Dal castello di Himeji ai bus di Kyoto, passando per onsen, musei e tasse di soggiorno, il Paese sta sperimentando ovunque un sistema di doppia tariffazione.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli
L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Nel mondo della ristorazione, da quando ha aperto i battenti a Milano, in zona Porta Romana, Trippa ha cambiato tutto. Diego Rossi, chef e co-fondatore, ha voluto elevare la trattoria ai massimi livelli, pur senza andare a gareggiare nel campionato delle stelle Michelin. Per mantenere un’atmosfera più conviviale, un rapporto vita-lavoro sostenibile, e prezzi tutto sommato contenuti. Nel 2019 è stato nominato Miglior chef d’Italia da Identità Golose, nel 2022 ha aperto uno spin-off – Testina – a Hong Kong, e i suoi piatti sono diventati un culto. Due su tutti: il vitello tonnato e le tagliatelle burro e parmigiano.
Il problema è che, talvolta, i piatti diventano troppo famosi. Metteteci che trovare un tavolo, da Trippa, è già molto difficile. Ma quando i clienti scelgono soltanto quello, trascurando il resto del menù – sempre, in modo molto curato, stagionale – per motivi evidentemente legati al prestigio del posting su Instagram, allora qualcosa deve cambiare. Quindi, ecco la novità, l’annuncio di Diego Rossi in questo torrido luglio in vista di settembre: vitello tonnato e tagliatelle al burro e parmigliano spariscono dalla carta, almeno per un po’.
La decisione è stata comunicata in un post su Instagram, ma successivamente spiegata al podcat Il bazar atomico: «Sono stufo di vedere clienti che vengono solo per postare la foto dei miei piatti più famosi. Viviamo con la nostra testolina, non con quella degli altri». Un aneddoto in particolare: «Due clienti sono entrate da Trippa per mangiare le tagliatelle che avevano visto decine di volte sui social. Quel piatto era finito. Il resto della cena è piaciuto, ma la delusione è rimasta. Lì ho capito una cosa: Instagram non condiziona solo quello che scegliamo. Condiziona il modo in cui viviamo un’esperienza, ancora prima di averla vissuta».