Il sergente maggiore Gannon Ken Van Dyke ha piazzato ben 13 scommesse sulla cattura di Maduro. Ovviamente le ha vinte tutte.
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI
L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
Dopo aver messo in guarda per anni i suoi lettori dai pericoli di un utilizzo eccessivo e indiscriminato dell’intelligenza artificiale nella scrittura di articoli giornalistici, Ars Technica ha cancellato un articolo giornalistico che conteneva citazioni inventate da ChatGPT, scusandosi per l’accaduto. Il pezzo, intitolato «Un agente AI ha pubblicato un attacco personale contro un utente», è ancora reperibile online. Come ricostruito da 404 Media, il lungo articolo ricostruiva un caso piuttosto intricato legato all’uso dell’AI nel mondo del coding open source.
La vicenda nasce su GitHub, dove un utente identificato come MJ Rathbun, sospettato di essere in realtà un bot, aveva proposto una modifica alla libreria Python. Scott Shambaugh, un volontario che collabora al mantenimento della stessa, ha respinto la proposta, spiegando di non poter accettare codice generato con l’intelligenza artificiale in un momento in cui sempre più programmatori si ritrovano senza lavoro a causa dell’avvento dell’AI, appunto. In risposta, Rathbun ha pubblicato un articolo critico accusando Shambaugh di fare gatekeeping. Quest’ultimo ha poi raccontato la propria versione dei fatti in un post sul suo blog, lamentandosi della sempre maggiore presenza di bot in ogni anfratto di internet.
L’articolo di Ars Technica, firmato da Benj Edwards e Kyle Orland, riprendeva il post di Shambaugh correttamente, ma includeva citazioni che non comparivano nel testo originale, tra cui una riflessione su come «il confine tra intenzionalità dell’umano e output della macchina diventerà sempre più difficile da tracciare». Shambaugh ha aggiornato il proprio blog per chiarire di non aver mai parlato con la testata né pronunciato quelle frasi. Edwards ha poi ammesso su Bluesky di aver usato ChatGPT per parafrasare rapidamente il post mentre era malato, definendo l’episodio un errore isolato e sostenendo che gli articoli della testata non sono generati con l’AI. Ars Technica ha quindi rimosso il pezzo e il direttore Ken Fisher ha pubblicato una nota ufficiale parlando di “grave violazione” delle policy interne e ribadendo che l’uso dell’IA non è consentito per la produzione di articoli, salvo casi esplicitamente etichettati.
Enrico Milano, 22 mila follower su Instagram guadagnati prendendo in giro Giani, è la prova che i meme ormai sono un mestiere vero e proprio. O, quantomeno, aiutano a trovarne uno.
Il sito contiene migliaia di video e foto di violenze, oltre a consigli e tutorial su come eseguirle e nasconderle. Ma, a quanto pare, le autorità non possono chiuderlo a causa di un cavillo.
Dopo il 2016, Instagram era diventato il rifugio di chi fuggiva da un Facebook ormai invivibile. Dieci anni dopo, chi c'era allora vede muoversi gli stessi maligni meccanismi che hanno rovinato tutte le piattaforme social.
È una pratica antica ma che finora era rimasta confinata negli antri più oscuri di internet. In questi mesi, però, abbiamo assistito al suo definitivo sdoganamento: ora è una forma di comunicazione politica accettata e apprezzata. Grazie, ovviamente, a Donald Trump.
Il sorrisetto soddisfatto della sindaca di Genova a molti ha ricordato un meme famosissimo: quello della Disaster Girl, di cui Salis è involontariamente diventata la versione "adulta".