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22:59 domenica 16 agosto 2026
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.

Tutti gli imputati nel caso Pelicot sono stati condannati

19 Dicembre 2024

Giovedì 19 dicembre sono state pronunciate le condanne nel processo a Dominique Pelicot e ad altri 50 uomini, accusati di aver violentato la moglie dell’imputato principale, Gisèle Pelicot, mentre era sedata e incosciente. Dominique somministrava di nascosto i sedativi alla moglie e organizzava gli stupri contattanto uomini online mentre Gisèle era incosciente. Tutti e 51 gli imputati sono stati dichiarati colpevoli. Dominique Pelicot è stato condannato a 20 anni di reclusione per stupro aggravato, come chiesto dall’accusa.

Non tutti gli altri accusati sono stati condannati alla pena richiesta dall’accusa. Jean-Pierre Maréchal, uno dei pochi che si è dichiarato colpevole, è stato condannato a 12 anni di reclusione, contro i 17 richiesti. Charly Arbo, uno dei più giovani, che ha violentato Gisèle Pelicot in 6 diverse occasioni e che aveva soltanto 22 anni la prima volta, passerà 13 anni in carcere. Un solo accusato ha evitato la condanna per stupro, ma ha ricevuto quella per aggressione sessuale.

Il caso Pelicot è indubbiamente uno dei più sconvolgenti casi di violenza di sempre. Dominique Pelicot, sposato con Gisèle, per 50 anni ha somministrava di nascosto alla moglie dei farmaci per sedarla e consentire a decine di uomini contattati online di entrare in casa e violentarla in ogni modo mentre era in uno stato di incoscienza. In queste settimane di processo, Gisèle Pelicot, che oggi ha 71 anni e che è stata violentata a sua insaputa per un decennio, è diventata un simbolo di dignità, resistenza, coraggio. Nella sua prima, storica testimonianza, ha detto: «Lo stupratore non è qualcuno incontrato un parcheggio a tarda notte. Uno stupratore può essere anche in famiglia, tra i nostri amici». Ancora, un passaggio che è stato molto ripreso: «Voglio che tutte le donne vittime di stupro – non solo quando sono state drogate, lo stupro esiste a tutti i livelli – dicano: la signora Pelicot l’ha fatto, possiamo farlo anche noi. Quando vieni stuprata provi vergogna, e non spetta a noi provare vergogna, spetta a loro». Altre dichiarazioni di Gisèle Pelicot sono qui.

Dei 50 uomini ai quali, per anni, Dominique Pelicot ha “offerto” il corpo inerme e indifeso della moglie, soltanto 18 si sono dichiarati colpevoli. Molti si sono difesi dicendo che pensavano che Gisèle fosse solo un po’ addormentata, ma cosciente. Eppure nei video che sono stati trasmessi in aula dal 2 settembre in poi (Gisèle ha accettato che tutti vedessero le riprese delle violenze che il marito stesso faceva) si vedevano questi uomini rovesciare il corpo senza sensi della donna per continuare a violentarlo. I giornali francesi hanno chiamato tutti questi uomini con un’espressione particolare: “Monsieur Tout-le-monde” (ne scriviamo in modo più approfondito qui). “Monsieur Tout-le-monde” serve a spiegare un fatto fondamentale in questa storia tremenda, un fatto che la stessa Pelicot ha spiegato nella sua testimonianza al tribunale di Avignone: non esiste un identikit dello stupratore.

«Sono bassi, alti, tarchiati, snelli, sempre rasati, barbuti, calvi, con la coda di cavallo. Quattordici sono disoccupati, trentasei hanno lavori che attraversano tutto lo spettro del proletariato e della classe media della provincia francese: camionisti, falegnami, impiegati, una guardia carceraria, un infermiere, un tecnico informatico che lavorava per una banca, un giornalista di una testata locale. L’età va dai 27 ai 74 anni. Due terzi sono padri. Il 40 per cento di loro ha precedenti penali, diversi per violenza domestica, due per stupro. Ci sono pochi denominatori comuni: diciotto sono dipendenti da alcol o droghe, ma gli altri no. Circa una dozzina di loro afferma di essere stata vittima di abusi di natura sessuale da bambini», hanno scritto Catherine Porter e Ségolène Le Stradic sul New York Times.

Come scrive il New York Times, molti uomini accusati si erano portati una borsa, perché sapevano che dal tribunale sarebbero stati portati direttamente in carcere. Alcuni, tuttavia, hanno già scontato la pena, e torneranno liberi.

Foto di Clement Mahoudeau/AFP via Getty Images

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