Hype ↓
13:31 lunedì 7 settembre 2026
È valsa la pena seguire tutti gli Emmy solo per vedere Rob Reiner vincerne uno storico, da record Ha vinto il premio per Outstanding guest actor in a comedy series per la sua interpretazione nella quarta stagione di The Bear.
L’ultima volta che un partito di estrema destra ha governato in Germania era QUEL partito di estrema destra Con la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt il Brandmauer, il muro che ha tenuto l'estrema destra fuori dai governi dal dopoguerra a oggi, potrebbe crollare.
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía È così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non sembra del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.

Abbiamo tutti il cuore spezzato per la storia di Punch, il cucciolo di macaco abbandonato da sua madre e scacciato dal suo branco

Lui e il suo orango peluche sono diventati gli animali più famosi e amati di internet, con milioni di persone che negli ultimi giorni hanno condiviso l'hashtag #HangInTherePunch.

20 Febbraio 2026

In questi giorni, tutti hanno visto o scritto del macaco Punch, un cucciolo di sette mesi che vive nello zoo comunale di Ichikawa, cittadini della prefettura di Chiba, non lontana da Tokyo. «Punch non aveva amici», con questo mirabile e tristissimo incipit comincia l’articolo che Remy Tumin del New York Times ha dedicato alla storia del piccolo e sfortunato macaco.

Punch è stato abbandonato dalla madre subito dopo la nascita, secondo i responsabili dello zoo la causa sarebbe una gravidanza e un parto complicati dall’ondata di caldo verificatasi in Giappone la scorsa estate. Sono stati gli stessi responsabili dello zoo a occuparsi del neonato Punch, nutrendolo e curandolo fino a quando non è stato grande abbastanza da unirsi al branco. A gennaio, il piccolo è entrato nello spazio dello zoo – la montagna delle scimmie, così si chiama – in cui vivono i macachi. Ma senza una madre a spiegargli e insegnargli come stare al mondo, Punch ha avuto grandissime difficoltà a integrarsi nel branco. Quando provava ad avvicinarsi agli altri macachi, soprattutto agli adulti, veniva immediatamente e brutalmente scacciato. È stato visto e ripreso, spesso, a giocare da solo. Per aiutarlo a sviluppare correttamente la muscolatura e per alleviare lo stress causato dall’isolamento, i gestori dello zoo gli hanno regalato un peluche di un orango (dettaglio: è uno di quelli che si comprano all’Ikea, modello DJUNGELSKOG, l’aumento degli acquisti è da darsi per scontato). Punch ha iniziato a trascinare quel peluche ovunque, ad abbracciarlo, a dormirci assieme.

Non è la prima volta che succede, ovviamente, la storia di internet è anche storia degli animali di internet, che tra forum, YouTube e social sono diventati famosissimi (ne abbiamo scritto anche qui su Rivista Studio). Ma quella di Punch è una storia che è riuscita a fare una cosa in cui nessuno sperava più: mettere tutti d’accordo, su internet. «La missione della mia vita adesso è salvare Punch dalle orribili scimmie con cui si ritrova a vivere e farlo diventare mio figlio», scrive un dei milioni di utenti che hanno commentato le foto e i video di Punch negli ultimi giorni. «Questo macaco ha perso qualcosa. Lo so io e lo sai anche tu. Anche senza conoscere la sua storia, avverti che c’è qualcosa che non va e quindi ci rimani male, vorresti consolarlo, forse perché anche tu hai sperimento una situazione analoga: l’abbandono. Sia tu che io siamo quasi in grado di visualizzare e sfiorare quell’alone di solitudine che lo avviluppa fino alla punta delle zampe. Ecco cos’è l’empatia, la compassione nei confronti di un’altra specie animale che presenta alcune caratteristiche anatomiche molto simili a quelle di un cucciolo di Homo Sapiens», così ha perfettamente spiegato la reazione delle persone alla storia e alle immagini di Punch biologicamente91, tra i migliori divulgatori dell’Instagram italiano su tutto ciò che riguarda il Regno animale.

Per fortuna, la storia di Punch è soltanto all’inizio e nel suo destino non c’è soltanto l’abbandono e l’isolamento. Negli ultimi giorni, piano piano, sta riuscendo a integrarsi nel branco, a stringere legami con gli altri macachi. Una foto recente lo ritrae mentre abbraccia un’altra scimmia, una in carne e ossa. Sui social, l’hashtag #HangInTherePunch, lanciato dai responsabili dello zoo di Ichikawa, continua a essere uno dei più usati. L’altro è ganbare, parola giapponese più o meno traducibile con l’italiano “fatti forza!”. Per aiutarlo a farsi forza, Ikea Giappone ha deciso di regalare a Punch un’intera collezione di peluche: «Nessuna scimmia merita di rimanere da sola», ha spiegato l’azienda.

Articoli Suggeriti
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti

L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".

Ci sono così tanti video dell’inondazione in Nepal generati con l’AI che il governo nepalese ha intimato alle piattaforme di rimuoverli tutti immediatamente

E ha pure creato una task force di polizia esclusivamente dedicata alla caccia di questi contenuti e alla denuncia delle persone che li creano e diffondono.