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C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
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L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

Trump avrebbe chiamato una tv per lamentarsi della Corte Suprema usando uno pseudonimo che però tutti sanno essere un suo pseudonimo

In passato ha usato così tante volte l'alias John Barron che c'è una pagina Wikipedia dedicata, con tutte le dichiarazioni e interviste fatte con questo falso nome.

23 Febbraio 2026

«Sono John dalla Virginia, repubblicano»: sembrava una delle tante telefonate con cui gli spettatori intervengono nella trasmissione Washington Journal di C-SPAN, emittente via cavo che garantisce la copertura delle attività del congresso (una sorta di Rai Parlamento statunitense). La conduttrice Greta Brawner però è subito apparsa tesa di fronte alle crescenti lamentele dello spettatore, insoddisfatto del verdetto con cui la Corte Suprema ha stabilito, con una maggioranza 6 a 3, che i dazi imposti dall’amministrazione Trump nel 2025 un po’ a caso, un po’ a tutti fossero illegittimi. Nella telefonata, John dalla Virginia ha accusato i giudici di non aver avuto coraggio e di aver danneggiato il Paese, riprendendo argomentazioni già usate pubblicamente dal Presidente, con una voce, un lessico e una cadenza molto, molto simili a quelle di Trump. 

Tanto che Brawner e i responsabili hanno deciso di interrompere la telefonata dopo pochi minuti, nel pieno del crescendo di lamentele e sproloqui di John dalla Virginia. Il timore inespresso dalla giornalista è però subito rimbalzato sui social e sui media di tutto il mondo ed è collegato al nome dello spettatore, presentatosi come John Barron. Si tratta di uno pseudonimo notissimo nelle redazioni statunitensi, perché è l’alias più usato e amato da Donald Trump quando vuole rilasciare dichiarazioni pubbliche senza che queste dichiarazioni pubbliche vengano attribuite a lui. Nel corso della sua carriera d’imprenditore prima e politico poi Trump ha infatti usato vari alias, ereditando questo approccio dal padre, a sua volta propenso a rilasciare dichiarazioni pubbliche (spesso e volentieri elogi sperticati della sua persona e delle sue imprese) per mezzo di portavoce fittizi.

John Barron è apparso nella cronaca economico-politica degli Stati Uniti per tutti gli anni Ottanta e Novanta, tanto da meritarsi una lunga, dettagliatissima voce su Wikipedia che ne ricostruisce le interviste e le “apparizioni pubbliche”. Il fatto che dietro questo e altri alias (maschili e femminili) si nasconda Trump è un fatto noto ai giornalisti sin dalle prime volte che questi pseudonimi sono stati utilizzati, tanto che grandi testate hanno a più riprese accettato di “parlare” con Barron per ottenere per via indiretta commenti di Trump su temi di rilevanza nazionale come, per esempio, l’entità del patrimonio ereditato dal padre. Negli anni Ottanta, per i caporedattori delle maggiori testate statunitensi era così frequente ricevere una telefonata da Barron che era diventato una sorta di battuta ricorrente nelle redazioni. Almeno fino a quando, durante una deposizione giudiziaria nel 1990, Trump è stato costretto ad ammettere sotto giuramento che aveva usato questo alias più volte, fatto che lo ha costretto a smettere di usare il nome John Barron.

A giudicare dalla reazione della giornalista di C-SPAN alla telefonata è plausibile ipotizzare che la conduttrice e la redazione abbiano davvero pensato di essere in linea con Trump, scegliendo di troncare la telefonata in via prudenziale. Convinzione condivisa dai media e dai social per diverse ore, finché dopo un rigoroso fact checking è intervenuta con una nota ufficiale la stessa emittente per chiarire che John dalla Virginia non era Donald da Washington. Il Presidente avrebbe un alibi di ferro, dato che durante la telefonata in diretta tv era impegnato alla Casa Bianca in un incontro con alcuni governatori repubblicani. L’identità del “nuovo” John Barron invece rimane ignota.

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