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Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
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Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo

Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.

06 Marzo 2026

L’ombra di Michelangelo torna al centro della storia dell’arte attraverso un doppio binario investigativo che fonde analisi tecnologica e la ricerca d’archivio. Da un lato, la “Pietà spirituali“, una tela passata quasi inosservata in un’asta del 2020, emerge oggi come un possibile autografo della maturità grazie a uno studio coordinato da Michel Draguet. Dall’altro, il busto marmoreo del Cristo Salvatore, rimasto per secoli nell’oscurità della Basilica di Sant’Agnese fuori le mura a Roma, viene riattribuito al maestro dalla ricercatrice Valentina Salerno. Come scrive Exibart, è un momento di revisionismo estetico che sfida la narrativa consolidata di un Michelangelo iconoclasta, intento a distruggere le proprie opere prima della morte, rivelando invece un artista che avrebbe pianificato con cura il passaggio della propria eredità a una cerchia di fedelissimi.

Le Pietà spirituali

Il contrasto tra i metodi di indagine sottolinea la complessità di questa operazione di recupero. Se per la Pietà Spirituali la prova della paternità risiede in un dossier di 600 pagine fatto di datazioni al radiocarbonio, riflessi di lacca di cocciniglia messicana e monogrammi invisibili svelati dalla fluorescenza a raggi X, per il marmo di Sant’Agnese la chiave è puramente documentale. Salerno, muovendosi tra scartoffie notarili e inventari postumi, ha rintracciato le fila di una rete discreta che ha protetto sculture e disegni, preservandoli all’interno di istituzioni religiose, lontano dall’ingordigia del mercato. Entrambe le ricerche suggeriscono che il “nuovo” Michelangelo non sia un’allucinazione attributiva, ma il risultato di una stratificazione di prove che spaziano dalla chimica dei pigmenti alla logistica di una stanza chiusa a chiave e accessibile solo a pochi intimi.

Il busto in marmo esposto all'interno della Basilica di Sant'Agnese fuori le mura, identificato come opera di Michelangelo Buonarroti, rimasto senza attribuzione per secoli, a seguito di un decennio di ricerche d'archivio condotte dalla ricercatrice italiana Valentina Salerno a Roma il 4 marzo 2026 (Foto di Filippo Monteforte/AFP via Getty Images)

Il busto in marmo esposto all’interno della Basilica di Sant’Agnese fuori le mura, identificato come opera di Michelangelo Buonarroti, rimasto senza attribuzione per secoli, a seguito di un decennio di ricerche d’archivio condotte dalla ricercatrice italiana Valentina Salerno a Roma il 4 marzo 2026 (Foto di Filippo Monteforte/AFP via Getty Images)

Al centro di questa riscoperta si ritrova la tensione religiosa dell’ultimo decennio del Buonarroti, segnato dal dialogo con la poetessa Vittoria Colonna e dall’influenza del circolo riformatore dell’Ecclesia Viterbiensis. Tanto nella tela quanto nel busto, la figura di Cristo abbandona l’iconografia tradizionale della Passione per una quiete cosmica e monumentale. È un’estetica dove la materia, che sia essa lino o marmo, si fa manifesto di una spiritualità tormentata e profonda. Mentre il busto di Sant’Agnese torna a brillare sotto un nuovo assetto critico, la Pietà Spirituali attende il verdetto definitivo della comunità scientifica in un dibattito che si prospetta, necessariamente, lungo e aspro.

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