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Dio la benedica dottor Vonnegut

Cinque anni fa a New York moriva, 85enne, Kurt Vonnegut; senza alcun dubbio uno dei più importanti scrittori americani del dopoguerra. Lo contraddistinguevano l’umorismo, la fantasia, l’irriverente scherzoso disgusto per qualunque forma di establishment e un’umanità – forgiata nel corso della sua esperienza di soldato e pow/becchino durante il bombardamento di Dresda – capace di ribaltare le logiche convenzionali e di offrire originali e vitalissimi punti di vista sulle circostanze della vita; anche le più terribili.

Vonnegut aveva cominciato con la letteratura sci-fi ed era approdato a una sorta di umanesimo fantascientifico che è stata la cifra di tutti i suoi libri migliori, da Mattatoio n°5 a Ghiaccio nove passando per La colazione dei campioni e Madre notte (attualmente editi in Italia da Feltrinelli).

Per l’occasione minimum fax ripubblica Dio la benedica dottor Kevorkian (1999, in precedenza uscito nel nostro paese per Eleuthera). Un libro di interviste impossibili con l’al-di-là, a personaggi come Newton, Shakespeare, Hitler e l’immancabile Kilgore Trout che offrono a Vonnegut l’occasione di parlare di vita e di morte con quel suo inconfondibile timbro vocale, lieve e profondissimo insieme, che da cinque anni manca moltissimo a chiunque lo abbia letto e amato.

(ca)

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