Due vulnerabilità critiche in PHP permettono di prendere il controllo dei server senza autenticarsi. Adesso si tratta di correggerle prima che AI "cattive" ne approfittino.
C’è una AI che si autodefinisce “rigenerativa” perché ogni 100 conversazioni fatte con lei finanza la piantumazione di un albero
EcoGPT è un assistente AI come ChatGPT, ma usa modelli più piccoli e finanzia la piantumazione di alberi in Africa in base a quanto lo si usa. Un’idea simile a quella di Ecosia, che però non convince tutti.
Si presenta come «l’assistente AI che pianta alberi» e il suo slogan è «Regenerative AI». EcoGPT è un chatbot che funziona come ChatGPT, con cui si può scrivere, studiare, generare immagini e caricare file, ma con una promessa in più: ogni cento conversazioni sul piano gratuito, e ogni cinquanta su quello a pagamento, finanzia la piantumazione di un albero in Kenya, Tanzania e Uganda, attraverso l’organizzazione non profit Trees for the Future. Il contatore sul sito ne segna più di 435 mila, e l’obiettivo dichiarato è arrivare a un milione entro il 2027. Dietro c’è una startup americana, la ECOGPT Inc., registrata a febbraio in Delaware come benefit corporation, cioè un’azienda che per statuto deve perseguire anche un beneficio sociale, e fondata da Ethan Leonard, che secondo ForkLog ha lasciato l’università per costruire «un’intelligenza artificiale più efficiente». L’idea non è nuova: è la stessa di Ecosia, il motore di ricerca che da anni pianta alberi con i ricavi della pubblicità, applicata alla moda del momento.
Oltre agli alberi, EcoGPT punta su un altro argomento: consumare meno. Invece dei grandi modelli di OpenAI o Google usa modelli open source più piccoli, che secondo l’azienda hanno un numero di parametri attivi dieci volte inferiore a quelli dei leader del settore. Quali siano non lo dice: alcune recensioni citano Llama, DeepSeek, Qwen e Mistral. I suoi server principali stanno su Google Cloud a Hamina, in Finlandia, dove l’elettricità arriva quasi tutta da fonti a basse emissioni e i data center si raffreddano con l’acqua del mare. Secondo un economista dell’energia della NC State University, Harrison Fell, interpellato dalla tv americana WRAL, è proprio questa la parte che conta davvero: con gli alberi, dice, «è molto difficile intaccare le proprie emissioni», mentre scegliere server alimentati da reti pulite è «un modo molto più efficace». EcoGPT, però, non ha mai pubblicato misurazioni di quanta energia, acqua o CO₂ si risparmi usandolo al posto di altri chatbot, e le stime d’impatto che comparivano in alcune versioni dell’app, ha ammesso l’azienda, erano «illustrazioni, non misurazioni».
Ed è qui che cominciano i dubbi di greenwashing. La stessa EcoGPT riconosce che finanziare un albero non garantisce che sopravviva né che assorba davvero carbonio, e che usarla non rende ecosostenibile la propria attività online. Un albero appena piantato impiega anni ad assorbire la CO₂ che un server consuma in un istante, e in Kenya, ricorda ForkLog, la sopravvivenza delle piantine in alcuni progetti non arriva alla metà. «È un’imitazione di una soluzione», ha detto Mikhail Yulkin, fondatore della società di consulenza ambientale CarbonLab. C’è poi la questione dei soldi e dei dati. Il piano gratuito si regge anche sulla pubblicità, e secondo la privacy policy, citata da WRAL, i partner pubblicitari ricevono i messaggi recenti dell’utente, o la domanda e la risposta in corso, per scegliere quali suggerimenti sponsorizzati mostrare. L’azienda promette di non usare le chat per addestrare i modelli, ma quando il sistema principale non è disponibile le richieste passano ad altri fornitori, che possono conservarle. Insomma: piantare alberi chattando è meglio che non piantarli, ma non è detto che basti a rendere ecologica un’intelligenza artificiale.