera dall’età indefinibile e il nome esotico, che non si pone come vate o guru, è una vera forza della natura. Stilisticamente, intendiamo. È anche la miglior ambasciatrice del proprio lavoro. Consuelo è Marni, ecco: con la sua personalità riservata ma decisa, incarna valori forse antitetici alla società dello spettacolo, ma sicuramente più duraturi; ha quel modo bizzarro di far le cose che è tipico dei timidi, sediziosi del sussurro in un mondo che urla. Ad una prima occhiata, compita, affabile, sembra la classica signora alto-borghese. Poi la guardi meglio, e noti le idiosincrasie: le calze corte con le scarpe con i tacchi e le zeppe di legno; la gonna che, toh, è di neoprene, o i pantaloni di seta che paiono un pijama; i gioielli, opulenti, magari son fatti con fusioni di vecchi dischi di vinile tenute insieme da festoni di raso. Tutto a posto, niente a posto, che poi è un modo efficace per definire quell’insieme di istinto e calcolo che Marni rappresenta: il trionfo dell’immaginazione sulla pianificazione commerciale. Spiega Consuelo «La mia moda segue sempre una strada legata ai momenti, alle esperienze, agli incontri; è difficile da definire. Sono curiosa, sempre attratta da nuovi spunti, che poi si riflettono inevitabilmente nelle collezioni. Lavoro in maniera intuitiva, usando l’istinto come uno strumento di design».

La moda, per Consuelo Castiglioni, è un messaggio; un discorso testardamente personale. A lei non si arriva con l’idea che un abito griffato assicuri, da solo, una nuova e migliore identità. Marni, piuttosto, è un repertorio di possibilità, all’interno del quale ciascuno può trovare, per libere associazioni, il proprio percorso. «Come designer, preferisco che il lavoro parli da solo. Mi piacciono le sorprese. Non amo limiti e costrizioni» spiega. Eccentrica, pittorica, simultanea – secondo la definizione di simultaneismo data da Robert Delaunay, il cubista orfico che portò segno ed emozione in un credo di prismi geometrici – l’estetica di Marni è efficace, e per nulla confusionaria, perché poggia su una base solida. Il design, infatti, è pragmatico: è fatto di forme semplici, a volte elementari. Sono poi il colore, la grana della stoffa, gli accostamenti incongrui a caricarle di nuova energia. Una modularità dal sapore modernista resa sensuale, nella quale il tatto è importante almeno quanto la vista. Aspetto che è particolarmente evidente nella collezione uomo, nicchia all’interno della nicchia, concepita al riparo dalle trappole del nuovo classico, dalle pastoie del post preppy e dallo scazzo dell’avant-garde di riciclo. Elegante e silenziosa ancora una volta, Consuelo affronta invece la sfida della moda maschile consapevole che gli uomini sono più difficili da coinvolgere mentalmente; punta su linee pulite e volumi ricalibrati, aggiungendo una nota di spontaneità che è pura poesia. «Il mio uomo è spensierato perché è spontaneo» spiega, fulminea e illuminante. Poi lascia che gli abiti parlino da sé, senza aggiungere inutili spiegazioni.

Il nostro tempo volge al termine. Affabile, ma di poche parole, Consuelo non ama dilungarsi. Sarebbe una forzatura e invero, nel mondo Marni, non c’è nulla di forzato. Invitata, a mo’ di conclusione, a definire l’essenza del marchio, Consuelo risponde con una efficace tautologia. «In una parola, Marni è… Marni» e sigilla l’affermazione con un candido sorriso. Nulla da aggiungere. Marni parla a chi ha occhio e orecchio per intendere. Piacere a molti, del resto, è brutta cosa, in barba a qualsiasi teoria di marketing.

Servizio di Tanya Jones, foto di Stefano Galuzzi per il numero 6 di Studio

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