Hype ↓
12:48 mercoledì 15 luglio 2026
Gli scienziati hanno trovato un nuovo tipo di zucchero nello spazio profondo e questa scoperta potrebbe aiutarci a capire l’origine della vita sulla Terra Si chiama eritrulosio ed è lo stesso zucchero che si trova nei lamponi, nel mais e negli autoabbronzanti.
È uscito il primo trailer di Digger, il nuovo film di Iñárritu, ed è davvero difficile credere che quello sia Tom Cruise L'attore interpreta un anziano miliardario egocentrico e scurrile la cui compagnia petrolifera provoca "accidentalmente" un'eco-catastrofe.
Le proteste contro i data center si stanno facendo sempre più diffuse, radicali e partecipate in tutto il mondo Le prime proteste si sono registrate negli Stati Uniti. Poi sono arrivati movimenti anche in Inghilterra e Olanda. E adesso si inizia a protestare anche in Italia.
Fa talmente caldo che a Firenze le cere anatomiche del Museo di Storia Naturale hanno rischiato di sciogliersi Un guasto all'impianto di aria condizionata ha messo a rischio quasi duemila modelli anatomici, alcuni dei quali hanno 250 anni.
A Bali i turisti consumano così tanta acqua che adesso il Paese deve affrontare una gravissima crisi idrica Un turista consuma indirettamente e direttamente tra i 2 mila e i 4 mila litri di acqua al giorno, un balinese se la deve cavare con 50.
Nonostante le innumerevoli critiche e stroncature, Michael è diventato il primo biopic nella storia del cinema a incassare un miliardo al botteghino mondiale 371,8 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Canada, 629,8 milioni nel resto del mondo: mai nessun biopic ha incassato così tanto.
In un lago in Arizona sono morti tutti i pesci, tutti assieme, tutti nello stesso momento, tutti per lo stesso motivo È successo al lago San Carlos, un bacino d'acqua artificiale, il più grande dello Stato. Ovviamente, c'entra l'inquinamento.
Sempre più coppie che divorziano usano l’AI per farsi dire come rispondere al partner, il che peggiora solo le cose Il problema è che se racconti a ChatGPT che il tuo partner fa questo e quest'altro, ChatGPT ti darà ragione e non perché tu abbia ragione, ma perché è costruito per farlo.

La guerra all’email

Workplace, il nuovo social à la Facebook da usare sul lavoro, è solo l'ultimo motivo per pensare che la posta elettronica ha i giorni contati. Ma è davvero così?

11 Ottobre 2016

Da poche ore Facebook ha deciso di estendere il suo potere capillare all’ambito lavorativo, probabilmente uno dei pochi che resisteva al suo dominio: è nato Workplace, un social network parallelo speculare a quello primigenio di Zuckerberg, ma la cui funzione è comunicare coi colleghi di lavoro. Messo a punto negli ultimi due anni a partire dal funzionamento del social più celebre – da cui non si discosta molto – Workplace permette di condividere documenti, foto e video, chattare privatamente e in pubblico e vedere i post degli altri utenti, organizzati dallo stesso algoritmo del News Feed. Se per capire se c’era davvero bisogno di un social coi crismi corporate ci vorrà ancora un po’ di tempo, un dato, nemmeno tanto in controluce, è già evidente: la comunicazione lavorativa a cui siamo abituati non funziona più così bene.

Il New Yorker commenta sul suo sito web l’ultima mossa strategica di Palo Alto scrivendo: «Workplace è un altro passo avanti nella guerra all’email». Come Slack – l’app di messaggistica istantanea sempre più popolare negli uffici e fuori – Yammer di Microsoft e altri, Workplace si inserisce in un segmento di mercato in espansione, la cui forza è data anche – soprattutto – dal declino della posta elettronica. L’email è un medium che appartiene al passato, dicono i suoi detrattori: crea ridondanze controproducenti, costringe a formule e prassi obsolete, complica il flusso delle comunicazioni (nel 2007 il venture capitalist Fred Wilson alzava bandiera bianca dichiarando piuttosto famosamente una «bancarotta delle email», e chiedeva a chi gli avesse scritto di riscrivergli: aveva smarrito il messaggio, con ogni probabilità; molto più recentemente, il Washington Post ha messo insieme un pratico tool per calcolare quante ore di vita sono state «sprecate» nelle email di lavoro).

