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10:07 lunedì 1 giugno 2026
Netanyahu ha detto apertamente di aver ordinato all’IDF di occupare almeno il 70 per cento della Striscia di Gaza Questo nonostante sia formalmente in vigore un cessate il fuoco che già garantiva a Israele il controllo sul 53 per cento della Striscia.
In Toy Story 5 c’è anche Bad Bunny e si è scoperto che interpreta il personaggio Fetta di pizza con occhiali Personaggio al momento molto misterioso, di cui sappiamo solo che è una fetta di pizza, che indossa occhiali da sole e che è «estremamente cool».
C’è un tracker di voli aerei che segue solo i voli sui quali c’è qualcosa che non sta andando per il verso giusto Variazioni di altitudine, turbolenze, manovre inaspettate, rotte sbagliate: tutto quello che non vorremmo succedesse mai in volto, a portata di clic.
Il Tribeca è il primo grande festival al mondo a inserire in concorso un film fatto interamente con l’AI Dreams of Violets racconta le proteste in Iran del gennaio 2026, è costato 2 mila dollari ed è stato realizzato in tre mesi usando solo AI.
La nuova campagna di Jacquemus è un documentario su una giornata in compagnia di Pamela Anderson e dei suoi due figli Si intitola A Day With Pamela and Her Sons e ci sono i figli di Pamela Anderson che la prendono molto in giro.
C’è una proposta di legge di iniziativa popolare per tassare i grandi patrimoni anche in Italia Si tratta di un'imposta progressiva sui patrimoni superiori a 2 milioni di euro, che interesserebbe solo l'1 per cento della popolazione.
Firenze ha aumentato moltissimo le zone della città in cui è vietato aprire nuovi B&B e fare affitti brevi Nelle zone ora incluse nel blocco ci sono 67 mila abitazioni che ora non potranno essere destinate né all'uno né all'altro scopo.
Uno studio ha dimostrato che in un film è più probabile venga scelto come protagonista un uomo che si chiama Chris o un animale parlante piuttosto che una donna over 60 «Le donne sono metà della popolazione. E invecchiamo. Allora dove sono le storie su di noi?», ha commentato l'attrice Emma Thompson.

L’ex marito di Gisèle Pelicot ha contraddetto uno dei condannati che sosteneva di non sapere che la donna fosse stata sedata durante le violenze

Husamettin Dogan, uno dei 51 condannati nel primo processo, aveva fatto appello eccependo di non sapere che la donna fosse stata drogata dal marito.

08 Ottobre 2025

Il caso degli stupri di gruppo avvenuti ai danni della settantunenne Gisèle Pelicot dal 2011 al 2020 ha scosso la Francia e il mondo intero. Ora, durante il secondo giorno del processo d’appello a Nîmes, è tornato in aula l’ex operaio edile Husamettin Dogan. L’uomo, l’unico ad aver fatto appello dei 51 condannati nel primo processo, con una pena detentiva di 9 anni, ha dichiarato di non sapere che la donna fosse stata drogata dal marito e che, tutti gli atti fossero consenzienti. L’ex marito Dominique Pelicot, già condannato a vent’anni di carcere in isolamento (la massima pena prevista per questi casi dall’ordinamento francese) ha invece testimoniato che Dogan era pienamente consapevole delle condizioni della vittima.

Come scrive il New York Times, gli esperti intervenuti in aula hanno riferito che Dogan sosteneva di essere stato ingannato e convinto di partecipare a un rapporto consenziente. Tuttavia, i filmati raccolti dagli investigatori lo mostrano mentre rimane per ore nella casa della coppia, abusando della donna più volte. Durante il processo, il signor Pelicot ha affermato di aver detto chiaramente al signor Dogan di aver drogato sua moglie e di avergli spiegato tutte le regole che seguiva regolarmente per assicurarsi che lei non si svegliasse durante gli stupri, tra queste «niente tabacco, niente profumi, lavarsi le mani con acqua calda, niente violenza e che tutto sarebbe stato filmato. Le immagini e le conversazioni tra Pelicot e gli altri uomini coinvolti dimostrano che l’ex marito organizzava regolarmente incontri di questo tipo, invitando sconosciuti attraverso un sito online poi chiuso.

All’esterno del tribunale di Nîmes, centinaia di persone si sono radunate per sostenere Gisèle Pelicot, oggi settantaduenne, divenuta simbolo di una battaglia nazionale contro la cultura dello stupro e la “sottomissione chimica”. Il suo caso ha spinto la Francia a riformare la definizione legale di consenso e a introdurre nuove linee guida sull’educazione sessuale.

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Troppo spesso nel discorso sulla violenza di genere si finisce a parlare di mostri o di pervertiti, di devianze e di eccezioni. I tanti fatti di cronaca, invece, ci dicono tutt'altro, ormai da anni.

Tutti gli imputati nel caso Pelicot sono stati condannati