Dopo 20 anni di emergenza ecologica, gli abitanti di questo territorio speravano che fosse arrivato il momento delle bonifiche. Si ritrovano invece con una nuova fabbrica che produce materiale esplosivo. E con un nuovo, ennesimo movimento di protesta.
Un’azienda australiana ha usato cellule di mammut per fare una polpetta
Per dimostrare il potenziale della carne artificiale, un’azienda americana ha iniziato a produrre la carne di specie ormai estinte. Uno dei risultati più interessanti di questa sperimentazione è la polpetta di mammut. Come ha spiegato il Guardian, l’obiettivo del progetto è dimostrare il potenziale della carne coltivata direttamente dalle cellule, escludendo del tutto la macellazione degli animali, evidenziando il legame tra la produzione di bestiame su larga scala, la distruzione della fauna selvatica e la crisi climatica.
La polpetta di mammut è stata prodotta da Vow, un’azienda australiana, che sta adottando un approccio diverso alla carne coltivata. Ci sono decine di aziende che lavorano su sostituti delle carni considerate “convenzionali”, come pollo, maiale e manzo. Ma Vow mira a mescolare cellule di specie non convenzionali per creare nuovi tipi di carne. L’azienda ha già studiato il potenziale di oltre 50 specie, tra cui alpaca, bufalo, coccodrillo, canguro e pavone. La prima carne coltivata ad essere venduta sarà la quaglia giapponese, che secondo quanto annunciato dall’azienda dovrebbe arrivare quest’anno nei ristoranti di Singapore.
Tornando al mammut, nessuno ha ancora avuto la fortuna di assaggiare la “polpetta mastodontica”. «Non abbiamo visto questa proteina per migliaia di anni», ha spiegato lo studioso Ernst Wolvetang, professore presso l’Australian Institute for Bioengineering della University of Queensland, che ha collaborato alla “realizzazione” della polpetta. «Non abbiamo idea di come reagirà il nostro sistema immunitario quando la mangeremo». Wolvetang si è mostrato comprensivo con le persone che ancora diffidano della carne coltivata: «È un po’ strano e nuovo – all’inizio è sempre così. Ma da un punto di vista ambientale ed etico, personalmente penso che abbia molto senso».
Dopo 20 anni di emergenza ecologica, gli abitanti di questo territorio speravano che fosse arrivato il momento delle bonifiche. Si ritrovano invece con una nuova fabbrica che produce materiale esplosivo. E con un nuovo, ennesimo movimento di protesta.
Lo ha dimostrato una ricerca pubblicata su Nature Communications: meno del 15 per cento dei cittadini europei ha un accesso adeguato al verde. Nella situazione peggiore, ovviamente, ci sono i cittadini più poveri.