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Una ricerca ha dimostrato che più alberi vengono abbattuti e meno colorate diventano le ali delle farfalle Lo studio ha analizzato un pezzo della foresta Amazzonica, provando che quando gli alberi vengono tagliati spariscono per prime le farfalle più colorate e restano quelle marroni.
A Utrecht stanno costruendo un nuovo quartiere in cui non ci sarà spazio per le macchine ma solo per persone, alberi e bici Si chiama Merwede, sarà uno dei più grandi quartieri senza macchine d'Europa e la promessa è quella di offrire case a prezzi accessibili per tutti.
In una maniera molto da Zerocalcare, Zerocalcare ha più o meno annunciato che il suo prossimo libro sta per uscire e parlerà di cultura punk Potrebbe chiamarsi Se ne valeva la pena e potrebbe uscire nei primi mesi del 2027 ma solo «se io sto chiuso a casa come sto a fa' adesso».
Un festival del ginseng in Corea del Sud ha fatto uno spot strepitoso riprendendo il video di Storm di Gener8ion e Yung Lean
In appena tre giorni Naza ha incassato quanto Avengers: Endgame, Resident Evil e Brad Pitt Più di tre milioni di euro in un fine settimana, la stessa cifra che gli altri film hanno incassato in una o due settimane di programmazione.
Bernie Sanders che “apre” il concerto degli Strokes a New York è certamente uno dei crossover più strani e divertenti di sempre È successo venerdì 2 ottobre, a Flushing Meadows. Sanders si era pure proposto per cantare un paio di canzoni, ma poi ci ha ripensato.
Pedro Sanchez è il primo Presidente del Consiglio al mondo che si dimette e fa cadere il suo stesso governo a causa della crisi abitativa L'ormai ex Primo Ministro ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre e ha ammesso che il suo governo non è riuscito a fare tutto ciò che avrebbe voluto e dovuto.
Per smaltire dei robot umanoidi ormai vecchi e obsoleti, un’azienda li ha addestrati a buttarsi nell’acciaio fuso Se state pensando a quella scena di Terminator 2, è perché l'idea è tratta proprio da quella scena di Terminator 2.

La sinistra conservatrice

Ma alla sinistra basta difendere il passato e attaccare il presente per governare il domani? Parla David Miliband

12 Luglio 2012

David Miliband, già enfant prodige del Partito Laburista, ministro nonché pupillo di Tony Blair e fratello dell’attuale segretario del Labour Ed, è il prestigioso guest editor dell’ultimo numero del settimanale politico inglese The New Statesman. Cura un numero che affronterà i grandi temi della crisi mondiale e dei conseguenti modelli da attuare per uscire da essa e ricominciare a parlare di futuro. Previsti prestigiosi interventi fra cui quelli di Hillary Clinton e del Presidente della commissione europea, Barroso.

In attesa del numero, il sito del settimanale ha pubblicato la riflessione con cui David Miliband apre questo speciale. E’ un articolo che assume una rilevanza particolare in un momento in cui le diverse fazioni politiche, continentali ma non solo, sono (o dovrebbero essere) alla ricerca di nuove soluzioni pratiche, ideali e ideologiche per affrontare le sfide tutte inedite che ci si stanno vorticosamente ponendo di fronte. Da tutti i punti di vista: politico, sociale, economico.

Questa crisi – prima di tutto europea – ha politicamente infatti ribaltato le carte e, come ben spiega Gianni Riotta nel numero di Studio in uscita nei prossimi giorni, risulta davvero complicato ostinarsi a misurare quel che sta succedendo oggi con gli strumenti e i paradigmi del passato. Schematizzando, questa fase delicata a sinistra è incarnata sempre di più dallo scontro in atto fra due modi di intendere la propria missione politica, uno di stampo cosiddetto più socialdemocratico e uno di stampo decisamente più liberale. Uno che prevede più Stato e sostanzialmente mira a curare i presunti squilibri sociali, economici e di mercato con i soldi pubblici schierandosi apertamente col lavoro subordinato e difendendone a spada tratta i diritti acquisti negli anni, e uno che invece non spara a zero su concetti come mercato, libertà individuale e di impresa, ricchezza privata, identità di vedute e di obiettivi fra chi il lavoro lo da e lo riceve. Il tema è ovviamente molto più complesso di così, contiene infinite sfumature, raccontate in profondità da Claudio Cerasa in un lungo pezzo sul numero di Studio in uscita dal titolo “Che sinistra è la nuova sinistra europea?”.

Tornando a Miliband, David è da sempre un esponente della sinistra più liberale, di cui il suo padrino politico Tony Blair è stato e continua a essere un faro, non disdegnando tuttavia la ricerca di un punto di equilibrio e di mediazione fra le due visioni. Le sue parole sono particolarmente importanti oggi, in un momento in cui la sinistra europea – soprattutto con la vittoria del socialista Hollande in Francia – sente crescere il consenso su posizioni di difesa di diritti consolidati e di attacco al rigorismo imposto da alcuni governi di centrodestra, quello tedesco in testa. Miliband frena e lancia un provocazione: davvero basta difendere il passato e attaccare il presente come visione politica per il futuro? Ecco alcune delle sue parole:

[…] Entrambe le fazioni politiche correranno molti rischi nel prossimo anno; il principale è la percezione che hanno molti elettori di un sistema politico che ha fallito, lontano dalle loro vite e senza soluzioni per il Paese. Quando l’economia è ferma, la politica deve rispondere con vigore e immaginazione […] Il rischio per la sinistra è confondere l’essere un’ottima opposizione col diventare una potenziale forza di governo […]

E ancora, dopo aver analizzato alcuni passaggi storici della propria parte politica, Miliband arriva al succo del suo pensiero:

La storia del Labour dice che la sinistra è vincente quando riesce ad allineare una narrazione economica di modernizzazione con un’agenda sociale compassionevole e una cultura politica di dinamismo e progresso. Nel 1945, la ripresa nazionale; nel 1964, la rivoluzione scientifica; nel 1997, una Gran Bretagna meritocratica.

Nell’ultimo paragrafo, intitolato “Opening up the conversation”, David Miliband conclude che:

[…] Nel progettare i suoi prossimi passi, il Labour non può essere conservatore. L’obiettivo non è vincere, ma essere capaci di cambiare il paese un’altra volta.

Una lezione probabilmente molto utile anche alle nostre latitudini.

Tutto il suo intervento originale lo leggete qui.

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