Una nave della flotta ombra russa sarebbe stata fatta entrare nel porto di Haifa, con un carico di 25 mila tonnellate di grano rubato nei territori ucraini occupati.
Il fatto che continui a chiedere alla Nato di intervenire nello Stretto di Hormuz dimostra che Trump non ha capito cos’è la Nato
La Nato non può fare nulla perché è un'alleanza difensiva, che tra l'altro non è neanche stata interpellata prima degli attacchi Usa e Israele contro l'Iran.
Le chiamate di Donald Trump agli alleati della Nato, che si sono susseguite per tutto il fine settimana e non accennano a diminuire, sono verosimilmente state inoltrate alle segreterie di praticamente tutti i centri di potere degli alleati perché Trump dimentica una cosa: la Nato è un’alleanza difensiva. Per cui con l’attacco all’Iran, la Nato proprio non ci azzecca niente. L’alleanza atlantica si trova quindi di fronte a un ultimatum senza precedenti. Donald Trump ha avvertito che la Nato andrà incontro a un «futuro molto cupo» se i partner non risponderanno alla sua richiesta di istituire una forza di polizia navale internazionale per pattugliare lo Stretto di Hormuz. Lo stretto, oltre che punto vitale per il sistema energetico di mezzo mondo, è stato trasformato da Trump in una prova di lealtà dove la Nato, se non dovesse cooperare, potrebbe perdere il suo primo alleato.
Nel frattempo, come scrive Euronews, il conflitto con l’Iran ha subito un’accelerazione drammatica sul piano dei vertici militari. Israele ha rivendicato l’uccisione di due figure chiave della sicurezza di Teheran: Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, e il generale Gholam Reza Soleimani, a capo della forza Basij. Sebbene l’Iran abbia confermato solo la morte di Soleimani, la perdita di tali leader rappresenta un colpo devastante alla catena di comando iraniana. Questi attacchi mirati non solo indeboliscono la leadership iraniana, ma agiscono da catalizzatore per la retorica statunitense, fornendo a Washington il pretesto per rivendicare una posizione di superiorità tattica assoluta.
Proprio facendo leva su questi successi militari, Trump ha bruscamente invertito la rotta diplomatica attraverso i suoi canali social. In una serie di post su Truth Social, ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno «più alcun bisogno né desiderio dell’assistenza della Nato o di alleati storici come Giappone, Australia e Corea del Sud». Con un perentorio «NON ABBIAMO BISOGNO DELL’AIUTO DI NESSUNO!» (tutto in maiuscolo perché dobbiamo immaginare il presidente Usa mentre urla), il Presidente americano ha liquidato decenni di cooperazione internazionale, trasformando il rifiuto degli alleati di unirsi alla forza navale in un’opportunità per riaffermare un unilateralismo muscolare. Questo strappo lascia quindi i partner tradizionali di Washington in una zona d’ombra strategica, sospesi tra la necessità di sicurezza e un’America che sembra sempre più intenzionata a procedere da sola.
Una nave della flotta ombra russa sarebbe stata fatta entrare nel porto di Haifa, con un carico di 25 mila tonnellate di grano rubato nei territori ucraini occupati.
Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
Trump che inciampa, Vance portato via di peso, Miller che usa la moglie incinta come scudo umano, Kennedy Jr. che si scorda la moglie in sala, gente che pensa al vino e a finire la cena: momenti degni delle migliori commedie americane.
Ogni volta viene descritta solo come il teatro del malcontento sconclusionato o lo sfondo degli scontri violenti. Ma la piazza è anche e soprattutto il luogo in cui prendono forma nuove comunità e nuovi modi di organizzare la società, la città, la vita.