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Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.

Il fascino discreto della mamma

Fraintendimenti culturali sulla video-rubrica dell'Unità: storie di biancheria intima e di italianità

26 Marzo 2012

That’s Italy è una video-rubrica che vale la pena di seguire. Inaugurata qualche tempo fa dall’edizione internet de L’Unità sulla falsariga del “Visto dagli Altri” di Internazionale e curata da Cinzia Zambrano, consta di un’intervista settimanale a un corrispondente di una testata straniera in Italia: prima è stato il turno di Eric Jozsef Libération, poi di Michael Braun della Tageszeitung, e dopo ancora di Dimitri Deliolanes, giornalista della televisione di Stato greca. La settimana scorsa, infine, Zambrano ha intervistato Patricia Thomas, corrispondente dell’americana Associated Press Television.

Si parla di donne.

Zambrano introduce: «L’argomento della settimana è la condizione della donna in Italia». Che, lo avrete capito, è arretrata rispetto all’America. Thomas racconta: «Hi vissuto molto questa esperienza delle donne in Italia. Purtroppo è una situazione abbastanza preoccupante: le donne secondo me sono un po’ bloccate, in questo Paese, negli anni Cinquanta». Zambrano domanda quali sono gli ostacoli più frequenti che una donna incontra. Thomas risponde: «C’è l’aspettativa che la donna faccia tutto e l’uomo faccia poco».

Si parla di faccende domestiche.

Il punto è che, vivendo noi (inteso come italiani) in una società che si aspetta che gli uomini non alzino un dito in casa e che le loro consorti (o madri?, attenzione, a questo punto arriviamo dopo) passino il tempo a rincorre fornelli e bucati, le donne, che pure oramai lavorano fuori casa proprio come gli uomini, non hanno tempo per se stesse.

Thomas cita statistiche, attribuite d alcune professoresse della Bocconi, secondo cui i maschi italiani hanno ogni giorno 80 minuti di tempo libero in più rispetto alle femmine. I dati citati sono corretti, anche se in realtà provengono dall’Ocse, non dalla Bocconi: peccato veniale. Inoltre dando una scorsa alle  statistiche, si scopre non solo che è vero che in Italia gli uomini sgobbano meno delle donne: si scopre che l’Italia risulta prima nella classifica delle nazioni sviluppate, per il gap maggiore tra tempo libero maschile e femminile. Peggio di Messico e Polonia:

Tutto questo per dirvi che Thomas fa un discorso giusto, forse un tantino poco cool in un’era in cui il politicamente scorretto sta tornando di moda, ma che dati alla mano è difficile smentire. Inoltre, che è lecito supporre che l’intervista volesse mandare un messaggio che, per comodità, descriveremo “femminista.”

E qui arriva la chicca.

Nell’introduzione (scritta) all’intervista (video) Zambrano cita così la sua ospite: «È arrivato il momento di ribellarsi e dire: mio caro, le tue mutande falle stirare a tua madre». A parte che viene da chiedersi che razza di mutande indossino all’Associated Press (suvvia, quale control freak pensa ancora, nel 2012, che la biancheria intima vada stirata?), c’è qualcosa di tragicamente demenziale in tutto questo.

Dire «caro mio, stiratele da solo le tue mutande» pareva brutto.

Una provocazione che vorrebbe essere un’invito all’emancipazione della donna (dall’uomo) e che invece sottende il peggiore stereotipo maschilista. Perché? Le madri non sono donne pure loro? E i mariti devono essere per forza puponi sprovveduti? Patricia Thomas non può avere detto proprio questo, giusto? Controlliamo il video. Il dossier mutande arriva intorno al minuto 3:20. La giornalista americana dice: «Le donne devono decidere e dire no, io non stiro più le tue mutande, io non ti compro più i tuoi calzini e non voglio neanche…». A questo punto c’è un problema di audio, un taglio andato storto forse. Poi la voce procede: «La tua mamma lo fa».

Ora, forse veramente Thomas ha detto qualcosa tipo: «Queste sono lavori che ti fai fare da tua mamma». O forse invece c’è stato un fraintendimento, frutto di una grave incompatibilità culturale. A questo punto siamo nel campo della pura speculazione – anzi, per dirla all’anglosassone, dell’educated guess. Però chi scrive ha come l’impressione che le cose potrebbero essere andate diversamente, che forse il messaggio della Thomas era più qualcosa del genere: «non voglio stirare le tue mutande e non voglio neanche che tua madre lo faccia» (diciamo che mi piace crederlo, vedi alla voce: proiezione) e che Zambrano abbia inconsciamente adattato il messaggio a un’atavica ideologia italica. Secondo cui 1) gli uomini sono dei perfetti idioti di default e di conseguenza 2) per cavarsela nei più basilari compiti della vita quotidiana ha bisogno di una badante di sesso femminile. Ne consegue che, se una donna vuole ricavarsi qualche spazio, l’unica è sbolognare il marito da mammà.

Qui veniamo al punto: mammà.

Perché in Italia la mamma è sempre la mamma – non madre, bensì mamma, termine che evoca qualcuno che accudisce, nutre, pulisce la bavetta a qualcun altro che autosufficiente non è – fino a che morte non vi separi. È un topos radicato nella nostra cultura al punto che dire a un uomo «le mutande fattele stirare dalla mamma» è un atto di ribellione femminista. Questo comporta, sì, che molte donne, in quanto madri, non abbiano tempo per se stesse né per la carriera (dove lo trovi se ancora ti tocca cucinare per i figli che hanno 25 anni?) ma soprattutto che i figli-di-mammà non siano mai incoraggiati a essere autosufficienti.

E, nella modesta opinione di chi scrive, questo vale per le femmine tanto quanto per i maschi. La mammocrazia non fa male alle donne, per lo meno non soltanto. Fa male all’Italia.

E, per favore, non stiratele le mutande.

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