Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran
Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Il numero delle vittime, come i confini di uno stato in tempo di guerra, si sposta a seconda di chi lo disegna. Il Pentagono, riporta il New York Times, ha cambiato il modo in cui conteggia i caduti della guerra con l’Iran, ridefinendo di fatto quali morti “contano” e quali no. Il conteggio ufficiale era sceso da 18 a 14, salvo poi tornare a salire domenica scorsa con l’aggiunta di una nuova categoria – “operazioni all’estero” – in cui sono stati fatti confluire i quattro militari uccisi più di recente in Giordania e Iraq.
La giustificazione fornita da funzionari militari, sotto anonimato, è che quei quattro soldati sarebbero morti dopo il cessate il fuoco raggiunto tra Stati Uniti e Iran ad aprile, e quindi tecnicamente fuori dal perimetro dell’operazione “Epic Fury”, il nome dato dal Pentagono al conflitto. Una spiegazione che non ha convinto quasi nessuno: il deputato repubblicano Thomas Massie ha parlato apertamente di un “espediente assurdo”, accusando il Pentagono di fingere che ci siano state due guerre separate da una tregua, proprio per aggirare i vincoli imposti dal War Powers Act del 1973 – la legge che obbliga il presidente a interrompere le operazioni militari iniziate senza l’approvazione del Congresso entro 60 giorni. Nel frattempo, con lo stesso aggiornamento, il numero dei feriti dichiarati è salito bruscamente a 624, dopo settimane in cui il portavoce capo del Pentagono aveva insistito che i militari statunitensi feriti dal 7 luglio fossero “meno di 100”.
Le accuse di occultamento, respinte a più riprese come “invenzioni” destinate a turbare l’opinione pubblica americana, si scontrano con un elemento difficile da liquidare: secondo un ex funzionario citato da fonti giornalistiche, sarebbe stata la Casa Bianca di Trump a chiedere al Pentagono di rivedere la comunicazione dei dati dopo un attacco missilistico iraniano, temendo ripercussioni mediatiche negative. Un caso che riporta al centro del dibattito pubblico americano un tema antico quanto le guerre stesse: chi controlla i numeri, controlla anche la narrazione.