Stando a quello che ha detto Trump, i prossimi a doversi preoccupare sono Cuba, Colombia, Groenlandia e pure il Messico.
Una delle ragioni per cui Maduro è stato catturato sarebbero i balletti che faceva in pubblico e che infastidivano Trump
Trump avrebbe interpretato quei gesti come una provocazione e avrebbe quindi deciso di dimostrare che le precedenti minacce non erano un bluff.
Secondo una ricostruzione del New York Times, anche l’immagine pubblica costruita negli ultimi anni da Nicolás Maduro avrebbe contribuito alla sua cattura. In particolare, i frequenti balletti improvvisati in occasioni ufficiali e rilanciati sui social sarebbero stati interpretati come il segnale di un potere sempre più scollegato dalla gravità della crisi venezuelana, sia all’interno del suo stesso governo, delle sue forze armate e dei suoi burocrati, che alla Casa Bianca.
Maduro seems to be under immense mental pressure.
He delivered this message today to American students after some dancing.
🇺🇸🇻🇪 pic.twitter.com/I21VcB9S9J
— Visegrád 24 (@visegrad24) November 24, 2025
Il Nyt ricostruisce che, a fine dicembre, Maduro aveva respinto un ultimatum di Donald Trump che gli chiedeva di lasciare il potere e accettare un esilio protetto in Turchia. Pochi giorni dopo, mentre gli Stati Uniti colpivano un molo venezuelano indicato come snodo del narcotraffico continentale, Maduro è apparso in diretta sulla televisione di Stato ballando su una base elettronica, mentre una voce registrata ripeteva in inglese «no crazy war». Secondo due membri dello staff statunitense citati dal New York Times a condizione di anonimato, quei gesti hanno convinto parte del team di Trump che il leader venezuelano stesse “chiamando il bluff” americano, ritenendo che le minacce non sarebbero state seguite dai fatti.
La reazione è stata l’opposta. La Casa Bianca ha deciso di dare seguito alle minacce militari e, all’alba di sabato, un’unità d’élite statunitense è entrata a Caracas, prelevando Maduro e la moglie Cilia Flores e trasferendoli a New York per affrontare accuse legate al “narcoterrorismo”. Secondo il New York Times, già da settimane funzionari statunitensi avevano individuato una figura ritenuta accettabile per guidare il Paese nella fase immediatamente successiva: la vicepresidente Delcy Rodríguez, secondo l’amministrazione Trump un’interlocutrice più affidabile nei discorsi sugli investimenti energetici americani in Venezuela (almeno per il momento, visto che lo stesso Trump ha detto che se Rodríguez «non farà quello che va fatto, pagherà un prezzo più caro di Maduro»). Una scelta che ha escluso dal governo, almeno per il momento, la leader dell’opposizione María Corina Machado, nonostante la sua vittoria elettorale nel 2024 e il recente Nobel per la pace, giudicata da Trump priva della «statura politica necessaria» per governare.
L'attacco degli Stati Uniti al Venezuela è l'ennesima prova che stiamo assistendo alla creazione di un nuovo ordine mondiale, uno in cui conta soltanto il potere e la volontà di esercitarlo, senza limiti, spiegazioni o giustificazioni.