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16:48 domenica 22 marzo 2026
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

Gli algoritmi della letteratura

Nell'era della retromania, parlare di generi letterari è tornato di moda. È un bene, perché le classificazioni aiutano a capire cosa ci piace davvero.

05 Luglio 2017

Quando a diciannove anni, dopo la pubblicazione del mio primo libro, mi ritrovai a bazzicare l’editoria, la cosa che più mi impressionava era la precisione vaticinante con cui i boss delle case editrici suddividevano i libri letti in sottogeneri letterari: “Adesso Tizio ci ha proposto un’autofiction dispotica niente male, sai? C’è sangue. E Caio, che invece si è impelagato con un cappa e spada ucronico a luci rosse?”. Ero affascinato dalla loro capacità di identificare ogni storia così su due piedi, e di giudicarla per eccesso o per difetto di propulsione sanguigna. Più che editori, sembravano cardiochirurghi in grado di intercettare il pompaggio venoso di un paziente, e di monitorarne la sempre invocata potenza del battito. Stando ai loro sistemi di ragionamento, tuttavia, Thérèse Raquin di Zola doveva essere un horror sui vampiri. Che però, a rifletterci con dieci anni di letture in più sulle spalle, cos’altro è Thérèse Raquin se non un horror sui vampiri? Almeno tanto quanto L’isola di Arturo di Elsa Morante è un romanzo di formazione a tematica lgbt, se letto secondo i criteri correnti.

alberoE io adoro i criteri correnti. Gli stessi che identificano e organizzano materiale utile al posto mio, e fanno sì che Netflix individui per me le serie tv o i documentari affini ai miei gusti dopo aver effettuato una ricerca che io non avrei mai fatto, attraverso chissà quali algoritmi che in fondo sono pròtesi della mia psiche. Laddove fino a dieci anni fa la critica prescriveva cosa leggere a un pubblico prono, ora a portarci per mano non sono più le idiosincrasie di uno o più sistemi culturali in carica ma, in una specie di training autogeno indiretto, in cui la nostra pigrizia è rimasta pressoché invariata, ci indirizziamo da noi. Risultato: le scelte che facciamo, i film che vediamo e i libri che leggiamo, rischiano di essere quelli che ci piacciono veramente. È una bella novità. Ne emerge che la riviviscenza del genere, in questo momento, ci piace. Thriller, fantahorror, storie di camorra: ma sempre più reinterpretate di sbieco, come apparati di qualcos’altro, come sole cornici possibili per gli argomenti che ci interessano: l’alimentazione, lo sport, l’inquinamento, il cancro, le droghe. Storie comunque sempre più nere e strane. Dalla raccolta di racconti horror Albero di carne di Stephen Graham Jones (Racconti edizioni) a La cosa marrone chiaro e altre storie dell’orrore di Fritz Leiber (Cliquot), da La Vegetariana di Han Kang (Adelphi) all’ultimo numero di Nuovi Argomenti dedicato ai fantasmi, fino al bellissimo saggio di Francesco Orlando sul fantastico appena pubblicato da Einaudi, le librerie tornano a riempirsi di testi soprannaturali e sul soprannaturale più di quanto si azzardasse all’inizio degli anni Novanta, quasi in risposta alle numerose serie tv sul tema e ai film più attesi dei prossimi mesi, come la seconda serie di Stranger Things, la nuova Twin Peaks e il ritorno di It al cinema.

50cc046aa1b961c1440ed82a0ae1fc77_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyIl problema del “genere letterario”, nero o rosa che sia, è sempre relativo, anche perché credere di averne identificato uno non significa mai aver capito perché proprio quello e non un altro a un certo punto incominci a imporsi. Sembrerebbe più un lavoro per psicologi junghiani che per critici letterari, è vero; rischia però di tornare utile proprio di questi tempi, davanti allo strano fenomeno della retromania, dell’ossessione non tanto per le storie di genere ma per l’omaggio feticistico al genere, per la rivalutazione a tutti i costi, che da True Detective a Lo chiamavano Jeeg Robot viene spalleggiata in libreria dai romanzi di Ligotti, Volodine, Pizzolato, Vermeer, Natasha Pulley e moltissimi altri, assumendo il profilo di un’offerta votiva, di un brindisi rivolto a un Dio Genere tanto giocoso quanto fondamentalmente distruttivo.

Proprio perché i libri e i film più interessanti degli ultimi anni non bevono alla fonte della commedia dantesca ma a quella della mitologia televisiva, di Instagram e delle serie tv, dovremmo incominciare a nutrire il sospetto che il b movie, l’horror e il comico-trash considerati una moda passeggera negli anni Novanta, contrassegneranno le numerose e redivive biblioteche del futuro. Per ora ci troviamo in una fase di transizione in cui il tentativo è ancora quello di “innalzare” il genere valutato basso, ma il punto non è l’innalzamento, è il ritorno al genere in sé. È dal genere che stiamo attingendo tutti. Le classificazioni a volte sono necessarie, servono a fare chiarezza, a non farci perdere troppo tempo nella ricerca di ciò che ci piace.

Dal numero 31 di Studio, in edicola
Immagine in evidenza Getty Images
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