Ambrogio Beccaria ha compiuto una delle più grandi imprese nella storia dello sport italiano: il 16 giugno ha vinto la Vendée Arctique alla sua prima partecipazione e alla sua primissima regata in solitario, otto giorni in cui ha affrontato, e superato, la sfida eterna del Grande Nord.
Lana Del Rey ha rimandato per l’ennesima volta l’uscita del suo nuovo disco, ma per farsi perdonare ha detto che nel frattempo ha quasi finito anche quello successivo
Bisogna aspettare ancora un mese, come minimo, per ascoltare Stove e, forse, anche Spyda, i due album che l'artista definisce «tra i più belli che abbia realizzato».
Se c’è un’artista capace di piegare il tempo alle proprie regole e alla propria flemma è sicuramente Lana Del Rey. Del ritardo nella pubblicazione del suo nuovo attesissimo disco avevamo già parlato a febbraio, quando la cantautrice, annunciando l’uscita del singolo “White Feather-Hawk Tail Deer Hunter” aveva comunicato che l’attesa per il nuovo album sarebbe durata “tre mesi e due settimane” (e dato la colpa del ritardo a questioni pratiche come il tempo necessario a incidere su vinile). Bene, siamo a luglio inoltrato, i tre mesi sono passati, l’estate è arrivata ma il suo disco ancora no. Forse ricordandosi della data precedentemente comunicata e per l’ennesima volta saltata, il 16 luglio Lana ha voluto rassicurare i suoi fan con un post Instagram (un carousel, per la precisione, aperto un video in cui gioca con un gatto) in cui comunica, sì, ci sta mettendo un po’ di più, ma la vera ragione è che oltre a Stove (e cioè l’album che stiamo tutti aspettando) ce ne sarà un altro. A quanto pare, quindi, fra un mese e un po’ di tempo («Ho bisogno di un altro mese per metterlo assieme e poi mandare in stampa i due dischi», ha scritto Lana), avremo ben due album, «tra i più belli che abbia realizzato», dice lei.
Nelle immagini del post ci sono le solite scene di famiglia alle quali ci ha abituato ultimamente, video e foto insieme marito Jeremy Dufrene, e due copertine di album. Su una di queste si legge Spyda, dettaglio che ha fatto presupporre che il secondo album potrebbe chiamarsi così. Nella didascalia la cantautrice si dilunga in modo un po’ criptico sul processo che ha portato alla creazione questa nuova musica, lasciando intendere che c’è stato qualche problemino con qualcuno. Dice di aver passato molto tempo «ad aspettare che le cose andassero al loro posto e altrettanto tempo a chiedermi se fosse giusto che invece stessero andando in pezzi». E dice che frattempo è nato quello che definisce un “large companion album” realizzato con l’aiuto «di quante più persone possibile, per raccogliere i miei pensieri su quanto stessero cambiando le cose». Se Stove è stato pensato come un “album classico”, continua, il secondo disco è scaturito come «una sorta di commento su tutto quello che è successo, sulla pazienza che è stata necessaria e sulla fiducia che ho dovuto avere nel fatto che non era colpa mia se certe cose non funzionavano». Alla fine ringrazia chi è «rimasto a bordo con me» e augura «il meglio a tutti coloro che sono rimasti a terra. Vi capisco. Anzi scherzo, credevo fossimo sulla stessa barca».