Un data center contestato dall'autrice di Intermezzo e Persone normali si è appena visto revocare il permesso di costruire per aver violato la politica climatica nazionale irlandese.
All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stata la prima volta che Stati Uniti e Iran si sono incontrati per discutere al posto di lanciarsi solo razzi come prima e dopo il cessate il fuoco di giugno
Trump ha parlato per quasi tutto il suo discorso di quanto stia facendo per l'America, il resto è servito a giustificare la guerra con l'Iran.
Il primo contatto tra Washington e Teheran dalla rottura del cessate il fuoco di giugno è arrivato a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nello stesso giorno in cui Donald Trump ha dichiarato che potrebbe «annientare» la Repubblica Islamica se il conflitto resta irrisolto. Da una parte il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, dall’altra l’inviato del presidente americano Steve Witkoff, in mezzo un mediatore del Qatar che secondo Witkoff ha fatto la spola tra le due parti per tutta la giornata. Trump ha parlato ai giornalisti di un incontro di tre ore «molto produttivo». Witkoff, uscendo dal palazzo dell’ONU, ha risposto alla Bbc alzando il pollice, e più tardi su X ha scritto che si è chiuso un ciclo di discussioni che spera si riveli costruttivo. Progressi non ne sono stati segnalati, e il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha ribadito all’agenzia Irna le condizioni di Teheran, ovvero la fine della guerra su tutti i fronti e degli «atti di aggressione» statunitensi.
Today, on the sidelines of the United Nations General Assembly, we engaged in lengthy talks with the Iranian delegation through the mediators, who shuttled between the two sides throughout the day. They successfully completed a round of discussions that we hope will prove…
— Special Envoy Steve Witkoff (@SEPeaceMissions) September 22, 2026
Come scrive la Bbc, nel discorso di martedì (22 settembre) all’Assemblea Generale, Trump aveva cominciato elencando i suoi risultati su economia, immigrazione, frontiere e criminalità violenta, un esordio rivolto più agli elettori delle elezioni di midterm che ai diplomatici in sala. Il resto è servito a giustificare la guerra con l’Iran, in contrasto aperto con il segretario generale António Guterres, che aveva avvertito che le divisioni globali si stanno allargando e aveva insistito sull’interdipendenza dei popoli. Secondo il presidente il conflitto ha impedito a Teheran di dotarsi dell’arma nucleare e ha dimostrato il valore di quella che chiama «pace attraverso la forza» cioè ultimatum, missili e altre minacce al posto di accordi e compromessi. La domanda che ha rivolto alla sala era se si arriverà a un’intesa che permetta all’Iran di ricostruire e diventare un paese più grande di quanto sia mai stato, o se toccherà a lui annientare la Repubblica Islamica in fretta e spingerla all’inferno. L’accordo, ha aggiunto, arriverà subito dopo il voto americano di novembre.
Gli attacchi aerei statunitensi e israeliani sull’Iran sono del 28 febbraio. Teheran ha risposto colpendo Israele e le basi americane nel Golfo e negli Stati arabi alleati di Washington, e ha bloccato lo Stretto di Hormuz, da cui prima della guerra passava circa il venti per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiali, con forti oscillazioni dei prezzi. Da quando il cessate il fuoco di giugno è saltato, l’Iran attacca le navi che secondo Teheran provano ad attraversare lo stretto senza autorizzazione, gli Stati Uniti colpiscono obiettivi iraniani nello stretto e petroliere iraniane al largo delle coste, il blocco dei porti sta devastando l’economia iraniana e Trump ha minacciato sanzioni contro qualsiasi Paese continui a commerciare con l’Iran. Teheran non ha cambiato rotta e chiede che finisca anche la guerra israeliana contro Hezbollah in Libano, mentre gli Houthi dello Yemen hanno intensificato gli attacchi alle spedizioni di petrolio saudite. Per farli parlare è servita l’Assemblea Generale, e un mediatore che camminasse da una stanza all’altra.