Hype ↓
16:25 martedì 31 marzo 2026
Dopo i casi di Bergamo e Perugia, anche in Italia si sta iniziando a parlare di Nihilistic Violent Extremism Inventata negli Usa, la definizione identifica crimini commessi da giovani e giovanissimi in cui la violenza non è un mezzo per raggiungere nulla ma il fine stesso dell'azione.
In occasione del 50esimo anniversario, Allegro non troppo, il capolavoro di Bruno Bozzetto, uscirà finalmente in versione restaurata Ma c'è un ma: al momento, questa versione restaurata verrà distribuita, paradossalmente, solo negli Usa e non in Italia.
Un gruppo che si chiama EveryonehatesElon si sta organizzando per rovinare il Met Gala a Jeff Bezos Si tratta dello stesso collettivo che protestò contro l'occupazione veneziana durante il matrimonio del patron di Amazon, e che oggi sta raccogliendo donazioni per organizzarsi in vista dell'evento.
È vero che il Ministro della Difesa Crosetto ha negato agli Usa il permesso di usare la base di Sigonella, ma è vero anche che gli Usa il permesso nemmeno lo avevano chiesto Quando il Comando Usa il permesso lo ha finalmente chiesto era troppo tardi e Crosetto non ha potuto fare altro che negarlo.
La produttrice di La voce di Hind Rajab è riuscita a far fuggire la famiglia di Hind Rajab dalla Striscia di Gaza La madre della bambina, Wissam, e altri otto membri della famiglia sono così riusciti ad arrivare in Grecia e ottenere lo status di rifugiati.
La nuova opera di John Carpenter è un graphic novel horror basato su un incubo che ha fatto Si intitola Cathedral e Carpenter ne comporrà anche la colonna sonora, da ascoltare durante la lettura del fumetto.
Mentre tutti i giornali licenziano, il New York Times ha raggiunto il record di giornalisti assunti: 2300 È una crescita del 50 per cento in dieci anni, che si somma ai 13 milioni di abbonati in tutto il mondo e a un fatturato di quasi un miliardo di dollari.
Il momento più surreale della visita a Roma di Robert Pattinson e Zendaya è stato indubbiamente la foto al Campidoglio con il sindaco Gualtieri Il sindaco è riuscito a rubare la scena anche a due stelle di Hollywood, a conferma del naturale carisma con cui si conduce sempre in tutte le uscite social.

L’enigma della settimana

Dal 1932 è una delle pubblicazioni più amate dagli italiani. Abbiamo provato a entrare nelle segrete stanze della Settimana Enigmistica. Ma...

03 Ottobre 2012

Un vero rompicapo. Nel senso che con la Settimana Enigmistica ci siamo letteralmente spaccati la testa sbattendola contro la porta della loro redazione. Avremmo voluto entrarci in quel palazzone in piazza Cinque Giornate a Milano dal quale ogni sette giorni escono parole crociate, rebus ed enigmi per farci raccontare, e raccontare a nostra volta, la storia e – perché no? – i segreti di uno dei colossi dell’editoria nostrana. Abbiamo bussato e hanno risposto, ma senza aprire. Perché non aprono a nessuno, da sempre.

«Riceviamo continuamente richieste da giornalisti,» racconta al telefono Fortunato Oliviero, da vent’anni redattore della Settimana Enigmistica: «Ci hanno chiamati anche Maurizio Costanzo e Fabio Fazio, ma non abbiamo mai ceduto. Non perché facciamo i preziosi, ma perché teniamo alla privacy e difendiamo il nostro know-how». Già, ottant’anni di passatempi e vignette umoristiche hanno fatto della Settimana Enigmistica, come insegna il famoso slogan, «la rivista che vanta innumerevoli tentativi d’imitazione».

