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18:35 lunedì 17 agosto 2026
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.

Fidarsi è bene, non fidarsi è peggio

Tutte le crisi di quest'epoca derivano da una mancanza di fiducia, dice nel suo saggio Antonio Sgobba.

16 Dicembre 2020

Ci è capitato in questi mesi di leggere qualcuno che capovolgeva lo slogan della prima ondata dicendo “No, non andrà tutto bene”, con altrettanta retorica di “andrà tutto bene”, si dirà. Ma anche come se “andrà tutto bene” fosse stato uno slogan inventato per gli adulti, e quindi meritevole di riflessioni serie e critiche, e non per i bambini. Una di quelle frasi facili, da film, che si possono dire al massimo come augurio.

Il fatto che qualcuno si fosse fidato di quell'”andrà tutto bene” come fosse un progetto realistico è qualcosa che mi è tornato in mente di continuo leggendo La società della fiducia di Antonio Sgobba (Il Saggiatore), un saggio su come tutte le crisi della società attuale possano ricondursi, in qualche modo, a una crisi della fiducia. Una crisi verticale, nei confronti del potere politico, del giornalismo, della scienza e una crisi orizzontale, dei cittadini tra loro. Aveva ragione Aristotele, ricorda Sgobba, l’uomo è un animale sociale. Pure in una società in cui l’economia dà valore a ogni aspetto, la sua ambizione di riconoscimento sociale è prioritaria.

La prima ondata aveva visto molti cittadini stringersi attorno ai governi, attribuendogli dei meriti, in molti casi, immotivati – vedi anche i governatori salutati come salvatori della patria, con plebisciti che già adesso sarebbero irripetibili – ma quantomeno non aveva illuso nessuno sul fatto che potesse tornare fiducia nella politica. La scienza, invece, avrebbe potuto “sfruttare” la pandemia per ricostruire la propria autorevolezza. E invece non è successo. Anzi. Secondo Sgobba perché la scienza continua a illudersi di poter apparire estranea alla vita, mentre dovrebbe saper spiegare i propri valori. Così come il giornalismo dovrebbe rinunciare all’idea di apparire neutrale, come diceva in straordinario anticipo Umberto Eco, e spiegare le ragioni della sua non-neutralità. Dovremmo tutti accettare che il principio di autorità è saltato, dunque dovrebbero tutti comprendere che l’autorità non va riconquistata, ma continuamente motivata.

Anche Crisanti che dichiara di non vaccinarsi ci parla di una mancanza di fiducia. Perché la sua richiesta di guardare i dati ci dice che non ha fiducia nelle aziende che hanno prodotto il vaccino, non ha fiducia nei suoi dirigenti (che accusa di aver venduto le azioni della propria azienda, dimostrando di aver perlomeno letto poco di economia negli ultimi anni), soprattutto non ha fiducia in qualsiasi istituzione di controllo: italiana, europea, statunitense, mondiale. (Oltretutto il complotto di Crisanti sarebbe più assurdo del complotto del finto sbarco sulla luna, coinvolgerebbe ancora più persone e poteri). Di conseguenza i cittadini non hanno fiducia nella scienza, ma hanno fiducia negli scienziati, come fossero leader. Così c’è quello che crede a Bassetti e quello che crede a Zangrillo.

Allo stesso tempo questa del “vedere i dati” più che con San Tommaso ha a che fare con una questione epistemologica antichissima: come possiamo fidarci dell’esperienza di qualcun altro? Possiamo credere alla verità se non abbiamo assistito a ciò di cui si parla? Possiamo condannare una persona a passare una vita in carcere solo per il racconto di un altro? Sgobba ripercorre come la questione sia stata affrontata dalla filosofia greca a Locke, ma che, ai giorni nostri, diventa: possiamo scaricare Immuni? Possiamo fidarci che il nostro vicino di casa positivo al Covid-19 non vada a gettare la sua spazzatura negli spazi comuni? E ancora: possiamo fidarci di un infermiere che vive nel palazzo o degli emigrati che vogliono tornare a casa per le feste di Natale?

Non si fidano i cittadini, l’uno dell’altro. Non si fidano delle regole decise dal governo. Né il governo si fida di loro e, infatti, propone delle regole che sa astruse proprio perché non si fida. Di cosa, poi? Di un tracciamento saltato. E non si fidano i genitori che la scuola possa o sappia far rispettare le distanze. Non si fidano che sia davvero riparata dai contagi, non si fidano degli altri genitori, ma non possono dirglielo apertamente. Perché non si fidano di cosa poi potrebbe accadere se fossero sinceri.

«Non c’è fiducia senza incertezza», si legge nel libro, dunque siamo tutti diventati maniaci del controllo. «Fidati, ma verifica», diceva Ronald Reagan, mutuando, però, un antico proverbio russo – come racconta Masha Gessen nel meraviglioso Il futuro è storia – particolarmente efficace nei momenti più bui del regime comunista. Perché sotto Stalin era conveniente avere il minor numero di contatti sociali possibile, dietro ogni contatto poteva nascondersi un traditore. Come in questa epidemia.

Sgobba mette assieme molto di quando abbiamo imparato su post verità, camere dell’eco e bolle negli ultimi anni, dai libri di Zuboff, Morozov, Lanier, Ginzburg e altri ancora. E varrebbe la pena leggerlo solo per come riassume i saggi altrui. Ma, come recita il sottotitolo, l’analisi parte da molto più lontano, da Platone, dalla filosofia greca e da Tucidide che spiega come la fine della democrazia ad Atene sia una conseguenza della peste e della fine della fiducia tra i cittadini. Si potrebbe rimanere senza speranze per il futuro, ma Sgobba sembra nutrirne qualcuna in più. Soprattutto sembra credere che la fiducia non solo sia utile alle società, ma sia addirittura, in qualche modo, una “qualità” umana. Perfino dando un’occhiata alla litigiosità del piccolo dibattito culturale italiano sembra incredibile. Ma, forse, dobbiamo fidarci di lui.

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