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03:35 venerdì 27 marzo 2026
In Giappone c’è un nuovo problema di ordine pubblico: il butsukari, cioè persone che all’improvviso e senza motivo spingono a terra il prossimo Le vittime predilette sono donne e bambini. Le cause, al momento, sconosciute. I video sui social che ritraggono le aggressioni, moltissimi.
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L’Onu ha approvato una risoluzione che condanna la schiavitù come «il più grave crimine contro l’umanità», nonostante il voto contrario degli Usa e di Israele e l’astensione dell’Europa Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".
La fotografia della serie di Harry Potter è così strana che i fan si sono convinti che sia stata girata usando l’AI La forte somiglianza di costumi, scenografie e cast, unita alla pallida paletta cromatica vista nel trailer appena uscito, ha convinto i fan che nella serie ci abbia messo lo zampino l'AI.
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Nemmeno un accordo da un miliardo di dollari con Disney è bastato a evitare la chiusura di Sora da parte di OpenAI La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
Su internet sempre più maschi si rivolgono ai face rater, cioè tizi pagati per recensire le facce degli altri e decidere se sono belli o brutti Ci sono interi subreddit dedicati e server Discord appositi: basta pubblicare una foto della propria faccia e chiedere che venga recensita.

Josh O’Connor gioca sporco

Lurido e maleodorante, in Challengers così come in La chimera, è l'ultimo di una serie di attori che sembrano promuovere una mascolinità più umana, purché si accompagni a un corpo bello scolpito.

03 Maggio 2024

Challengers è un film olfattivo. Ti sembra di sentire il profumo di Zendaya rimasto sulla sua maglietta con scritto “I Told Ya”, il sole secco che batte sul campo da tennis, lo strano e inconfondibile odore delle palline. Ma soprattutto ti sembra di sentire il sudore di quei due. C’è una scena in cui avrei voluto tapparmi il naso, precede il famosissimo “threesome” che abbiamo visto ovunque: ciccio e pasticcio stanno cazzeggiando nella loro camera d’albergo, in mutande e bevendo birre (Mike Faist si tocca i piedi, Josh O’Connor non mi ricordo, probabilmente fuma), nell’attesa dell’arrivo di una Zendaya che è un po’ Godot, nel senso che, lo sanno anche loro, molto probabilmente non arriverà mai. E invece eccola, assurdo, bussa, è lei, i ragazzi provano a sistemare in fretta e furia il cesso che hanno creato in quella camera. Ecco, quando Zendaya entra, percepisci le sue narici che inspirano quell’odore di maschi, in un mix di attrazione e repulsione. È evidente che tra i due, a emanare miasmi, non è certo Mike Faist, tutto glabro e pulitino, con i suoi completini Uniqlo lavati e stirati in tintoria. È Josh O’Connor, con i capelli sporchi e le gambe pelose, uno che senza dubbio dorme con gli stessi pantaloncini e maglietta con cui ha giocato a tennis (non a caso sembrano un pigiama), fuma una sigaretta dopo l’altra e invece di farsi una doccia lascia che il suo sudore si asciughi da solo. Il dettaglio interessante è che, ovviamente, questa caratteristica non lo rende respingente, bensì ancora più sexy. Non ho fatto in tempo a domandarmi se anche nella realtà mi piacerebbe ritrovarmi sdraiata nuda nella sua macchina puzzolente, come succede alla povera Zendaya, che Vulture mi ha tolto le parole di bocca pubblicando un articolo dal titolo: “Let Josh O’Connor Be Extremely Filthy in Everything”.

Leggendolo, ho scoperto che O’Connor è lercio anche nel film La chimera di Alice Rohrwacher, che non avevo ancora visto, nonostante il tenerissimo appello fatto proprio dalla regista e dallo stesso O’Connor di andare nei cinema italiani a vederlo o a chiedere di proiettarlo (chiedo venia, sono senza cuore). L’ho recuperato ieri sera: unghie sporche, completo di lino lurido, chainsmoking, O’Connor vive letteralmente in una baracca. Così come in Challengers, che il ragazzo puzzi viene proprio sottolineato, sia mai che qualcuno non recepisca il messaggio: lì è una coppia gay a notarlo, mentre attendono dietro di lui di registrarsi in un motel, qui un tizio che vende calzini sul treno, lo accusa di impuzzare tutto il vagone. E poi c’è God’s Own Country del 2017, uno dei suoi ruoli più importanti, in cui (cito direttamente Vulture perché non potrei esprimermi meglio) «interpreta un pastore che sviene ubriaco sopra mucchi di fieno e trascorre le sue giornate letteralmente immerso fino ai polsi in animali incinti».

Tutto questo pur avendo interpretato per molti anni una persona «disturbingly clean» in The Crown, continua Rachel Handler su Vulture, citando un pezzo del 2021, “Everyone Is Beautiful and No One Is Horny”, sulla perfezione asettica dei corpi degli attori nel cinema. Del ritorno dei muscoli ha già ampiamente parlato Silvia Schirinzi in un articolo che trovate nel numero di Rivista Studio in edicola, Dove stiamo andando. Qui possiamo limitarci a considerare questa nuova corrente estetica maschile, in cui i muscoli adornano corpi umanissimi, così umani che sembrano anche un po’ sporchi, e si accompagnano a visi “strani”, imperfetti, e situazioni “quotidiane”: Adam Driver in mutande che si grattava la gamba ingessata in Girls, Jeremy Allen White intriso degli odori e dei vapori della cucina in The Bear, Paul Mescal sudatissimo sul campo da football in Normal People o col braccio ingessato in Aftersun (si sa, i gessi, d’estate, non profumano). E arriviamo al nostro O’Connor, con le sue adorabili orecchie a sventola che in controluce diventano rosse, le rughette che gli si formano vicino agli occhi quando sorride, anzi sogghigna (in Challengers, perché nella Chimera ha il sorriso di un angelo) e azzanna il churro che si sta mangiando Faist nella scena più erotica del film. E a proposito di fantasie omoerotiche, pare sia in arrivo un film che suona come la concretizzazione di una fanfiction: Josh O’Connor e Paul Mescal, innamorati l’uno dell’altro. Si chiamerà The History Of Sound.

È una bellezza furbissima, quella di questi attori così simili agli umani, che attrae tutt* (gay, bisessuali, etero) proprio perché apparentemente imperfetta, costituita da quei dettagli che pensi ti abbiano fatto innamorare perché solo tu hai colto la loro poesia. Ti danno l’illusione di godere di un’attrazione particolare, un filo rosso che va da te alla persona (relazione parasociale, si chiama), peccato che non è così, e tutti i fili convergono in un solo punto, lo schermo. Anche perché c’è una truffa: quelle facce così “particolari” sono montate sopra a un corpo che non ha niente, ma proprio niente di particolare, è il solito fisico muscoloso (mai troppo, mi raccomando) scolpito dalla palestra, quello a cui ogni maschio continua a pensare di dover tendere. Viene voglia di abbracciare il povero Timotheé Chalamet, col suo corpo da dodicenne, e dirgli: «Stai tranquillo, vai bene anche così».

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