Hype ↓
02:44 mercoledì 13 maggio 2026
È uscito il primo trailer di Tony, “l’antibiopic” che racconta un anno della vita di Anthony Bourdain prima che diventasse Anthony Bourdain Il film, prodotto da A24, è ambientato nell'estate del 1975 a Provincetown (Massachusetts), in un momento che si rivelò formativo per il futuro chef.
La comunità scientifica continua a dire che sta arrivando un evento climatico catastrofico ma nessuno le dà ascolto né fa niente Si chiama El Niño, è un innalzamento della temperatura dell'oceano e potrebbe avere conseguenze apocalittiche in tutto il mondo.
Ci sono Alice Rohrwacher e Josh O’Connor che presentano La chimera in una biblioteca di Stromboli E ha rivelato che all'inizio il film lei avrebbe voluto girarlo proprio a Stromboli, ma fu costretta a ripensarci per questioni di tempi e di logistica.
Amsterdam è la prima capitale del mondo a vietare la pubblicità sia della carne che dei combustibili fossili negli spazi pubblici La misura è entrata in vigore dall'1 maggio. Secondo il Comune, è necessaria per «allineare il paesaggio urbano agli obiettivi ambientali».
Un festival cinematografico in Canada ha iniziato a proiettare film a velocità 1.5x per attirare la Gen Z L'esperimento è iniziato con Amour Apocalypse di Anne Émond, che a velocità x1.5 dura 66 minuti invece di 100. Ben 34 minuti risparmiati.
Alla donna francese ricoverata in condizioni gravissime a causa dell’hantavirus era stato detto che i suoi sintomi erano dovuti all’ansia Nonostante i sintomi e il fatto che fosse letteralmente appena scesa dalla MV Hondius, la diagnosi dei medici è stata questa: stress misto ad ansia.
Jean Michel Jarre ha scritto il libro definitivo sulla storia della musica elettronica Si intitola Machines: A History of Electronic Music e racconta la storia del genere attraverso 80 ritratti. Non di persone, però: di strumenti musicali.
In quasi nessuna delle capitali europee un mese di salario minimo è sufficiente a pagare un mese di affitto L'Italia in questo studio non è menzionata, perché in Italia c'è la crisi abitativa ma il salario minimo no.

Siamo tornati al cinema, ma il cinema è davvero tornato?

Dopo anni in cui le serie tv sono state il principale consumo culturale e le piattaforme streaming sembravano il futuro, i film stanno tornando rilevanti come arte ed esperienza. E il Festival di Cannes, che apre oggi, potrebbe essere un'altra conferma.

14 Maggio 2024

Nei vecchi romanzi cyberpunk di William Gibson si trova spesso un elemento del passato dissonante rispetto alla descrizione del futuro che viene fatta, piena di elementi che invece sono per l’appunto fantascientifici, o almeno lo erano per l’epoca, come i chip impiantati sotto pelle o le console per i viaggi immersivi nel cyberspazio. Per esempio nelle prime pagine di Count Zero (1986), uno dei personaggi, una donna di nome Allison, indossa un vecchio Rolex con cinturino in pelle. È un dettaglio minore e apparentemente inutile ma serve a marcare una differenza abbastanza netta tra quella fantascienza (che fiorì negli anni Ottanta) e tutta o quasi quella che l’ha preceduta.

Se pensiamo all’archetipo “fantascienza”, immaginiamo scene dove tutto è fantascientifico, anche dettagli minori come gli orologi, i vestiti, gli arredamenti. Immaginiamo viaggi nello spazio, astronavi, aggeggi laser e nessuna cosa del passato, se non oggetti con vaghe somiglianze con i loro antenati. Gibson e altri scrittori di quel movimento furono molto bravi a descrivere un mondo del futuro che non solo conservava una archeologia del passato, ma dove il passato persisteva. Poche pagine dopo, la donna col Rolex e l’uomo protagonista del romanzo bevono una lattina di birra su una spiaggia messicana in una scena che non ha veramente nulla di fantascientifico. Oggi, che in un mondo di fantascienza ci viviamo (ed è tra l’altro simile al mondo di un romanzo di Gibson), sappiamo che la grande intuizione del cyberpunk non fu soltanto immaginare una fantascienza senza viaggi interplanetari, o prevedere così precisamente il potere che avrebbe avuto la Rete, ma anche il saper delineare un futuro che avrebbe conservato pezzi di passato. Si potrebbe dire che nessun futuro realistico fa veramente a meno del passato, ma ci si potrebbe spingere anche più là, pescando da qualche parte una citazione di Mark Fisher, nel teorizzare che ogni visione futuristica include l’apparizione di fantasmi del passato.

