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13:37 venerdì 24 luglio 2026
Dei milionari inglesi hanno chiesto al loro governo di essere essere tassati di più «perché possiamo permetterci di pagare molto di più» Lo hanno fatto con una lettera, firmata Patriotic Millionaires, in cui propongono anche una tassa del 2 per cento sui patrimoni oltre i 10 milioni.
La BCE ha lanciato un “referendum” per decidere il design delle nuove banconote euro, e la scelta sostanzialmente è: uomini o uccelli? Preferite Maria Callas o il picchio muraiolo? Leonardo da Vinci o il gruccione? Bertha von Suttner o il martin pescatore? Avete tempo fino al 21 settembre per decidere.
Un contadino tedesco ha costruito un santuario per salvare dal macello i montoni gay che rifiutano di accoppiarsi con le pecore Lui si chiama Michael Stücke e il rifugio Rainbow Wool: dal 2023 a oggi hanno salvato decine e decine di animali.
Una delle candidate al titolo di borsa dell’estate è una falsa Birkin fatta di plastica ma che sembra fatta di gelatina Si chiama Firkin, contrazione di Fake e di Birkin, appunto. Non costa neanche pochissimo: si va dai 30 ai 100 euro.
È in corso un boom delle vendite di cd, ma la maggior parte di chi li compra non possiede un lettore cd E allora perché li compra? Non certo per ascoltare musica ma per collezionare un oggetto. Ed esibirlo sui social, ovviamente.
Il film più strano della prossima Mostra del Cinema di Venezia è senza dubbio Joie de vivre di Luca Guadagnino, un documentario su Bernardo Bertolucci lungo più di 7 ore Nel presentarlo, il direttore della Mostra Alberto Barbera ha assicurato che «si rimane inchiodati allo schermo per sette ore, noi abbiamo fatto questa esperienza senza riuscire a staccare un attimo lo sguardo».
In Spagna è stata costruita una nuova “superciclabile”: è lunga 2180 km e attraversa 168 Comuni Oltre che due parchi nazionali, sette parchi naturali, due geoparchi riconosciuti dall’Unesco, tutti nella regione di Castilla-La Mancha.
Uno scultore italiano ha speso 100 mila dollari per scolpire una statua di Charlie Kirk che però nessuno gli ha chiesto e nessuno vuole Sergio Furnari ha lanciato un crowdfunding per coprire i costi dell'opera (che vuole esporre a Times Square). Finora ha raccolto 8 mila dollari. Su 150 mila richiesti.

Dare un nome alle emozioni che non conosciamo

16 Giugno 2016

Dare un nome alle emozioni che tutti proviamo, ma di cui molti di noi non sanno neppure l’esistenza: in questo consiste il progetto della psicologa Tiffany Watt Smith. Ricercatrice presso il Centro per la storia delle emozioni umane all’università Queen Mary di Londra, Watt Smith ha appena pubblicato per l’editore Little, Brown and Company il volume The Book of Human Emotions, un compendio di 154 emozioni che include qualche termine già decisamente noto (come “anxiety”, ansia, e “claustrophobia”, claustrofobia) insieme a molte parole più sconosciute e/o prese in prestito da lingue straniere.

«È un’idea diffusa che, quando si dà un nome a un sentimento, questo può rendere quella sensazione meno travolgente», ha detto la studiosa, intervistata dal blog “Science of Us” del magazine New York. «Tutta quella roba che ti frastorna e che ti fa stare male può diventare un poco più gestibile quando gli dai un nome», ha spiegato. Ecco alcuni dei termini inclusi nel suo libro e riportati da “Science of Us”.

emozioni

Amae: è una parola giapponese che significa «appoggiarsi sulla buona fede di un’altra persona». Nelle parole dello psicanalista nipponico Takeo Doi è «l’emozione di chi dà per scontato l’amore del prossimo». Quel non mettere in dubbio i sentimenti altrui che in alcuni casi può fare maturare un rapporto, ma che in altri casi può spingere a comportamenti egoisti.

L’appel du vide, ovvero il “richiamo del vuoto”: è un’espressione francese che indica quella strana sensazione di chi avverte per esempio il desiderio di saltare sui binari mentre sta aspettando la metropolitana, senza per questo desiderare morire o tanto meno suicidarsi. È una cosa che capita ad alcune persone, peraltro studiata in questi anni, e che non ha nulla a che vedere con la depressione, ma che somiglia piuttosto a una specie di vertigine. Ne aveva scritto anche Jean-Paul Sartre, definendola «una sensazione snervante di non potersi fidare del proprio istinto».

Awumbuk: è il termine con cui in nativi della Papuasia descrivevano quel senso di vuoto che si prova talvolta dopo una cena o una festa quando gli ospiti se ne sono andati. Non c’è bisogno di essere un nativo della Papuasia per avere familiarità con questa sensazione.

Depaysement: in inglese non esiste un equivalente dell’italiano spaesamento. L’autrice del saggio prova a spiegare questa sensazione ricorrendo al termine francese.

Kaukokaipuu: è una parola finlandese che indica una nostalgia per un posto dove in realtà non si è mai stati.

Malu: è un termine indonesiano che indica «la sensazione improvvisa di sentirsi inferiore oppure a disagio quando ci si trova davanti a persone di uno stato sociale più elevato».

Pronoia: è invece un neologismo coniato da alcuni psicologi in tempi recenti. Come suggerisce il nome, è il contrario della paranoia: anziché persone erroneamente convinte che tutti stiano tramando contro di loro, c’è anche chi è convinto (altrettanto erroneamente) che tutti vogliano aiutarlo.

Nell’immagine: una metropolitana di New York, 2008 (EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images)
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