Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.
Il 2020 ha visto la rinascita dei glory hole
Se c’è una cosa che la pandemia ha messo definitivamente in stand by per molte persone, è la loro vita sessuale. Per ovviare a questo spiacevole inconveniente, in molti si sono attrezzati come potevano, al punto da riportare in auge una delle istituzioni dei club gay dagli anni Sessanta in poi: i glory hole. Come riporta Slate, infatti, i glory hole hanno trovato nuova vita nella pandemia e sono addirittura sostenuti dai funzionari della sanità pubblica che in diversi stati hanno alluso (se non apertamente raccomandato) a questo vecchio escamotage per ridurre al minimo la possibilità di contrarre il Coronavirus senza rinunciare al sesso occasionale.
Il B.C. Centre for Disease Control del Canada e il Department of Health and Mental Hygiene di New York, fra gli altri, hanno raccomandato, in un modo o nell’altro, l’uso dei glory hole per gli incontri sessuali. A New York, il bollettino ufficiale sul sesso sicuro ai tempi del Covid non li menziona direttamente, ma consiglia ai residenti di «rendere [il sesso, ndr] un po’ stravagante» e di «essere creativi con posizioni sessuali e barriere fisiche, come i muri». Come spiega Slate, «i glory hole limitano il contatto faccia a faccia che è potenzialmente pericoloso, ma non è chiaro quali siano i loro rischi. Ciò dipende in parte dall’ambiente che li ospita e da altri fattori; intanto, i ricercatori hanno rilevato il virus nello sperma, ma non hanno stabilito se il Covid-19 possa essere trasmesso dal liquido seminale. Tuttavia, se le persone continueranno a fare sesso con estranei, come i funzionari della sanità pubblica hanno ampie ragioni di credere, i glory hole potrebbero essere tra i luoghi più sicuri». I glory hole sono spesso considerati «una reliquia di un’era diversa e più oscura del sesso omosessuale». Hanno una lunga storia, ma via via che la comunità Lgbtq+ è uscita allo scoperto, rivendicando i propri diritti, sono gradualmente passati di moda. Nel 2018, un museo australiano ne ha aggiunto uno alla sua collezione, ritenendolo un oggetto degno di interesse culturale.