La sindaca Mary Sheffield ha proclamato la settimana dal 18 al 25 maggio Detroit Techno Week, in coincidenza con il festival Movement all’Hart Plaza.
Firenze ha aumentato moltissimo le zone della città in cui è vietato aprire nuovi B&B e fare affitti brevi
Nelle zone ora incluse nel blocco ci sono 67 mila abitazioni che ora non potranno essere destinate né all'uno né all'altro scopo.
Firenze ha deciso di estendere il divieto di nuovi affitti brevi e B&B oltre il centro storico, aggiungendo nove quartieri alla lista delle zone protette: Campo di Marte, San Jacopino, Gavinana, Statuto, Rifredi, Libertà, Savonarola, Bronzino e l’area di San Frediano-Pignoncino. La delibera, approvata dalla giunta della sindaca Sara Funaro, arriva esattamente un anno dopo l’entrata in vigore del primo regolamento comunale sugli affitti brevi in Italia, che a maggio 2025 aveva bloccato le nuove autorizzazioni nell’area Unesco della città. Il motivo dell’estensione è scritto nei dati che l’Università La Sapienza ha raccolto per conto del Comune: nelle zone ora incluse nel blocco, la crescita degli affitti brevi aveva già superato il 90 percento in alcuni quartieri, segno che il fenomeno si stava semplicemente spostando dal centro verso la prima periferia.
Nelle zone interessate dalle nuove restrizioni ci sono oltre 67 mila abitazioni, quasi il doppio di quelle nell’area Unesco in cui il blocco era già attivo. Come scrive FirenzeToday, nel 2025 Firenze ha registrato 4,7 milioni di arrivi e 11,5 milioni di presenze, una crescita del 10 per cento rispetto all’anno precedente. Le locazioni turistiche sono 16.906 e rappresentano il 56 per cento dei posti letto complessivi. Gli annunci su Airbnb sono passati da 10.867 nel 2023 a 12.211 nel 2026, con l’85 per cento concentrato nel centro storico. Il regolamento ha prodotto una corsa all’autorizzazione prima che il blocco si estendesse, tanto che nei primi cinque mesi del 2026 il Comune di Firenze ha già concesso 270 nuove autorizzazioni, contro le 132 dell’intero secondo semestre 2025.
Il limite politico di questa delibera è stato spiegato meglio da chi sostiene la misura che da chi la contesta. Salviamo Firenze, il comitato che da anni chiede interventi più radicali sulla residenzialità, ha scritto che «congelare non significa curare una città in cui a prezzi accessibili non si trova né un affitto né un appartamento da acquistare». E in effetti il blocco delle nuove autorizzazioni non riduce quelle esistenti, non abbassa i canoni, non riporta famiglie nei quartieri svuotati, dice solo che da un certo punto in poi non si può fare di peggio. È come una linea di difesa. Firenze ha trovato un modo per fermare l’emorragia, ma trovare un modo per guarire è un problema diverso e più difficile da risolvere.