Nel modo con cui stiamo reagendo alle notizie sull'hantavirus si vedono le conseguenze sociali e culturali della pandemia, di un trauma che non abbiamo mai davvero elaborato e che non riusciamo a superare.
Nel 2025 gli eventi a cui si può partecipare solo a patto di non usare il telefono sono aumentati del 567 per cento
Un altro segno del tentativo di tornare all'analogico, all'epoca in cui le cose si facevano per godersele sul momento e non per postarle sui social.
Se è vero che gli smartphone hanno rivoluzionato il nostro approccio alla quotidianità, sospenderne momentaneamente l’uso potrebbe permetterci di vivere – o quantomeno apprezzare – la vita in modo più autentico. È una sfida che gli organizzatori di eventi si pongono da tempo: dai club berlinesi che sigillano le fotocamere con degli adesivi a Fred Again che permette ai fan di utilizzare tutti i materiali della campagna di USB002 a patto di tenere i telefoni in tasca durante i concerti. Secondo lo studio di Eventbrite “Offline by Design: The Rise of Phone-Free Experiences in 2026’s Analog Era”, lo scorso anno gli eventi “senza telefono” sono aumentati del 567 per cento a livello globale. L’indagine ha analizzato una vasta gamma di appuntamenti, dai rave alle serate di giochi da tavolo, accomunati dalla terminologia “senza telefono” o “senza foto”.
Questa “rivoluzione unplugged” è alimentata paradossalmente proprio dalle generazioni native digitali: il 79 per cento dei Millennial e della Generazione Z dichiara di cercare negli eventi la spontaneità e l’imprevedibilità, elementi che la costante preoccupazione di documentare ogni istante per i social tende inevitabilmente a soffocare. Nel solo primo trimestre del 2026, il volume globale di questi eventi ha già superato di oltre un terzo il totale dell’anno precedente, provando che non si tratta di una moda passeggera ma di una reazione immunitaria alla malattia dell’iperconnessione. La tecnologia, in questo contesto, viene percepita come una barriera che impedisce quella presenza necessaria per godersi un rave, un concerto o anche solo una semplice serata di giochi da tavolo. Il fenomeno riflette una transizione verso esperienze umane più profonde e meno performative: in un’epoca in cui ogni momento è ridotto a un contenuto da postare, scegliere di lasciare il telefono in tasca è diventato l’ultimo lusso possibile, l’unico modo per trasformare un concerto o una serata in un ricordo personale e reale anziché in un semplice file da archiviare.
Il Regno Unito è al primo posto nel mondo nella classifica degli eventi senza telefono, con un aumento del numero del 1200 per cento nello stesso periodo e una crescita delle presenze a tali eventi del 1441 per cento. Lo studio sostiene che a guidare la “rivoluzione phoneless” siano gli «organizzatori innovativi che hanno portato con successo i formati “unplugged” nel mainstream culturale». Negli Stati Uniti, il numero di eventi è aumentato del 337 per cento nello stesso periodo, mentre la partecipazione è cresciuta del 913 per cento, il che, secondo il rapporto, rappresenta una «transizione verso esperienze più grandi e collettive, in cui la dimensione media di questi eventi è più che raddoppiata».
Nel modo con cui stiamo reagendo alle notizie sull'hantavirus si vedono le conseguenze sociali e culturali della pandemia, di un trauma che non abbiamo mai davvero elaborato e che non riusciamo a superare.
Anche per pochi giorni, in un posto vicino, spendendo il minimo indispensabile. L'importante è allontanarsi dal lavoro più spesso di quanto facciamo adesso.