Oliviero ride quando gli diciamo che, allora, continueremo a immaginare la redazione in bianco e nero, proprio come il settimanale si presenta in edicola dalla notte dei tempi. Bianco e nero, qualche illustrazione timidamente colorata, e quella testata che, ciclicamente, si veste di blu, verde e rosso alternando rigorosamente, sulle parole crociate in prima pagina, un volto maschile e un volto femminile, settimana dopo settimana: Silvio Muccino, Rachida Jones e Gerald Butler sui numeri 4096 (testata blu), 4097 (testata verde), 4098 (testata rossa). Tutti in bianco e nero, come fossimo ancora negli anni Cinquanta del secolo scorso. Prendete la Settimana Enigmistica di un sabato qualsiasi di quest’anno e confrontatela con il primo numero del 23 gennaio 1932 (23/1/32, data palindroma), vedrete che non sono così diverse. Per la cronaca, la prima star a comparire tra i quadretti delle parole crociate in prima pagina è stata l’attrice messicana Lupe Vélez.

Dunque, per capirci qualcosa, ci siamo rivolti a Stefano Bartezzaghi, enigmista, collaboratore di Repubblica, autore del libro L’orizzonte verticale. Invenzione e storia del cruciverba, ma soprattutto figlio dello storico cruciverbista della Settimana Enigmistica Piero Bartezzaghi e fratello di Alessandro Bartezzaghi, attualmente redattore del settimanale. Siamo andati a trovare Bartezzaghi allo Iulm di Milano, dove dallo scorso ottobre insegna Semiotica dell’enigma: «Posso dirvi poco, e in realtà ne so poco anche io». Altro che lessico e nuvole. Lessico e nebbia fitta.

Per quanto riguarda le vendite della Settimana Enigmistica, i cui dati di diffusione non sono registrati da Ads, Bartezzaghi rimanda a una ricerca di mercato pubblicata dal Sole 24 Ore nel maggio del 2004 e riportata nel suo volume: 1.289.000 copie, numeri ormai vecchi ma comunque significativi. Sui segreti della rivista, invece, alza gli occhi al cielo sorridendo e riassume quanto scritto ne L’orizzonte verticale: «Hanno sempre mantenuto un profilo più che discreto, senza mai ammettere giornalisti e fotografi nei locali della redazione, senza mai diffondere i dati di vendita o eccessivi dettagli in merito alla storia del periodico e dei suoi protagonisti».

I nomi degli assoluti protagonisti di questa storia sono scritti in quarta di copertina. Cavaliere del Lavoro Gr. Uff. Dott. Ing. Giorgio Sisini Conte di Sant’Andrea (fantozziano sì, ma questo dice il colophon), fondatore della Settimana Enigmistica – e del Rotary Club di Sardegna – scomparso nel 1972. E Francesco Baggi Sisini, attuale direttore responsabile del settimanale.

Ecco, se il primo è – stando alle parole di Bartezzaghi – «con ogni probabilità il più grande enigmista italiano del Novecento», il secondo è una sorta di enigma che abbiamo provato a risolvere aiutandoci con Google, che non darà proprio tutte le soluzioni, ma funziona un po’ come la pista cifrata, il giochino in cui bisogna unire con i segmenti i numeri in progressione, così da ottenere una figura più o meno nitida. Un altro vero rompicapo dato che siamo stati risucchiati in un arcipelago di società editoriali, assicurative e immobiliari.

Nella relazione del 2009 sul governo societario e gli assetti proprietari di Vittoria Assicurazioni, di cui Francesco Baggi Sisini (classe 1949, nipote di Giorgio) è amministratore indipendente, c’è un elenco dei ruoli ricoperti dal direttore della Settimana Enigmistica: presidente di Icaria S.r.l., amministratore unico di Martis S.r.l., Arbus S.r.l. e Bresi S.p.A., consigliere di Tamburi Investment Partners S.p.A.

Ora, Bresi S.p.A è l’editore della Settimana Enigmistica, ma spulciando tra le carte di Tamburi Investment spunta un altro c.v. di Baggi Sisini: inizia nel 1969, proprio con un’assunzione da parte di Segraf, la tipografia che stampa la Settimana Enigmistica. E Segraf è la rotocalcografia del gruppo Bresi (Bartezzaghi racconta come uno degli obiettivi del fondatore Giorgio Sisini fosse proprio l’autonomia editoriale, raggiunta anche con l’acquisizione di propri stabilimenti per la stampa e la produzione di carta e inchiostro).

