Hype ↓
23:23 mercoledì 18 marzo 2026
Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.
Una ragazza ha trovato la discarica in cui è stato buttato il tappeto rosso degli Oscar, ci è entrata, ha strappato un pezzo del tappeto, se l’è portato a casa e ne ha fatto un tappeto da salotto La ragazza, Paige Thalia, ha documentato tutto su TikTok e ha precisato che con la stoffa avanzata ha fatto una copertina per il suo cane.
Per la prima volta verrà trasmesso in tv il documentario sul concerto dei Pink Floyd a Pompei Stasera, dalle 23:35 su Rai5 verrà mandato in onda per la prima volta Pink Floyd: Live at Pompei MCMLXXII.
Vogue ha fatto causa a un giornale di moda per cani perché si chiama Dogue Secondo la casa editrice Condé Nast, il magazine, che ha una circolazione di 100 copie, «potrebbe danneggiare in maniera irreparabile la reputazione di Vogue».
Hans Zimmer ha confermato che la persona che canta nel trailer di Dune 3 è proprio Timothée Chalamet Alcuni fan avevano riconosciuto subito la voce dell'attore, ma adesso è arrivata anche la conferma del compositore della colonna sonora del film.
L’annuncio di Meloni ospite del podcast di Fedez sembrava la cosa più assurda della campagna referendaria. Poi abbiamo visto il trailer della puntata La puntata verrà pubblicata giovedì 19 marzo alle 13. Nel frattempo, abbiamo un trailer che ha già raggiunto altissime vette di surrealismo.
Il fatto che continui a chiedere alla Nato di intervenire nello Stretto di Hormuz dimostra che Trump non ha capito cos’è la Nato La Nato non può fare nulla perché è un'alleanza difensiva, che tra l'altro non è neanche stata interpellata prima degli attacchi Usa e Israele contro l'Iran.
La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.

Toshio Suzuki, l’uomo che inventò lo Studio Ghibli

I geni dello Studio Ghibli, appena uscito per Dynit Manga, è un "diario" del produttore che, assieme a Hayao Miyazaki e Isao Takahata, ha cambiato per sempre la storia dell'animazione giapponese e mondiale.

04 Luglio 2023

Prima di lavorare nello Studio Ghibli, Toshio Suzuki ha fatto il giornalista. È stato il primo responsabile della rivista Animage, una delle più importanti del Giappone, e ha intercettato un tema che, fino a quel momento, nessun altro aveva intercettato. Ha aiutato a creare un certo tipo di giornalismo e di approfondimenti; ha lottato contro i pregiudizi e i luoghi comuni (sua madre diceva ai vicini che frequentava ancora l’università pur di non ammettere di avere un giornalista in famiglia). Quando ha chiuso il primo numero Animage, si è sentito un miracolato. Non sapeva niente di animazione, eppure ci era riuscito. Incredibile. Mentre metteva insieme gli articoli, le interviste e le foto ha incontrato Hayao Miyazaki e Isao Takahata. Due tipi strani, come li ricorda nei Geni dello Studio Ghibli, pubblicato da Dynit, ma palesemente eccezionali. In qualcosa si somigliavano, dice Suzuki, e in qualcos’altro si respingevano. Lavoravano insieme, e allo stesso tempo si evitavano.

Prima di diventare un film, Nausicaä è stato un manga, e a volere quel manga fu proprio Suzuki. Non conosceva il mondo della produzione, e così provò a imparare tutto quello che c’era da imparare da Takahata. Si trasformò nella sua ombra. Lo ascoltava, prendeva appunti, capiva. Era entrato nel cerchio magico degli animatori giapponesi, e stava provando a capire una realtà che, fino a poco prima, non aveva mai frequentato. È quello che fanno i più bravi: si adattano. Ma non si limitano a imitare: rubano, approfittano, rigirano. Sono venditori nati. Sono imprenditori di sé stessi. All’inizio, come racconta nel suo libro, Suzuki si divise tra Animage e Studio Ghibli. La mattina tra gli storyboard, e la sera tra gli articoli da chiudere. Un po’ tra quei pazzi che stavano per rivoluzionare l’animazione giapponese – pardon: l’animazione mondiale – e un po’ nella redazione di una rivista che stava ancora mettendo radici.

Suzuki aveva visto qualcosa che nessun altro era stato in grado di vedere; aveva intuito, stando semplicemente accanto a Miyazaki e a Takahata, come sarebbe stato il futuro. Era un giornalista, e quello che aveva era una visione editoriale. I produttori in Giappone non sono solo gli investitori; sono anche quelli che si fanno venire le idee per portare a compimento un film, per la promozione, per coinvolgere brand e aziende. E Suzuki, in questo, è sempre stato un fuoriclasse. Se un film ha avuto successo, è stato per una scelta che ha preso o per una che ha suggerito a qualcun altro di prendere. La cosa più interessante di I geni dello Studio Ghibli è proprio questa: vedere in che modo, negli anni, Suzuki si è mosso. Quando ha lasciato il suo lavoro da giornalista e si è dedicato totalmente allo Studio Ghibli. Quando, in qualche modo, convinceva Miyazaki a calmarsi. Le decine di contatti che è stato in grado di mettere insieme e di organizzare.

Se Miyazaki e Takahata sono stati i due condottieri dello Studio Ghibli, i suoi eroi, Suzuki è stato il generale: spesso nelle retrovie, nascosto, mai in primo piano, ma consapevole di tutto quello che stava succedendo. Ha capito perfettamente con chi aveva a che fare. Non esagerava, non arrivava alla rottura; si fermava esattamente un minuto prima. Non era un manipolatore, era uno che sapeva ascoltare. Guardava una stanza e vedeva le persone che la popolavano. Suzuki ha decifrato il carattere di Miyazaki e ha accettato quello di Takahata. Ha visto nel primo un lavorato instancabile, e nel secondo un perfezionista ozioso. Ha coinvolto talenti, doppiatori, cantanti e capitani di industria. Ha sempre avuto l’idea giusta al momento giusto. Quando, per esempio, era necessario fare spazio ai nuovi talenti. Oppure quando, insieme a Miyazaki, ha capito l’importanza di dare un contratto a tempo indeterminato agli animatori, in modo da poterli formare e da averli sempre pronti, a disposizione. O quando per primo ha dato una possibilità a Gorō, figlio di Hayao, dicendogli di costruire il Museo Ghibli (in realtà, prima si è assicurato di avere il consenso e l’appoggio di Miyazaki senior, e solo in un secondo momento è andato avanti).

Nei Geni dello Studio Ghibli Suzuki non si risparmia sui retroscena e sulle curiosità; non nasconde i fallimenti che ha dovuto sopportare, e le sfide che ha imparato a superare. Non gira intorno alla mancata conclusione di Una tomba per le lucciole, al travagliatissimo sviluppo di Pioggia di ricordi o alla genesi incredibile, e abbastanza impensabile, de La città incantata. Non nasconde nemmeno la sorpresa – sua, di Miyazaki e del resto dello Studio – per la vittoria dell’Oscar per il miglior film di animazione. Suzuki è un giapponese estremamente pratico, modernissimo, disposto a sperimentare e a studiare. In questo libro, che è più un saggio che un diario, riesce a ricostruire, anche non volendo, lo stato dell’industria cinematografica giapponese. Per esempio, ammette candidamente che dopo il successo de La città incantata e dopo l’arrivo dei multisala era vitale per tutti non ripetere risultati del genere: perché altri film non avrebbero avuto la loro possibilità di essere programmati e la produzione nazionale avrebbe rischiato di ristagnare.

Parla dell’accordo con Disney, primo distributore americano dei film Ghibli, come di una cosa normalissima. Il successo internazionale, spiega, è arrivato con Principessa Mononoke, un film d’azione. Il mercato europeo e americano si aspettavano più Giappone, e così Il castello errante di Howl ha preso tutti in contropiede. L’incontro con Ursula Le Guin, per I racconti di Terramare, fu vivace e per niente prevedibile. Per promuovere Kiki – Consegne a domicilio, Suzuki non esitò a coinvolgere sua figlia e le sue amiche per lo sviluppo di uno speciale televisivo: giocheranno a fare le streghe. E per Porco Rosso, invece? L’idea iniziale era quella di fare un cortometraggio per la Japan Airlines, ma poi lo storyboard diventò più lungo, Miyazaki si fece prendere la mano e arrivò a un film di sessanta minuti. E allora? Suzuki non si fermò; decise di rilanciare. Japan Airlines rimase a bordo dell’operazione, e questo nonostante la scelta di un protagonista con la faccia di un maiale.

La caratteristica più importante di Suzuki non è mai stata la sua diplomazia. E nemmeno la visionarietà. Questa ce l’aveva, e continua ad averla. Guardate quello che sta facendo, ora, con How do you live?: nessuna promozione, nessun poster; nessun trailer. Niente. In un’epoca in cui tutti vogliono apparire, in cui sappiamo per filo e per segno la trama di qualunque film prima ancora della sua uscita, lui è andato nella direzione opposta. No, la sua caratteristica più importante è sempre stata un’altra, e cioè la capacità di riconoscere negli altri il talento e di capire immediatamente come fare per valorizzarlo. Da Nausicaä a Si alza il vento e La storia della principessa splendente, c’è sempre un pezzettino di Suzuki. Del suo modo di condurre gli incontri e di far scivolare tra le persone, con nonchalance, le sue idee. È stato lui, per dire, a suggerire Hideaki Anno per doppiare Jiro, il protagonista di Si alza il vento. Ed è stato sempre lui a far andare bene a Joe Hisaishi, storico compositore e collaboratore dello Studio, la canzone composta per Ponyo.

Ecco, I geni dello Studio Ghibli funziona come come una mappa. E se da una parte ci sono i film – alcuni dei quali, in questi giorni, stanno per tornare al cinema con Lucky Red e la rassegna Un mondo di sogni animati – dall’altra ci sono le persone. L’animazione, dopotutto, è un mestiere di gruppo, che parte dal singolo ma che poi si allarga agli altri. E questo Toshio Suzuki l’ha sempre saputo. Non ha mai sottovalutato il pubblico (quando si cominciò a pubblicizzare Principessa Mononoke, non si tirò indietro davanti alla decisione di parlare di morte nel trailer; in questo modo, disse, le persone verranno preparate). E non ha mai esitato ad affidarsi e a fidarsi di Miyazaki e Takahata. Nel primo ha trovato un amico e un punto di riferimento; nel secondo una sfida e un maestro. Se oggi possiamo godere dei classici dello Studio Ghibli, è anche, e forse soprattutto, per merito suo. Toshio Suzuki è stato – e per certi versi è ancora, con la sua voglia di trovare un erede per lo Studio Ghibli – uno degli ingranaggi fondamentali di una delle realtà più ricche, prolifiche e artisticamente avanzate dell’animazione giapponese.

Articoli Suggeriti
Per la prima volta verrà trasmesso in tv il documentario sul concerto dei Pink Floyd a Pompei

Stasera, dalle 23:35 su Rai5 verrà mandato in onda per la prima volta Pink Floyd: Live at Pompei MCMLXXII.

Hans Zimmer ha confermato che la persona che canta nel trailer di Dune 3 è proprio Timothée Chalamet

Alcuni fan avevano riconosciuto subito la voce dell'attore, ma adesso è arrivata anche la conferma del compositore della colonna sonora del film.

Leggi anche ↓
Per la prima volta verrà trasmesso in tv il documentario sul concerto dei Pink Floyd a Pompei

Stasera, dalle 23:35 su Rai5 verrà mandato in onda per la prima volta Pink Floyd: Live at Pompei MCMLXXII.

Hans Zimmer ha confermato che la persona che canta nel trailer di Dune 3 è proprio Timothée Chalamet

Alcuni fan avevano riconosciuto subito la voce dell'attore, ma adesso è arrivata anche la conferma del compositore della colonna sonora del film.

La seconda vita di Tracey Emin sembra molto più serena della prima

Oltre a ripercorrere la carriera della rockstar dell’arte contemporanea, la mostra alla Tate Modern di Londra celebra il suo rinnovato amore per la pittura e una pace finalmente raggiunta.

Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr

Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.

In Non scrivere di me Veronica Raimo mostra quanto, nella vita reale, il confine tra amore e violenza possa essere ancora pericolosamente sfumato

Una ragazza con velleità intellettuali si innamora di uno più cool di lei, che la vuole ma in fondo non così tanto, e perde la testa: inizia così il nuovo romanzo di Veronica Raimo, una storia d'amore, dolore e sorellanza.

Agli Oscar due film hanno vinto lo stesso premio e così molte persone hanno scoperto che agli Oscar si può pareggiare e che è già successo sette volte in passato

È avvenuto nella categoria Miglior cortometraggio live action, dove il premio lo hanno vinto sia The Singers che Two People Exchanging Saliva.