Nella serie tv che Ryan Murphy ha tratto dal romanzo di Bret Easton Ellis è tutto perfetto. Pure troppo. Decisamente troppo.
Sta per arrivare You Never Did Anything Wrong, Part II (2026), il nuovo film di Nan Goldin
Lo presenterà a novembre a Londra, alla Hayward Gallery del Southbank Centre, la sua prima grande mostra inglese in 24 anni.
La Hayward Gallery del Southbank Centre ospiterà il ritorno a Londra di Nan Goldin, dal 24 novembre di quest’anno al 7 marzo 2027. Dopo il grandissimo successo della mostra This Will Not End Well all’Hangar Bicocca di Milano, conclusasi il 15 febbraio, l’artista vola in Inghilterra interrompendo un’assenza lunga 24 anni. Lo fa per presentare in anteprima un nuovo film, You Never Did Anything Wrong, Part II (2026), una serie di riflessioni su come sopravvivere, esercitare empatia e trovare la bellezza in tempi orribili come quelli che stiamo vivendo.
Girato in collaborazione con il regista David Sherman, You Never Did Anything Wrong, Part II (2026), è un “film astratto” che rielabora filmati d’archivio e documentari naturalistici degli anni Sessanta e Settanta, mescolandoli con la colonna sonora di Mica Levi, tutta basata sulle musiche di vecchi e oscuri film. A detta della stessa Goldin l’opera è un tentativo di «esplorare il modo in cui agli esseri umani viene insegnato a guardare la loro stessa specie». Il film verrà proiettato assieme all’altra metà del progetto, You Never Did Anything Wrong, Part I (2024), un lungometraggio girato in 16mm che esplora la coscienza animale attraverso il pretesto narrativo di un’eclissi solare, ispirandosi a un antico mito in cui gli animali rubano il sole. Accompagnato dalle musiche di Valerij Fedorenko e, ancora una volta, di Mica Levi, il film è dedicato a Sulala Animal Rescue, la più antica associazione di soccorso per animali della Striscia di Gaza.
La mostra segnerà anche la prima britannica di Stendhal Syndrome (2024), un lavoro che mette a confronto i ritratti fotografici degli amici e degli amanti di Goldin con altrettanti classici della scultura, rivelando misteriose e sorprendenti somiglianze, tutto per dimostrare che «my people have always been here» («la mia gente è sempre stata qui»). E poi Memory Lost (2019–2021), una sequenza di diapositive dedicate all’esperienza personale di Goldin con le droghe e la dipendenza che racconta il suo percorso di estasi, sofferenza e lutto. L’opera è anche una critica e un’accusa alle case farmaceutiche e un tentativo di affrancare le persone tossicodipendenti dallo stigma che ancora le perseguita, sostenendo la riduzione del danno. L’opera è dedicata a P.A.I.N. (Prescription Addiction Intervention Now) l’organizzazione fondata da Goldin per aiutare le vittime della crisi degli oppioidi e perseguire i responsabili, la cui storia è stata raccontata nel film-documentario Tutta la bellezza e il dolore – All the Beauty and the Bloodshed diretto da Laura Poitras, vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 2022.