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01:58 giovedì 6 agosto 2026
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.
La crisi climatica sta causando un nuovo tipo di gentrificazione e stavolta la vittima non sarà la città ma la provincia Lo dimostra una ricerca della Universitat Autònoma de Barcelona: aree con più verde, meno popolate e lontane dal centro stanno diventando le più appetibili. E costose.
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.

I postumi neri

I libri usciti postumi sono come i loro fratelli "normali"? Riflessione e lettura de La ragazza dei cocktail, l'ultima uscita di James Cain.

19 Febbraio 2013

Da anni ho smesso di leggere noir, hard-boiled et similia. Ho attraversato intorno ai vent’anni un’intensa fase Chandler (che considero sempre un grande scrittore) e mi sono appassionato alla produzione di Jean-Patrick Manchette (oggetto all’epoca di un intelligente recupero di Stile libero), e ho adorato molte delle cose scritte da Ellroy anche prima che diventasse un Autore di celebrati romanzi storici, ma a un certo punto ho assunto la posizione integralista “i noir mi hanno rotto le palle”, dovuta un po’ all’inondazione del noir nell’Italia di fine anni Novanta, resa ancora più fastidiosa dalle pretese pseudo-politiche pseudo-antisistema di molti di quei libri, un po’ alla mia ricerca personale di romanzi su cui fare apprendistato o da cui rimanere segnati per sempre, che non potevano essere i noir. Ed è durata per molto, tanto che in questi anni mi sono capitati tra le mani romanzi che in qualche modo si ispiravano alla (o giocavano con la) tradizione noir e hardboiled, come Imperial bedrooms e Vizio di forma, per dirne due bellissimi, e ho letto Sei pezzi da mille e American tabloid, ma mai un noir in senso stretto, lo giuro.

Per dire che mi sono avvicinato all’inedito di James Cain, La ragazza dei cocktail, pubblicato quest’anno in America e uscito in Italia da qualche giorno per Isbn nella traduzione di Marco Rossari, con un entusiasmo da neo-neofita, curioso di ritrovare le atmosfere di Cain, ovvero un maestro del genere o, più precisamente, di una sua personale declinazione tendente al melodramma, Il postino suona sempre due volte, Mildred Pierce, La morte paga doppio, il quale, dopo una brillante carriera come scrittore e sceneggiatore di storie torbide, tutte sesso, thanatos e denaro, avrebbe dilapidato il suo patrimonio letterario tentando altre strade senza risultati degni di nota, fino al ritorno sulla retta via della perdizione rappresentato da questo libro scritto nel corso del suo ultimo anno di vita e mai arrivato alla pubblicazione, fino a quando Charles Ardai, editor di Hard Case Crime a autore di una interessante postfazione, dopo lunghe ricerche, lo ha riportato alla luce.

Leggere La ragazza dei cocktail è stato divertente, molto divertente. Joan Medford, protagonista e voce narrante, è una ragazza di ventun anni con un figlio di tre rimasta vedova e sospettata di avere provocato l’incidente stradale che ha causato la morte del marito. La sua vita è votata a un unico scopo, cercare i soldi per mantenere suo figlio, ricerca che la obbliga ad affidare il bambino alla sua acidissima cognata che coltiva esplicite mire di adozione sul nipote (la dinamica psicologica più forte di tutto il libro). Ma Joan Medford è anche una ragazza di ventun anni che piace agli uomini e che, proprio grazie a questo suo talento, riesce a trovare lavoro in un bar come cameriera in moderato déshabillé. Dal bar al corteggiamento di qualche danaroso cliente il passo è non solo breve ma praticamente obbligato visto che siamo in un noir.

Ma anche il manierismo possiede le sue virtù e resta inalterato il gusto di rituffarsi nell’estetica del noir anni 30-40 che nel nostro immaginario ha conquistato uno spazio paragonabile forse solo a quello del western.

Divertente, dicevo, come può esserlo guardare un film in bianco e nero con donna fatale, fumo di sigaretta e macchine cromate, perché il libro, che non sembra avere una precisa collocazione temporale (ma potrei sbagliarmi), anche se venne scritto nel 1976, appare esattamente come un saggio in stile, un Cain che riscrive il Cain se stesso degli anni Trenta-Quaranta, al punto che si può provare in certi momenti la strana sensazione di essere di fronte a una parodia. Ma anche il manierismo possiede le sue virtù e resta inalterato il gusto di rituffarsi nell’estetica del noir anni Trenta-Quaranta (oltre a Cain, soprattutto Chandler e Hammett), che nel nostro immaginario ha conquistato uno spazio paragonabile forse solo a quello del western nella speciale estetica dei periodi storici che diventano generi letterari.

Non è tanto, quindi, su un piano di compiutezza del romanzo – ripeto: è un libro molto divertente, che si legge d’un fiato – quanto su un piano più astrattamente etico che La ragazza dei cocktail è un altro di quei casi in cui la pubblicazione postuma appare una scelta discutibile o da discutere. Dal processo che Ardai descrive sommariamente nella postfazione, si capisce bene che il libro è stato costruito attraverso una serie di scelte soggettive o persino arbitrarie, per quanto scrupolose, dell’editor (Ardai parla dell’esistenza di numerose versioni, alcune addirittura scritte in terza persona). E proprio leggendo le sue parole mi è venuto da ripensare a due libri recenti che ho deciso di non leggere proprio per questo motivo – Il re pallido di Wallace e L’originale di Laura di Nabokov – e a un terzo libro – Il Terzo Reich di Bolaño – altro discutibile postumo che, invece, ho letto. E, in definitiva, mi sono reso conto che nel mio caso funziona al contrario di come dovrebbe funzionare, o di come l’editoria pensa debba funzionare il genere lost/last novel: quanto più sono fan di uno scrittore, tanto più tendo a non leggere libri che non hanno potuto avere il suo totale controllo.

Se c’è una cosa che gli scrittori noir, autori di libri che parlano di gente che uccide per denaro, hanno dimostrato senza ipocrisia, è che si può scrivere e pubblicare per denaro.

Ma mi rendo anche conto, mentre scrivo questa riga, che il mio è un atteggiamento infantile e da romantico della letteratura, quel tipo di atteggiamento che osservato negli altri sembra sempre terribilmente patetico o ridicolo, ma in noi stessi diventa motivo d’orgoglio. Se c’è una cosa che gli scrittori noir, autori di libri che parlano di gente che uccide per denaro, hanno dimostrato senza ipocrisia (fuori dal testo e forse usando il testo come metafora), è che si può scrivere e pubblicare per denaro. Una laica chiarezza che in certi momenti sposerei completamente e che seppellisce tutte le visioni romanticheggianti e liricizzanti della letteratura come missione spirituale. Perché allora non vendere appunti e tentativi e autoparodie con copertine e titoli? Se la letteratura è un lavoro, allora il romanzo postumo è la sua pensione di reversibilità.

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