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03:59 domenica 4 ottobre 2026
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.
Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.

Leggere per lavoro

Hannibal Lector, intellettuale. I dolori di un giovane editor e l'eterno dubbio: sarò proprio io a rimbalzare il nuovo David Foster Wallace?

21 Gennaio 2013

Qualche tempo fa, sull’isolotto di Patmos, San Giovanni ebbe la visione di un angelo che gli porgeva un libro con un perentorio: «Prendilo e mangialo». Il mistico non lo sapeva ma era il primo di una lunga serie di creature bulimiche, sottospecie di Hannibal Lector, che triturano celluloide al soldo degli editori per sfornare un parere scritto, detto appunto “lettura”. Come per un gigantesco contrappasso volto a riscattare l’ipotetica pigrizia intellettuale del Paese o nel tentativo impossibile di controbilanciare i dati Istat sui libri, questi lemuri vengono bombardati di manoscritti editi e inediti in lingua originale, con un rito abbietto che si ripete uguale dall’iniziazione in poi: ti piomba uno scartafaccio in casa e, nel giro di un amen, devi spedire una scheda nella quale è auspicabile che tu sia riuscito a: 1) riassumere la trama; 2) collocare il libro nel catalogo dell’editore; 3) collocarlo nel panorama editoriale nostrano; 4) collocarlo nella storia della letteratura; 5) leggerlo (facoltativo).

Di norma, planato un romanzo di formazione o una raccolta di racconti, il neomistico sogghignerà con un vano senso di superiorità intellettuale. Male: verrà subito punito con l’epifania cartacea di un piccolo David Foster Wallace. Piccolo si fa per dire: a distinguerlo infatti saranno la mole (una volta m’è arrivato un libro in una scatola) e la densità (diversi piani narrativi, se possibile sfumati l’uno nell’altro; numero di personaggi di poco inferiore a quello delle pagine; abuso efferato di stream of consciousness, segnalato dai meno ambiziosi con un banale corsivo). Immaginate di ricevere un testo che, rilegato, eguaglierebbe un rotolo di Scottex, da leggere in una giornata per un pugno di euro: senza bibliografia, senza guida alla lettura e senza i magneti con gli occhialini di Joyce a garantirti che era grande, anche se non hai mai finito l’Ulisse o cominciato il Finnegans Wake.

Anche ora, come direbbe un personaggio di Poe, scrivo in uno stato di tensione intollerabile. Da un momento all’altro un pony potrebbe suonare il citofono e deporre un tomo in grado di rendere Infinite Jest un libro di Bret Easton Ellis. A nulla vale ignorare il suono: acciambellato davanti alla porta (ho un amico che li chiama “gattoni”), il plico ronfa sornione e spesso gratta per entrare. Allora, in un crescendo isterico al quale non è alieno l’editor che ti sferza dalla fiera perché l’asta incombe, tocca abbandonare ogni altro lavoro e leggere.

Ecco le fasi.

Naso. Sniffare il paratesto vuol dire controllare la quarta dove riposano blurb la cui enfasi è inversamente proporzionale alla notorietà di chi li ha pronunciati e una serie di strilli tratti da freepress distribuite nel quartiere di una frazione di un paesino di provincia del Nebraska, dove il sindaco è un alce. Quando passi alle mail dell’agente trovi virtuosismi tali da fare impallidire Perec: «Sono emozionata di mandarti il romanzo»; «Non è un romanzo! È un’opera-mondo che cambierà il tuo modo di guardare alle opere-mondo!»; «Te lo dico: la stagista è inciampata e caduta mentre veniva al lavoro leggendolo!» (una delle tre è vera) (sì,quella) in un’escalation parossistica che può avere come climax solo il pianto registrato di un correttore di bozze o la promessa di una notte con settantatré incunaboli. Può anche capitare che il libro arrivi nudo e crudo, magari senza titolo. Mille pagine mute intorno alle quali giri come un macaco davanti al monolite: allunghi una mano e la ritrai subito. Ti gratti la testa, ridacchi, fingi indifferenza. Passi al:

Palato. Tommaso da Kempis raccomandava di «prendere un libro fra le mani come Simeone il Giusto prese fra le braccia Gesù per cullarlo». Ecco, tu invece devi sgagnarlo. Cominci. Scoprire che non smentisce i tuoi più funesti presagi può rinfocolare a tutta prima un senso di audacia pionieristica, sfranto al dodicesimo anacoluto in gara per il periodo più lungo dell’anno. Piangi. A quel punto entra in ballo il:

