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04:36 lunedì 12 ottobre 2026
Bad Bunny, Burna Boy, Robyn, Alex Consani, Lana Del Rey, il marito di Lana Del Rey e tutte le moltissime celebrity che interpreteranno i dj delle stazioni radiofoniche di GTA VI Sei di queste stazioni radiofoniche si possono già ascoltare sul sito del videogioco, in attesa del giorno dell'uscita, il 19 novembre.
Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».
Il Pentagono trasmetterà in diretta streaming la fucilazione del terrorista responsabile della strage di Fort Hood L'ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 1961. Il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha deciso che "l'evento" va diffuso in ogni modo possibile e immaginabile.
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.

Il pre folk di Bobby Fischer

Scacchi, genio e paranoia: la parabola di Fischer in un film-documentario di Liz Garbus

01 Dicembre 2011

Poeticamente potremmo dire che assomigliava a Roger Waters,  ma il giovane di Brooklyn che avrebbe inchiodato il mondo e messo in discussione gli assetti della Guerra Fredda, era molto più simile al nostro Adriano Celentano. Bobby Fischer, ventinovenne, appare così più simile a quel dinoccolato ragazzo della Via Gluck quando, tra storie che poi lui stesso collegherà a esperimenti CIA ma che forse rimangono capricci da genio ribelle, congelerà il mondo in una settimana di partite di scacchi durante il campionato mondiale tenutosi in Islanda nel 1972.

Dinoccolato pure lui, gigante con il viso sformato da un naso che occupa la scena, Bobby Fischer è stato recentemente riassunto nel doc-film Bobby Fischer against the world diretto da Liz Garbus, summa di 90 minuti dell’evoluzione di un genio che, autenticamente, prende coscienza di sé grazie alla scacchiera, fino a diventare il più grande campione di scacchi vincendo il match a Reykjavik, in quel 1972, contro Boris Spassky. In questo riassunto Mr Fischer è denudato per una buona fetta della sua vita: scosso dai pochi insuccessi, rapito da una setta cristiana a cui è stato introdotto dal coach che lo allenava fisicamente anche (e proprio perché) doveva stare seduto ore e ore a giocare a scacchi e a cui Fischer si affidò «per arrivare a stritolare la manina del russo che batterò» , sua ossessione imperante dopo gli stessi scacchi.

Eppure se dello zar americano si conosce gran parte delle ideologie che ha scosso, delle rivoluzioni di gioco che ha apportato e delle follie antisemite che lo hanno accompagnato durante il soggiorno da clochard in Giappone e rifugiato politico in Islanda, Fischer rimane un emblema estetico non indifferente. Capace di riassumere uno status di libertà anacronistica del tutto personale grazie a un semplice look fuori contesto. Così lui che, taglio a scodella su completi di fresco di lana, si inventa la divisa da proletario del gioco, completi su misura anche se sdruciti (poi), gilet di maglia dalle fantasie terrificanti e dai colletti così appuntiti che toccano il tavolo da gioco. Un gigante insomma che veste ancora i panni di un piccolo genio della working class americana.

A raccontare l’iconografia Fischer ancor prima del doc-film di Garbus è stato Harry Benson, voyeur prima e amico poi che lo fotograferà durante tutto il suo momento d’oro, compresa l’ascesa a mito nazionale pari a quella di Joe di Maggio, ma ancora più complessa esteticamente.  Perché Bobby Fischer unisce un volto da Rasputin psichedelico (e qui il raffronto con il magnetismo di Waters) e un provincialismo sartoriale del nostro (e allora contemporaneo fenomeno di costume) Adriano Celentano. Ma non basta. Perché Fischer è anche uno degli esempi di camaleontismo più potenti che il Novecento abbia conosciuto. Basta vedere come questo piccolo genio dal volto equino atterra in Islanda per sfidare il più potente giocatore di scacchi del mondo: un equilibrato Boris Spassky che nonostante fosse il campione del mondo e avesse patria e danaro dalla sua, si presenta ai mondiali in cui deve difendere il titolo completamente nelle vesti del giocatore di scacchi sovietico: mesti completi di tweed marrone, una trasposizione della scacchiera indossata. E ugualmente equilibrata.

Bobby non solo inscena una soap opera sulla sua partecipazione o no ai mondiali islandesi, ma quando alla fine è trascinato lì, riesce a mettere in atto il suo piano di gioco più azzardato di sempre. Quello che include anche uno stordimento strategico dell’avversario attraverso i costumi indossati. Così Fischer, quando arriva con una buona fetta di ritardo alla prima partita con Spassky, guarda e impara e poche ore dopo sfodera un completo color mattone e cappotto di tweed da Al Capone, non male per un talento newyorchese che a 15 anni sfidava 80 scacchisti contemporaneamente con gilet di maglia da orfanello. Poi però ci fu il momento più importante di una vita passata a fare solo la cosa che amava di più: vincere. E nell’istante più importante della sua vita, arriva la svolta che corrisponde alla spontaneità anche d’aspetto. Ad aiutarlo in questa strana primavera del bello sono i geyser islandesi, le colline, gli animali, la costa e il verde assoluto che entrano nel cervello di un futuro psicopatico. In mezzo alla natura più silenziosa, nelle pause dei 24 match con Spassky, Fischer prova a vivere e vestire da uomo, non da maniaco che pranzava con scacchiera di tessuto a lato e manuale di scacchi aperto sulle ginocchia aguzze.

C’è questa “immagine di tutto il Secolo” scattata appunto dal reporter di fiducia, Benson il fotografo che ha reso icona i Beatles:  Bobby Fischer che tra una partita e l’altra si toglie il completo spigato di fresco di lana e anche quell’espressione mesta alla Waters: per qualche ora rinuncia alla divisa sovietica da bravo giocatore di scacchi, e indossa uno spesso maglione locale, di lana tricottata con greche che oggi chiameremmo folk. E così, ingabbiato nella lana, per quel luglio islandese Fischer veste per la prima volta i panni di un non genio degli scacchi e quelli, spontanei, di una persona normale in vacanza, situazione sconosciuta per lui che pur vivendo a Pasadena dopo essere sfuggito alla Grande Mela, di vacanze – scacchi non permettendo – non ne aveva mai fatte. Quelle immagini regalano l’inizio e l’immediata fine di un mito vulnerabile. Il genio di Fischer che, durante il match che andò in mondovisione, è ossessionato dal rumore delle telecamere presenti nel palazzetto dove si disputano le partite, paranoia che porterà il suo antagonista a credere che la sedia su cui è seduto sia radioattiva e maligna per il suo gioco.

Le paranoie e le giacche da camera logore di Fischer si annullano quando il campione USA prende e va alla scoperta della terra che lo ri-ospiterà vecchio e ossessionato dalle sue battaglie politiche. Una parentesi bucolica che Fischer userà come trucchetto anche per distruggere il campione Boris, alternando quelle boccate di aria fresca con spedizioni in campagna per poi tornare rinato e folle al tavolo da gioco. Sempre meno completi e sempre più lassismo estetico. Fino a quando Spassky abbandonerà esausto il torneo. Il buon selvaggio (cittadino) che ha incontrato il nuovo mondo (la natura): e gli effetti di questa rivisitazione del mito che cambieranno per sempre la sua vita.

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