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CAM Sugar ha svelato delle foto mai viste prima dello studio di Ennio Morricone Sono state mostrate nella conferenza stampa di presentazione del Festival Internazionale delle Colonne Sonore, organizzato da CAM Sugar e Triennale Milano.
C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

Los Angeles

17 Maggio 2011

Los Angeles viene spesso presa come esempio negativo di urban planning. Uno dei resoconti più dark è il viscerale Città di Quarzo, dove Mike Davis descrive come l’urbanistica a zone della città nasconda ed esalti fenomeni diversi e sinistri. I ricchi se la cantano e se la suonano tra gated communities, occultismo e scientologia, mentre ai poveri toccano gli abusi di potere e le guerre tra Bloods e Crips.

Al posto dell’iconica Statua della Libertà di New York, simbolo dei valori e del sogno americano, l’unico vero landmark è la scritta HOLLYWOOD, feticcio di finzione, gossip e perdizione vip. Programmi TV e musica hip-hop hanno tracciato geografie e mitologie antagoniste nell’immaginario collettivo: da una parte le colline di Beverly Hills 90210, dall’altra la South Central del gangsta rap.

Ma tra il vero più truce e la finzione più eterea, nel paradosso urbano di Los Angeles può succedere di tutto. Anche che un ex galeotto con l’afro arcobaleno e la faccia pittata, dal nome (piuttosto ridondante) di Tommy the Clown, incontri l’ultrafamoso David LaChapelle. E che LaChapelle, che ha fatto foto pure per Warhol, gli dia i suoi proverbiali 15 minuti di celebrità facendoci su un documentario.

Innanzitutto, Tommy the Clown (vero nome Thomas Johnson) ha sempre vissuto al crocevia di tutti gli stereotipi sulla vita nei ghetti di LA.

Cresciuto a Watts (teatro dei disordini del 1965), cinque anni in carcere per spaccio, rilasciato nel ’92 giusto in tempo per vedere South Central devastata dalle rivolte post Rodney King. Decide di cambiare vita, trova lavoro ed intrattiene i figli dei colleghi alle feste. Tra break dance e buffonerie del caso inventa il clowning, uno stile di danza street frenetica e spettacolare che, piano piano, coinvolge bambini e ragazzi. Diventa una figura esemplare, crea un’accademia per clown, il suo stile si evolve e dalle numerose crew della zona ne nasce anche uno nuovo e più hardcore, il krumping, che attira l’attenzione di LaChapelle.

Quando nel 2005 il fotografo arriva a girare Rize, Tommy the Clown è già qualcuno. Rappresenta un’alternativa ai gangster che definiscono l’immaginario del sud LA, un modello adulto energetico e positivo che promuove creatività personale e spirito di gruppo. Proprio in quest’ottica organizza le battle che costituiscono la parte più spettacolare del film, uno spettacolo esaltante e colorato con una potenza visiva che va oltre l’ironia glam caratteristica di LaChapelle.

Dopo il film, clown e krumping spopolano tra i vip: si esibiscono per Madonna e Pamela Anderson, appaiono nei video dei Chemical Brothers, nel 2008 Tommy the Clown apre una fondazione a beneficio della gioventù a rischio insieme a Snoop Dogg. E continua a fare feste ed eventi per le scuole.

A questo punto viene spontaneo chiedersi quanto sia sopravvissuto al film. Se io dico South Central, voi pensate ancora ad Ice T, mica ai clown.

C’è chi ha criticato Rize per l’eccessivo alone patinato tipico di LaChapelle e la poca considerazione dei problemi del quartiere. Ma il merito del fotografo è stato proprio quello di mostrare l’energia senza compromettere lo stile. Esaltandolo, anzi. Un po’ come successe con il disco Bangin’ on Wax del 1993, in cui veri membri di Bloods e Crips si sparavano strofe invece di proiettili, il clowning è riuscito a lanciare un messaggio positivo senza negare l’appeal dell’hip-hop. Rize ha raccolto lo spirito di ciò che documenta ed ha mostrato che può rendere la gente di South Central orgogliosa, colpendo l’immaginario collettivo. Non è una mistificazione, è un’operazione che mira a correggere il concetto di cool, prepotentemente rivendicato da esempi autodistruttivi. Grazie ai muscoli mediatici di LaChapelle, la visione emancipatrice di Tommy the Clown ha gareggiato ad armi pari con i gangster già patinati e contropatinati da tempo nei video musicali.

Film come South Central mostrano un problema, Rize mostra una possibile soluzione. E altera la topologia di quell’area di LA nell’immaginazione collettiva, che ha un’importanza da non sottovalutare. Perché è attraverso l’immaginazione che la gioventù del ghetto, come tutti, proietta il proprio futuro.

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