Passiamo a noi, alla distopia iper-tecnologica in cui viviamo. Un mondo fatto di gente dipendente dalla Rete, incollata la maggior parte del proprio tempo a schermi, che potrebbero diventare tra non troppo tempo visori; un mondo di chip impiantati nel cervello, di ipotesi di colonizzazione di Luna e Marte, di intelligenze artificiali che ricreano le realtà, eccetera eccetera. Non è forse vero che mai come in questo momento storico le cose del passato sono oggetto di un culto? La retromania, il vintage o il modernariato sono alcune delle declinazioni di questo culto, ma non si tratta soltanto di celebrarle o sacralizzarle, queste cose del passato, si tratta, a volte, di considerarle (o riconsiderarle) la migliore opzione possibile: i vestiti vintage o, come si dice oggi, pre-loved, gli infiniti specchi ultra-fragola, le sedie Cesca; è un mondo questo in cui i vinili hanno sconfitto i cd, e chi mai avrebbe potuto immaginarlo venti o trent’anni fa? (in verità qualcuno lo aveva fatto: gli autori di Nathan Never, fumetto cyberpunk italiano in cui il protagonista collezionava appunto vinili nella sua casa futuristica). Non più tardi di una settimana fa, una pubblicità dell’iPad di Apple, dove si vede una pressa distruggere una serie di oggetti del passato, come un pianoforte, un giradischi, una tromba, per fonderli in un sottile dispositivo nuovo di zecca, ha provocato una specie di indignazione collettiva tanto da costringere alle scuse l’azienda di Cupertino.

In questo mondo, in questi mesi, abbiamo assistito anche a un altro fenomeno, che mi sembra abbia in parte qualche somiglianza con le cose appena elencate. Si potrebbe chiamarlo “il ritorno del cinema”. Non solo del cinema come mezzo, ma del cinema come luogo, e come apparato estetico se così si può dire. Riavvolgiamo il nastro, per usare un altro termine molto vintage (e sì sono tornate anche le audiocassette), a qualche anno fa. Ripensiamo al momento in cui Netflix ha iniziato a entrare nelle nostre case. È il 2015. Già da un po’ il discorso culturale è monopolizzato dalle “serie tv”. Parliamo di questa o quella serie tv come della “nuova letteratura”. Non riusciamo a concepire un film, anche il più lungo, capace di eguagliare la profondità di racconto, di introspezione psicologica e la forza drammaturgica di una serie tv. Il momento coincide all’incirca con l’era del film-evento. L’idea dei grandi produttori è grossomodo questa: per staccare il pubblico dallo schermo di casa e dalle amate serie tv, servono giga-eventi cinematografici con grossi investimenti di marketing. È una tendenza che trova nel Marvel Cinematic Universe la sua massima espressione. Funziona? Sì, molto, ma fino a un certo punto. Perché le cose prendono una piega più radicale con la pandemia. Le sale si devono necessariamente svuotare. Ora assomigliano terribilmente agli spazi abbandonati, fotografati e pubblicati nei vecchi blog di Ruin Porn. Luoghi morti che trasmettono il respiro spettrale di una vitalità estinta. I servizi di streaming, intanto, aumentano di numero (Disney+, AppleTV+, etc.). I più importanti, come appunto Netflix, aumentano e tantissimo anche gli abbonati . Per alcuni è stato raggiunto il picco (Peak Tv), da cui si può solo scendere.