Sales Of Low Cost Canned Meat Spam On The Rise Amid Rising Food Cost

Come spesso accade coi principali strumenti della comunicazione digitale, l’email è stata data per morta molto spesso negli ultimi anni: già nel 2011 un articolo di The Awl sentenziava che «le persone non vogliono più mandare email. Sono troppo scomode, lunghe e non è vero, in questo caso, che “There’s an app for that”». Basta pensarci, a tutte le email che eravate soliti ricevere nel 2009, e a quelle che ricevete ora: nel mezzo, gli amici e molti conoscenti hanno cominciato a scrivervi su WhatsApp o Messenger, il capo forse vi contatta su Slack, ed è più probabile che le persone conoscano il vostro nome su Twitter che il vostro indirizzo email. È il segnale di un cambio nelle abitudini prima più sotterraneo, fatto dall’affermazione di servizi come Unroll.me (per gestire le proprie iscrizioni a servizi che inviano posta indesiderata) e Boomerang (che promette di aiutare a raggiungere il mitico “Inbox Zero”, lo status iperuranico in cui non ci sono più mail in entrata da leggere), e poi più dichiarato: a settembre in Francia è stata approvata una legge che stabilisce il diritto legale a non rispondere alle missive ricevute fuori dall’orario di lavoro, una proposta in discussione da tempo anche in Germania.

L’anno scorso il magazine Inc. ha pubblicato un articolo che spiega, come da suo titolo, «perché l’email diventerà obsoleta entro il 2020»: «L’email è diventata un buco nero. Le persone non rispondono, o ci mettono una vita a rispondere (che è più o meno la stessa cosa). Le discussioni si inseriscono una dentro l’altra in thread multipli e nessuno ci capisce più niente. I filtri spam diventano troppo aggressivi. Passiamo ore a disfarci di messaggi irrilevanti. Entro il 2020, qualcuno avrà pensato a un modo per rendere la comunicazione digitale molto più efficiente. […] Se hai meno di vent’anni, è probabile che tu non abbia nemmeno un account di posta elettronica», scrive l’autore John Brandon, che ha ragione, almeno secondo un report americano di marzo che sanciva la totale impopolarità dell’email tra i giovani di età compresa tra 13 e 24 anni. Certo, nel futuro prossimo servirà necessariamente qualcosa in grado di unire un corpus di messaggistica enorme e sempre più frammentato, un compito difficile per un sistema chiuso e autonomo come Slack. Ma è solo questione di tempo?

Sales Of Low Cost Canned Meat Spam On The Rise Amid Rising Food Cost

A restituire l’immagine dell’email come di una specie a rischio di estinzione concorre anche il sito www.emailisnotdead.com, un manifesto online in difesa della posta elettronica che elenca diligentemente i dati ancora impressionanti della sua diffusione (al mondo ci sono 4,35 miliardi di indirizzi email, tanto per dire), col sotteso obiettivo di sottolineare che l’impero resiste e resisterà. D’altronde, se l’email è finita, perché ci ostiniamo tutti a usarla quotidianamente? In un articolo promozionale di Odrive, un servizio di cloud storage, l’autore Alex Teu spiega che se l’email fosse una persona, potrebbe dire come Mark Twain che la notizia della sua morte è fortemente esagerata: «Se ascolti gli esperti del tech, l’email è già morta di migliaia di morti. Fa schifo da qualsiasi prospettiva. Ogni giorno nasce una startup che la scalzerà», commenta ironico Teu.

Eppure, per registrarci a pressoché qualsiasi cosa usiamo la nostra email, e la nostra casella confusionaria è la stessa che ringraziamo quando possiamo non rispondere a un contatto molesto senza che veda che abbiamo visualizzato il suo messaggio, o sappia che l’abbiamo confinato a un provvidenziale filtro antispam. E chiunque abbia mai usato un’app di instant messaging sa cosa significa usarla per leggere testi molti lunghi. Con progetti come Workplace, la Silicon Valley vuole estendere la portata della sua Weltanschauung, quella che sfuma i confini tra professionale e privato, quella dei luoghi di lavoro dotati di centri per il relax e l’intrattenimento, quella dell’estetica airspace. Ma non è detto che riesca a farci dimenticare il fascino ormai vituperato e un po’ rétro di un’email.

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.