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20:59 mercoledì 13 maggio 2026
Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.
L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.
È in lavorazione un film sulla storia di C’era una volta in America di Sergio Leone «È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.
L’Unione europea ha finalmente approvato delle sanzioni contro i coloni israeliani Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio. Sono state approvate grazie alla rimozione del veto fin qui imposto dall'Ungheria.
È uscito il primo trailer di Tony, “l’antibiopic” che racconta un anno della vita di Anthony Bourdain prima che diventasse Anthony Bourdain Il film, prodotto da A24, è ambientato nell'estate del 1975 a Provincetown (Massachusetts), in un momento che si rivelò formativo per il futuro chef.
La comunità scientifica continua a dire che sta arrivando un evento climatico catastrofico ma nessuno le dà ascolto né fa niente Si chiama El Niño, è un innalzamento della temperatura dell'oceano e potrebbe avere conseguenze apocalittiche in tutto il mondo.
Ci sono Alice Rohrwacher e Josh O’Connor che presentano La chimera in una biblioteca di Stromboli E ha rivelato che all'inizio il film lei avrebbe voluto girarlo proprio a Stromboli, ma fu costretta a ripensarci per questioni di tempi e di logistica.

Lasciateci il calcio, danke

Una piccola polemica sulla snaturazione di una grande partita di calcio per raccontare un'altra Storia

27 Giugno 2012

E così domani si gioca Italia – Germania. Come nel 2006, come nel 1982, come nel 1970. È la partita di calcio tra le due più forti e titolate scuole calcistiche d’Europa se non addirittura, per la continuità dei risultati, del mondo. Ergo, è LA partita di calcio ed eppure quasi ovunque è diventata occasione per parlare e scrivere di tutt’altro. Di Merkel e di Monti, dello spread e dell’Euro – inteso più come moneta che come “il torneo di calcio europeo che si svolge ogni quattro anni”. La citazione di Churchill è arcinota ma ancora una volta doverosa: “gli italiani perdono le guerre come fossero partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre”. Forse perché prepariamo le prime come  fossero le seconde, e viceversa. Basta osservare i quotidiani di ieri, di oggi e (non serve la sfera di cristallo) di domani, per constatarlo. Ovunque è un fiorire di paragoni tra le due culture, tra i due modelli di società, tra i due temperamenti umani. Che cosa dobbiamo imparare e che cosa possiamo insegnarci reciprocamente. Che cosa invidiamo e cosa ci invidiano. Noi l’umanesimo, loro l’idealismo; noi Pico della Mirandola, loro Kant; noi la lingua dolce, loro quella spigolosa e giù per questa strada fino ai vecchi classici da operetta: noi il mare, loro le foreste; noi la pizza, loro il wurstel; noi il vino, loro la birra. Cercando attentamente non dubito che potrei grattare il fondo leggendo circostanziate spiegazioni genetiste delle ragioni per cui: “noi mori, loro biondi”. Paginate e paginate d’inchiostro per riempire confronti così dozzinali e primitivi che paiono usciti da un volantino del Ventennio (se non fosse che all’epoca, si era “in buoni rapporti” diciamo) e che denotano una percezione piuttosto provinciale e sommaria, mettiamola così,  non solo del processo d’integrazione europea che è già abbastanza in crisi senza campanilismi di ritorno ma anche e soprattutto della sostanza dell’evento che, davvero, non ha nulla a che fare con una battaglia campale tra il modello della grande industria e della piccola media impresa o tra gli italici vizi e le teutoniche virtù. È una partita di calcio giocata da un campione ristretto, in tacchetti e pantaloncini, di individui delle due nazioni. Niente di più e, ovviamente, niente di meno. E direi che in ogni caso è già abbastanza per godersela così senza andare alla ricerca di altri generi di rivincita e riscatto.

Estendere oltre la narrazione, sconfinando nel campo della Crisi politico/economica europea o in quello di ataviche divergenze culturali, è una tentazione che torna comoda per riempire i giornali ma credo sia un gesto molto pigro e soltanto generatore di confusione, esattamente il tipo di gesto per cui, qua e là per il mondo, ci guardano con un angolo del labbro leggermente alzato. Anche perché, volendo essere meno pigri, restando nel campo dell’attualità sportiva, le trame narrative non mancano di certo. A partire dai precedenti storici fino ad arrivare al presente che offre una delle selezioni azzurre meno tradizionaliste di sempre e una delle nazionali tedesche più estrose degli ultimi trent’anni.

Del resto però, la mancanza di fantasia, è uno dei grandi problemi del dibattito (sportivo e non solo) nostrano e così ogni volta che noi e i tedeschi ci si incontra su un prato verde si tirano fuori dal congelatore i vecchi stilemi su Birkenstock e mandolini. Una pratica a cui, va detto, non si sottraggono nemmeno i tabloid della controparte. Ma, appunto, ho detto tabloid. A questa specie di incubo ricorrente si è aggiunto di fresco lo spread. Onestamente è un giochino che non si regge più e personalmente penso che le cose meno interessanti tra quelle che succederanno domani sera a Varsavia saranno quelle che si verificheranno dalle parti del palco autorità. Piuttosto che sapere se, come e quanto esulterà Angela Merkel (speriamo, ovviamente, non ne abbia proprio l’occasione) e quale retorica nazionalista gonfierà Napolitano, in caso di eventuale successo, in relazione alla nostra risalita lungo la china dello spread, mi interessa maggiormente capire chi si occuperà di Ozil e con quali strategie pensiamo di irrigare le praterie di una fase offensiva finora soltanto bella da vedere.

Buon calcio.

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