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16:25 mercoledì 17 giugno 2026
In Corea del Sud sono sempre più diffusi i siti dopaminici, cioè siti in cui fingi di comprare cose solo per far provare al cervello il piacere dell’acquisto Siti in cui si ordina cibo da ristoranti inesistenti o vestiti da negozi inventati. Tutto per avere quella scarica dopaminica senza spendere soldi.
In Antartide non ha mai fatto tanto caldo come nell’ultimo mese e gli scienziati dicono che la situazione ormai è «assolutamente pazzesca» Ci sono due gradi in più del precedente massimo registrato. La neve che copre il terreno si scioglie. In cima ai ghiacciai piove invece di nevicare.
La FIFA vuole coprire tutti i loghi dei brand con cui non ha accordi commerciali negli stadi del Mondiale, ma di questi loghi ce ne sono troppi e non ci sta riuscendo E dove ci è riuscita ha ottenuto un discreto effetto comico, come nel caso del telo bianco messo a coprire il logo Levi's al Levi’s Stadium di Santa Clara.
Nel loro concerto a Bologna i Kneecap hanno fatto salire sul palco Jose Nivoi del Calp per parlare del blocco con cui i portuali vogliono fermare le armi dirette in Israele Il sindacalista e attivista del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali ha anche annunciato un grande sciopero internazionale per ottobre, «a sostegno del popolo palestinese. A sostegno del popolo libanese. A sostegno di Cuba. Contro gli oppressori e contro gli imperialisti».
Le maglie da calcio più desiderate di questi Mondiali costano soltanto 50 dollari, raccontano New York e sono un’idea di Mamdani Sono state disegnate da un'artista di Brooklyn e realizzate da una piccola azienda famigliare di Bed Stuy. Una risposta al costosissimo merchandise ufficiale del Mondiale.
Un regista ha deciso di distribuire il suo primo film esclusivamente in videocassetta per protestare contro l’AI È la prima volta che succede in 22 anni. Il film si intitola This is How the World Ends e lo ha diretto Robert dos Santos.
In Cina hanno cancellato più di 12 mila corsi di laurea perché l’AI li ha resi obsoleti I tagli si sono concentrati soprattutto (come sempre in questi casi) nelle arti e nelle discipline umanistiche, ma ce ne sono stati parecchi anche nelle lingue straniere e nella gestione aziendale.
Una ricerca ha dimostrato che andare in bici fa così bene a corpo e mente che dovrebbe rientrare nelle politiche di salute pubblica La ricerca comprende 87 studi da 19 Paesi e conferma che la bici è uno dei più efficaci strumenti per migliorare la qualità della vita in città.

Perché i film favoriti agli Oscar 2022 stanno andando malissimo al botteghino

12 Dicembre 2022

C’è un filo che tiene legati assieme tutti i film che in questo momento sembrano destinati a una o più nomination ai prossimi Oscar: stanno andando tutti quanti malissimo al botteghino. Ne ha scritto Brook Barnes sul New York Times, stilando un elenco dei fallimenti commerciali dei film che vedremo premiati al Dolby Theatre di Los Angeles il prossimo 12 marzo. In ordine alfabetico: Anche io, 55 milioni di budget, poco più di 5 in incassi; Armageddon Time, 30 milioni di budget, 1,9 milioni d’incassi; Devotion, oltre 100 milioni di budget, nemmeno 14 d’incassi; Tár, costato almeno 35 milioni, ne ha incassati nemmeno sei; The Fablemans, il nuovo film di Steven Spielberg, è costato 40 milioni di dollari senza considerare le spese per la campagna promozione e fin qui, con una distribuzione teatrale limitata ma nemmeno tantissimo negli Stati Uniti, ne ha incassati quasi sei. «Che succede?», chiede Barnes alla fine di questo elenco di flop.

Il problema non è che questi film siano brutti, spiega Barnes: sono stati tutti quanti recensiti benissimo, infatti. Come succede sempre più spesso in tutti i discorsi sulla crisi del cinema – nel senso di crisi del cinema come luogo – in molti si dicono certi che la colpa di tutto sia delle piattaforme streaming. «Le persone si sono abituate a guardare i film standosene comode a casa», ha spiegato al Nyt David A. Gross, addetto ai lavori che tiene una newsletter sui numeri del box office americano. Se si dovesse decidere un punto di cesura tra il prima e il dopo, probabilmente sarebbe il momento in cui – per la sorpresa di moltissimi, quasi di tutti – l’anno scorso è stato annunciato il vincitore dell’Oscar nella categoria “Miglior film”: CODA ha vinto la statuetta lo scorso anno senza essere mai proiettato in una sala cinematografica (in realtà il film in sala poi ci è arrivato, ma solo dopo la vittoria agli Oscar, prima lo si era potuto vedere solo su Apple TV+).

Nel suo pezzo, Barnes scrive che sicuramente le piattaforme streaming hanno cambiato per sempre il modo di fruire il film, soprattutto dopo i due anni di cinema completamente chiusi o parzialmente aperti causa pandemia. Ma non tutta la crisi della sala cinematografica può essere ridotta a questo. Esiste anche un problema di eccesso di offerta e di costi crescenti del biglietto d’ingresso, per esempio. E, limitando la discussione ai titoli che quest’anno concorreranno per l’Oscar, esiste un problema, per così dire, tematico: tutti i film sopra elencati sono storie drammatiche e introspettive, in controtendenza con quelle che in questo momento sembrano essere le preferenze del pubblico. Barnes cita un libro pubblicato recentemente dalla storica del cinema Jeanine Basinger, in cui si spiega che in questo momento le persone vogliono soprattutto “entertainment”, cioè leggerezza e divertimento, un po’ comeè già successo nella storia del cinema, per esempio dopo la Grande Depressione o le guerre mondiali.

Barnes scrive che le cause delle recenti difficoltà del cinema come luogo potrebbero anche essere legate alle circostanza del momento: è appena uscita la nuova stagione di The Crown e la gente preferisce stare a casa a guardare quello, ci sono le partite della Coppa del Mondo per la prima volta in inverno e tanti scelgono di guardare quelle invece che uscire per andare al cinema. Ma, forse, lo spunto più interessante proposto nel pezzo del Nyt è quello che riguarda l’età e, per così dire, i consumi culturali: leggendo i numeri del box office, infatti, si capisce che al cinema ormai sono tornati quasi tutti tranne gli over 35 che potrebbero essere definiti cinefili. Le ragioni ancora non sono chiare, anche se al momento la spiegazione che va per la maggiore è che la pandemia ha costretto alla chiusura moltissime dei piccoli cinema storici ai quali questo pubblico era affezionato e abituato, e ora i “vecchi cinefili” rifiutano di andare nei multisala insieme a tutti gli altri. Insomma, va a finire che a uccidere il cinema sarà il troppo amore per il cinema da parte dei cinefili.

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Giorni futuri, terza opera della scrittrice torinese, è una grande ma intima storia sul valore dell'amicizia e come mantenerla attraverso i decenni. Con un passo internazionale.