Hype ↓
22:24 mercoledì 15 luglio 2026
Nel Regno Unito si sono accorti che 9 bestseller su 10 hanno una cosa in comune: una donna che viene uccisa da un uomo Per la precisione, l'84 per cento dei libri più acquistati racconta una storia che comprende una donna che viene uccisa da un uomo.
Peppa Pig ha rivelato a Pitchfork cosa pensa delle popstar e una popstar in particolare non l’ha presa bene È la stessa popstar che sette anni fa espresse una controversa opinione su Peppa Pig. Evidentemente, i maiali hanno la memoria lunga.
Qualcuno sta lasciando dei campioni di droga “omaggio” nelle cassette della posta di Berlino Se hai una casa a Berlino potresti trovarti recapitato un pacchetto contenente cocaina, ketamina, ecstasy, erba o hashish. Che tu lo voglia o meno.
Nel primo trailer The Shards c’è tutto quello che ci si aspetta da una serie di Ryan Murphy tratta da un romanzo di Bret Easton Ellis: giovani bellocci, sesso, droga e «una bella storia di formazione» La serie arriverà in Italia il 6 agosto, sarà disponibile su Disney+, avrà dieci episodi che usciranno uno alla settimana, il giovedì.
È stato creato un archivio online che raccoglie e fa ascoltare le radio digitali indipendenti di tutto il mondo Si chiama Community Radio Index, per il momento raccoglie 300 stazioni e ce ne sono anche un bel po' italiane.
Tende improvvisate, alberi finti, giungle mobili e tutte le altre stranezze contenute nel piano nazionale anticaldo in Olanda L'unica vera soluzione a lungo termine presente nel piano, però, resta investire negli spazi verdi, in parchi e giardini pubblici.
Gli scienziati hanno trovato un nuovo tipo di zucchero nello spazio profondo e questa scoperta potrebbe aiutarci a capire l’origine della vita sulla Terra Si chiama eritrulosio ed è lo stesso zucchero che si trova nei lamponi, nel mais e negli autoabbronzanti.
Dal primo trailer di Digger, una cosa si capisce chiaramente: anche Alejandro González Iñárritu non ne può più dei miliardari Nel film Tom Cruise interpreta anziano miliardario egocentrico e scurrile la cui compagnia petrolifera provoca "accidentalmente" un'eco-catastrofe. Più chiaro di così.

Jean Tinguely e l’arte che fa casino

A Milano, dal 10 ottobre al 2 febbraio, Pirelli HangarBicocca ospita la più grande retrospettiva mai realizzata in Italia dalla scomparsa dell'artista, 33 anni fa: macchine rumorosissime e cacofoniche che all’improvviso prendono vita.

09 Ottobre 2024

Difficile trovare una figura come lui, nell’universo già piuttosto sfaccettato e stravagante dell’arte moderna e contemporanea, perché Jean Tinguely era tanti artisti diversi riuniti in uno solo. Era costruttivista perché era riuscito a mettere in movimento le forme di Malevich, Kandinskij ed Arp. Era anche dadaista, perché come tutti gli esponenti di questa corrente, detestava ogni forma di potere e autorità. Ed era perfino artista pop art, perché come Robert Rauschenberg e Jasper Johns, considerava l’arte una forma di rivolta manifesta, totale e completa. Quasi un atteggiamento politico, senza bisogno di fondare un partito. Ma Jean Tinguely, a cui Pirelli HangarBicocca dedica la più grande retrospettiva mai realizzata in Italia dopo la sua scomparsa avvenuta 33 anni fa, era soprattutto un mago a cui è riuscita un’impresa davvero leggendaria: quella di trasformare il dinamismo in arte.

«Sono un artista del movimento», ripeteva come fosse un mantra. «Ho cominciato facendo pittura, ma mi sono arenato. La storia dell’arte e la scuola di belle arti mi hanno bloccato per molto tempo. Sono rimasto letteralmente intrappolato nei quadri, così ho deciso di introdurvi il movimento». Da allora nulla è stato più come prima. Dalle installazioni statiche si è passati a quelle mobili. Una rivoluzione copernicana. Proprio di questa rivolta, di questa sorta di golpe poetico si parlerà all’Hangar dal 10 ottobre al 2 febbraio, quando i cinquemila metri quadrati delle Navate verranno invasi da un universo effimero, rappresentato da installazioni dai nomi bizzarri come “Méta-Matic”, “Rotozaza”, “Gismo” e “Maschinenbar”. Tinguely le creava assemblando oggetti di scarto, ingranaggi, rottami e materiali recuperati chissà dove. Macchine rumorosissime e cacofoniche che all’improvviso prendono vita, grazie a motori e meccanismi complessi, per urlare al mondo tutto il loro dissenso. Con chi ce l’hanno? Contro il capitalismo, ça va sans dire. Perché l’arte di Tinguely è sia celebrazione che parodia dello strapotere della macchina, simbolo della sovrabbondanza e dello squilibrio dell’economia di mercato.