Maestro Ctonio. Figura che naviga nell’editoria da anni, mentore dei disgraziati come te, è un uomo che ha speso tutto per comprare una splendida villa in Brianza e riempirla di libri, mentre lui vegeta in un sottoscala al Giambellino. Lì freme, parlotta, ha visioni: legge antiche scritture sui gusci delle tartarughe, chiosa il Libro delle Dimore, si rigira in bocca un aforisma di Michaux finché non rischia di soffocare quando gli va di traverso. Fa il consulente, percepisce oscuri stipendi, è l’intellettuale impalpabile. Il suo Steve Jobs è Guido Ceronetti, quindi niente mail. Telefoni al fisso. Lo trovi in un momento di relax, mentre rilegge le poesie di Filosseno.

«Non sai da che parte prendere il libro? Prova ad alta voce. Borges si faceva leggere tutto da Alberto Manguel».

«Era il suo audiolibro!»

«Audioche?»

«Niente».

«Stacco il telefono. Filosseno chiama». Passi al:

Gargarismo. È già mezzogiorno ma provi a sillabare a voce alta qualche paragrafo per vagliare se la penna è sincera, se l’anima è pura, se insomma si possono stampare queste benedette 2000 copie che leggerà solo una matricola del dipartimento di angloamericana dopo aver perso una scommessa. Sapendo che è molto più semplice dire no che sì (il “nì” è il rifugio delle canaglie), vaghi come un ossesso alla ricerca di un passo falso a cui aggrapparti per giustificare il rifiuto. Sai che oggi un capitolo sfasato dell’Ulisse («nelle ultime pagine manca la punteggiatura»), un difetto strutturale dell’Uomo senza qualità («non è compiuto, vogliamo parlarne?») o una lungaggine della Recherche (passim) non passerebbero mai la cruna della tua pupilla tremolante. Poi l’ansia: verrò ricordato come il nuovo Alfred Humblot, l’idiota che rifiutò Proust perché stando a lui trenta pagine per raccontare un assopimento erano troppe? Verso le tre riprovi inviando un piccione viaggiatore al Maestro Ctonio. Il volatile torna con un cartiglio sulla zampa: «Salta! Talvolta p. 572 apre il varco». Passi al:

Buffet. Lo speed non è una droga, ma un modo di leggere. Saltabecchi da un paragrafo all’altro, mentre cominciano i primi sms dell’editor (l’hai visto twittare che sta guardando Breaking Bad in albergo e Aaron Sorkin è il nuovo Dickens, ma confonde le serie): «Com’è?», chiede. «Sinceramente? Lungo». «Te ne mando un altro. Lo sto leggendo sull’iPhone». C’è già in ballo un nuovo capolavoro: all’improvviso il mammut si ridimensiona come il biblico granello di sabbia. Però alle sette di sera ancora non hai capito di che parla. Se è già uscito in patria, controlli su Amazon e trovi poca roba. «Capolavoro incompreso», dice Jack Balooba, ma potrebbe essere sua zia. È ora di:

Ingozzarsi. L’ultimo tentativo con il Maestro Ctonio è un segnale di fumo mandato dal tetto. La risposta è telepatica: «Leggo il Sefer Yetzirah, mollami». Il Maestro non può citare l’antico testo ebraico a sproposito: ripensi agli ortodossi al Muro del Pianto che oscillano per concentrarsi e pregare. Allora dondoli come un mistico e, quando all’editor non importa più e in fiera le quotazioni del mammut vacillano, ecco che il libro si apre. Questa carcassa ti appare un panopticon cartaceo sul mondo: i personaggi si animano, la pagina ti esalta, l’intelligenza t’incanta. Mentre all’alba butti giù di slancio una lunga e dettagliata scheda, pensi con umiltà che l’autore non scoprirà mai il tuo contributo alla sua vicenda italiana e va bene così, siamo noi nani a portare voi giganti, finché non mandi una mail dimenticando l’allegato e ti dedichi una buona volta alla cultura.

Metti su James Brown. E balli.

Illustrazione di Giorgio Di Salvo
Dal numero 11 di Studio

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