E ora riportiamo il nastro a oggi, con la precisazione, ancora, che non stiamo parlando soltanto di biglietti staccati al botteghino, che sono necessariamente aumentati, se il termine di confronto è appunto il nulla pandemico, anche se non abbastanza da farci smettere di pronunciare il mantra che “il cinema è in crisi”. Stiamo parlando di avvisaglie, di tendenze nelle abitudini e nelle mode, magari di nicchia, che si delineano. Primo dato: nessuno oggi si sognerebbe di usare una serie tv, o peggio l’abbonamento a un servizio in streaming, come status culturale. C’è al contrario una certa stanchezza verso questa forma di intrattenimento, che abbiamo scherzosamente definito “Grande disiscrizione”. Le serie tv e lo streaming sono entrati nelle nostre abitudini ma non hanno preso posto, come all’inizio si immaginava, nell’highbrow (la cosiddetta “cultura alta”). Secondo dato: mentre il Marvel Cinematic Universe e “i film per bambini che piacciono agli adulti” della Pixar manifestano una forte sofferenza, il cinema ha mantenuto una quota di film-evento con forti budget legati al marketing (Barbie), ma nel frattempo si sono affermate produzioni medie (non per forza indipendenti) con risultati sorprendenti sia sul dibattito culturale che a livello di pubblico (per citarne qualcuno della stagione in corso: La zona di interesse, Anatomia di una caduta, Perfect Days). Terzo e più interessante dato: la rinascita della sala, con il ritorno dell’estetica “cineforum” e la proliferazione e il successo di piccoli cinema tipo cineclub (il Beltrade e il Cinemino a Milano, per esempio), tendenza a cui non è estraneo il successo, almeno a livello di posizionamento, di una piattaforma di cinema d’autore come Mubi. In definitiva, se nessuno userebbe oggi una serie tv come status culturale, il cinema negli anni post-pandemia sta stranamente ritornando a essere quello che era un tempo. Come un Rolex con cinturino in pelle, o quasi.

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di Rivista Studio, una guida alle 10 tendenze che caratterizzano il presente e ci dicono “Dove stiamo andando” nell’immediato futuro: lo trovate nel nostro store online, qui, e in edicola.

Articoli Suggeriti
È uscito il primo trailer di Tony, “l’antibiopic” che racconta un anno della vita di Anthony Bourdain prima che diventasse Anthony Bourdain

Il film, prodotto da A24, è ambientato nell'estate del 1975 a Provincetown (Massachusetts), in un momento che si rivelò formativo per il futuro chef.

Ci sono Alice Rohrwacher e Josh O’Connor che presentano La chimera in una biblioteca di Stromboli

E ha rivelato che all'inizio il film lei avrebbe voluto girarlo proprio a Stromboli, ma fu costretta a ripensarci per questioni di tempi e di logistica.

Leggi anche ↓
È uscito il primo trailer di Tony, “l’antibiopic” che racconta un anno della vita di Anthony Bourdain prima che diventasse Anthony Bourdain

Il film, prodotto da A24, è ambientato nell'estate del 1975 a Provincetown (Massachusetts), in un momento che si rivelò formativo per il futuro chef.

Ci sono Alice Rohrwacher e Josh O’Connor che presentano La chimera in una biblioteca di Stromboli

E ha rivelato che all'inizio il film lei avrebbe voluto girarlo proprio a Stromboli, ma fu costretta a ripensarci per questioni di tempi e di logistica.

Se la letteratura diventa un feticcio non ci guadagna nessuno

L’industria della moda è sempre più attratta dal mondo dei libri: come si può creare un rapporto che crei valore, e non sia soltanto estetico?

Jean Michel Jarre ha scritto il libro definitivo sulla storia della musica elettronica

Si intitola Machines: A History of Electronic Music e racconta la storia del genere attraverso 80 ritratti. Non di persone, però: di strumenti musicali.

Dio benedica il Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia

Per la seconda volta consecutiva, la Santa Sede ha allestito uno dei padiglioni più belli della Biennale: Alexander Kluge, Brian Eno,, Caterina Barbieri, Devonté Hynes, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Kali Malone, Patti Smith (tra gli altri) espongono tutti qui.

Werner Herzog si è rifiutato di presentare il suo nuovo film al Festival di Cannes perché non gli è stato permesso di competere per la Palma d’oro

In particolare, il regista voleva che le protagoniste del suo Bucking Fastard, Rooney e Kate Mara, potessero vincere il premio per la Miglior attrice.