Una delle persone che abbiamo interpellato per venire a capo del mistero Settimana Enigmistica ha scherzosamente indicato Francesco Baggi Sisini come «il Papa», facile intuire perché. A proposito di circoli ecclesiastici: Baggi Sisini è anche vice-presidente della Fondazione Sant’Ambrogio per la Cultura Cristiana, i gestori del Museo Diocesano di Milano.

«La loro forza è la tradizione,» dice al telefono un collaboratore della Settimana Enigmistica che chiede l’anonimato: «Periodicamente vengono fatte delle proposte di rinnovamento grafico e dei contenuti, ma è una macchina lenta. L’unica piccola rivoluzione è stata l’introduzione del colore, ogni tanto».

La Settimana Enigmistica, priva di pubblicità e riservatissima, la scorsa estate è ricomparsa sul piccolo schermo grazie a una serie di brevi spot realizzati da Ogilvy&Mether. «Per noi è qualcosa di più di una semplice rivista,» spiega Roberto Greco, direttore creativo dell’agenzia: «A noi, come a tanti Italiani, piace perché è sempre se stessa: non ha ceduto alla lusinga del colore, non ha concesso pagine alla pubblicità, non ha cambiato quasi nulla. Quindi, andava fatta solo una cosa: celebrare una delle icone rimaste in Italia.»

Il risultato dell’incontro tra la direzione del settimanale e l’agenzia creativa sono cinque film divertenti, da dieci secondi ciascuno, in cui la Settimana Enigmistica diventa un punto di riferimento temporale. Una sciura dice all’altra: Son passati anche da te a venderti sta collana di libri? E l’altra, con una sfilza di libri intorno al collo: Sì, cara: son passati la scorsa Settimana Enigmistica.

«Abbiamo pensato di rinfrescare l’immagine della Settimana Enigmistica strizzando l’occhio ai giovani, senza dimenticare i consumatori abituali – racconta Greco – Ma la svolta vera è venuta da una semplice frase detta da uno dei soci durante una chiacchierata: “Sai che molti italiani non sanno che la Settimana Enigmistica esce tutte le settimane?”»

Gli spot sembrano davvero spuntati dall’“antologia del buon umore” o dalle pagine “Per rinfrancar lo spirito… tra un enigma e l’altro” e si chiudono tutti con il claim: «Seriamente divertente». «Vedevo i miei colleghi sorridere durante le prime proiezioni e credo che questa sensazione sia quella che hanno avuto anche le persone a casa» sottolinea Greco. Noi ci siamo divertiti seriamente ad annerire tutti gli spazi segnati con il puntino per capire cosa nascondono, e qualcosa nasconderanno pure, gli amici della Settimana Enigmistica.

Settimana Enigmistica che, poco meno di dieci anni or sono, è passata anche on line, pur sempre a modo suo. Il sito Aenigmatica.it, infatti, ha una grafica da preistoria del web, scelta che rispecchia pienamente l’atteggiamento della testata nei confronti dell’amatissima carta. Anche per quanto riguarda il web, ci sono stati tentativi di restyling, sostanzialmente rifiutati dai piani alti del settimanale. Ma c’è comunque qualcosa che la Settimana Enigmistica ha abbracciato dei tempi moderni: l’esternalizzazione. Per tre anni Aenigmatica.it è stato seguito nello stesso Palazzo Vittoria di piazza Cinque Giornate sede della rivista, per poi essere affidato a un’altra società che cura l’adattamento Internet dei contenuti cartacei (parole crociate, rebus, giochi illustrati…) Ovviamente, è di gran lunga più semplice rintracciare i numeri di accesso al sito rispetto alle copie vendute in edicola: tra i novecento e i mille utenti unici al giorno (Fonte: whoismark.com/aenigmatica.it)

Insomma, l’enigma della Settimana resta irrisolto ma, se è vero che non siamo riusciti a vedere le scrivanie di Anderson, Urania, Mad e Max (non manca il senso dell’umorismo da quelle parti), una cosa comunque l’abbiamo scoperta: non usano i computer, preparano ancora i cruciverba con un foglio di carta e una matita.  Ecco dove forse sta il fallimento degli innumerevoli tentativi di imitazione. Nella tecnologia.

Dal numero 0 di Studio

Articoli Suggeriti
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Leggi anche ↓
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero