Hype ↓
19:14 giovedì 4 giugno 2026
Il brand di skincare The Ordinary se la sta prendendo con l’assurdo marketing e i prezzi folli dei brand di skincare “Buy the ingredients, not the hype”, si intitola la nuova campagna del brand, in cui a prodotti di uso comune viene applicata la stessa maggiorazione di prezzo che si usa con gli ingredienti dei cosmetici.
Phoebe Bridgers ha organizzato un concerto a sorpresa al Madison Square Garden di New York e i biglietti costano un dollaro Il concerto è previsto per questa sera e varrà la solita regola a cui Bridgers tiene molto: niente telefoni.
Per la prima volta al mondo, una cittadina in California ha votato per impedire totalmente e permanentemente la costruzione di data center È successo a Monterey Park, dove l'86 per cento dei cittadini ha votato per vietare per sempre la costruzione di data center.
A Oxford sta per aprire la prima libreria che vende esclusivamente romantasy Si chiama Bad Girl Books e l'ha aperta Starlin Marot, che prima di diventare libraia faceva la tiktoker. La booktoker, per la precisione. Di romantasy, ovviamente.
L’ultima moda tra i miliardari è comprarsi lo scheletro di un dinosauro Vengono battuti per milioni di dollari dalle più prestigiose case d'asta del mondo e acquistati da miliardari che si sono un po' stufati delle "normali" opere d'arte.
Sempre più giovani si dedicano al solomaxxing, cioè rimanere single perché per trovare un partner servono troppo tempo e troppi soldi Essere single non per scelta sentimentale o filosofica, ma perché le relazioni hanno un costo che il reddito medio non copre più.
Per festeggiare il centesimo compleanno il brand islandese 66°North si è inventato una delle campagne più riuscite degli ultimi anni Cento persone, nate ognuna in uno degli anni trascorsi dal 1926 a oggi, fotografate con addosso i loro vecchi capi 66°North, quelli a cui sono più affezionati.
Nelle praterie della Mongolia è stata costruita una galleria d’arte che sembra un’astronave precipitata sulla Terra Si chiama Praire Ark, l'ha disegnata lo studio architettonico cinese Büro Ziyu Zhuang ispirandosi alla saga di Alien di Ridley Scott.

Il 2020 ha visto la rinascita dei glory hole

03 Settembre 2020

Se c’è una cosa che la pandemia ha messo definitivamente in stand by per molte persone, è la loro vita sessuale. Per ovviare a questo spiacevole inconveniente, in molti si sono attrezzati come potevano, al punto da riportare in auge una delle istituzioni dei club gay dagli anni Sessanta in poi: i glory hole. Come riporta Slate, infatti, i glory hole hanno trovato nuova vita nella pandemia e sono addirittura sostenuti dai funzionari della sanità pubblica che in diversi stati hanno alluso (se non apertamente raccomandato) a questo vecchio escamotage per ridurre al minimo la possibilità di contrarre il Coronavirus senza rinunciare al sesso occasionale.

Il B.C. Centre for Disease Control del Canada e il Department of Health and Mental Hygiene di New York, fra gli altri, hanno raccomandato, in un modo o nell’altro, l’uso dei glory hole per gli incontri sessuali. A New York, il bollettino ufficiale sul sesso sicuro ai tempi del Covid non li menziona direttamente, ma consiglia ai residenti di «rendere [il sesso, ndr] un po’ stravagante» e di «essere creativi con posizioni sessuali e barriere fisiche, come i muri». Come spiega Slate, «i glory hole limitano il contatto faccia a faccia che è potenzialmente pericoloso, ma non è chiaro quali siano i loro rischi. Ciò dipende in parte dall’ambiente che li ospita e da altri fattori; intanto, i ricercatori hanno rilevato il virus nello sperma, ma non hanno stabilito se il Covid-19 possa essere trasmesso dal liquido seminale. Tuttavia, se le persone continueranno a fare sesso con estranei, come i funzionari della sanità pubblica hanno ampie ragioni di credere, i glory hole potrebbero essere tra i luoghi più sicuri». I glory hole sono spesso considerati «una reliquia di un’era diversa e più oscura del sesso omosessuale». Hanno una lunga storia, ma via via che la comunità Lgbtq+ è uscita allo scoperto, rivendicando i propri diritti, sono gradualmente passati di moda. Nel 2018, un museo australiano ne ha aggiunto uno alla sua collezione, ritenendolo un oggetto degno di interesse culturale.

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