Le opere, che solitamente appaiono gigantesche (questo almeno è l’effetto che si prova girovagando fra le sale del Museo Tinguely di Basilea), all’interno dello spazio milanese sembrano quasi rimpicciolirsi. Ma attenzione, l’effetto finale è sempre lo stesso: dirompente e catartico. La mostra, curata da Camille Morineau, Lucia Pesapane e Vicente Todolí con Fiammetta Griccioli, teletrasporterà idealmente i visitatori nell’atelier-fabbrica dell’artista svizzero situato a La Verrerie, nel cantone Friburgo. Un luogo visionario, rumoroso e, soprattutto, in continuo movimento. «Ne abbiamo paura perché in esso vediamo la nostra decomposizione, la nostra disintegrazione”, affermava l’artista alla fine degli anni Cinquanta. «Eppure solo nel movimento troviamo la vera essenza delle cose. Oggi non possiamo più credere a leggi permanenti, religioni definite e architetture eterne. L’immutabilità non esiste: tutto è dinamico».

La retrospettiva allestita nell’ex edificio industriale che un tempo era sede di una fabbrica per la costruzione di locomotive è anche l’occasione per riportare alla luce il profondo rapporto che Tinguely ha avuto con la città di Milano. Una liaison piuttosto dangereuse, culminata nel novembre del 1970 con la dissacrante performance chiamata “La Vittoria”. Una vera e propria cerimonia funebre degna dei Monthy Phyton, che consisteva nell’autodistruzione di un fallo dorato alto oltre dieci metri, proprio davanti al Duomo, proprio sotto gli occhi della Madonnina sulle note di “O sole mio”. Lo scopo? Celebrare la fine dei Nouveaux Réalistes, corrente che l’artista aveva co-fondato dieci anni prima a Parigi insieme a Yves Klein.

Macchine che si distruggono da sole, sculture sonore, ingranaggi che producono segni e pittogrammi, ruote idrauliche dagli effetti musicali: non di solo movimento parlerà la mostra milanese. Perché Jean Tinguely è stato anche un uomo che ha amato tanto e che ha formato con Niki de Saint Phalle una delle coppie più colorate ed originali del secolo scorso. L’esibizione negli spazi di via Chiese rende omaggio all’artista francese con l’opera “Le Champignon magique”, scultura a forma di fungo allucinogeno divisa in due sezioni: da un lato c’è una “Nana”, tipica rappresentazione di donna dalle forme voluminose firmata da Niki de Saint Phalle; dall’altro, un uomo col sesso eretto, imbrigliato tra le piante. Queste due parti simboleggiano la complementarità tra i due artisti: «Jean era il movimento, io il colore», aveva spiegato la stessa Niki. A proposito: esattamente nei giorni in cui l’hangar onora Tinguely (nel 2025 ricorrono i 100 anni dalla sua nascita), il Mudec celebra fino al 16 febbraio la sua compagna, grazie ad un’esuberante, polimorfa, tondeggiante retrospettiva organizzata in collaborazione con Niki Charitable Art Foundation. Un po’ come se i due artisti, rimasti innamorati per tutta la vita, proprio non ne volessero sapere di restare lontani l’uno dall’altro.

Articoli Suggeriti
I Maverick di Einaudi sono più di una collana, sono una cassetta degli attrezzi per capire il presente

Cambiamento climatico, capitalismo delle piattaforme, estetiche social, nuove questioni di classe: molta della miglior saggistica in Italia oggi passa di qua. Ne abbiamo parlato con Francesco Guglieri, l’ideatore.

Nel primo trailer The Shards c’è tutto quello che ci si aspetta da una serie di Ryan Murphy tratta da un romanzo di Bret Easton Ellis: giovani bellocci, sesso, droga e «una bella storia di formazione»

La serie arriverà in Italia il 6 agosto, sarà disponibile su Disney+, avrà dieci episodi che usciranno uno alla settimana, il giovedì.