Oltre che due parchi nazionali, sette parchi naturali, due geoparchi riconosciuti dall’Unesco, tutti nella regione di Castilla-La Mancha.
È in corso un boom delle vendite di cd, ma la maggior parte di chi li compra non possiede un lettore cd
E allora perché li compra? Non certo per ascoltare musica ma per collezionare un oggetto. Ed esibirlo sui social, ovviamente.
Luminate, la società di analisi che tra le altre cose fornisce i dati necessari a stilare le classifiche ufficiali Billboard, ha pubblicato mercoledì il suo rapporto semestrale sull’industria musicale e i numeri sulle vendite dei cd sono di quelli che nessuno avrebbe mai previsto fino a pochissimo tempo fa.
Sedici milioni e trecentomila unità vendute nella prima metà del 2026, un aumento del 16 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La crescita ha superato di gran lunga quella dei vinili (fermi a una crescita di “appena” il 2,4 per cento), il simbolo del ritorno alla “musica fisica” nell’ultimo decennio. Arirang dei Bts ha contribuito a trainare il boom dei cd, ma questo rinnovato successo non è tutta farina del K-pop: anche escludendo i BTS e l’intero catalogo K-pop dai dati, le vendite di cd sono comunque aumentate del 6,7 per cento. Il quadro complessivo della musica su supporto fisico dice la stessa cosa: 38,2 milioni di album fisici venduti negli Stati Uniti nella prima metà dell’anno, +7,8 per cento rispetto al 2025. Il cd, dato per morto da almeno un decennio, è tornato a essere un prodotto che cresce più velocemente dell’intera industria dei prodotti musicali su supporto fisico.
Come scrive Xxl Mag, un altro dato interessante è che il 60 per cento degli ascoltatori della Gen Z dice che la musica degli anni Novanta o di periodi precedenti è la musica che ascolta più spesso (cinque anni fa, nel 2021, la stessa percentuale era del 18 per cento). Sicuramente, però, la maggior parte di loro questa vecchia musica non l’ascolta su vecchi dispositivi: almeno il 60 per cento dei Gen Z che acquistano cd, infatti, non possiede un lettore cd, prova del fatto che una notevole parte degli acquirenti non acquista musica da ascoltare ma un oggetto da collezionare. In ogni caso, è un cambiamento di comportamento enorme in una fascia demografica che, secondo tutte le previsioni dell’industria, avrebbe dovuto essere quella più profondamente abituata allo streaming e alle nuove uscite. I social media hanno un ruolo evidente in questa transizione – TikTok in particolare ha trasformato brani di anni e anni fa in tormentoni virali, con effetti a cascata sulle abitudini di ascolto e sugli acquisti di dischi – ma il fenomeno va oltre la nostalgia. Se una parte significativa della Gen Z sta comprando cd, sta comprando anche il modo di esperire musica associato ai cd: un album alla volta, di cui si possiede una copia fisica e che viene ascoltato per intero, magari assieme a un amico, un’amica, un compagno o una compagna. È un ritorno a un modello di consumo che l’industria dello streaming aveva dato per superato, senza prevedere (e come avrebbe potuto) l’impatto che avrebbero avuto i trend social e la Gen Z.
Il panorama della distribuzione sta cambiando insieme al formato. I negozi di dischi indipendenti restano i principali venditori di album fisici, ma, per gli Stati Uniti, Walmart e Target sono i retailer che hanno registrato la crescita più consistente nella prima metà del 2026, rappresentando insieme quasi il 30 per cento del mercato. Il motore di questa crescita è la cultura del collezionismo del K-pop: Bts, Enhypen, Ateez sono tra i più venduti nei grandi magazzini, grazie a edizioni esclusive prodotte specificamente per determinati negozi. Le edizioni limitate, le versioni con contenuti bonus, i colori esclusivi del vinile per un particolare negozio sono tutte strategie che l’industria musicale conosce da decenni ma che il K-pop ha portato a un livello superiore. Un fan che vuole tutte le versioni di un album deve comprare più copie in negozi diversi. Il risultato è un mercato in cui il supporto fisico non è solo musica: è oggetto da collezione, prova di appartenenza a una comunità, tessera fedeltà a un fandom. È forse la chiave per capire perché il cd stia crescendo più del vinile. Il cd è più economico da produrre, anche in edizioni esclusive, più facile da spedire, più adatto a un modello di consumo in cui il valore non sta nell’esperienza di ascolto ma nel possesso dell’oggetto. Il problema sarà ora capire se le già saccheggiate soffitte e cantine sapranno restituire a questo tempo anche i lettori cd, l’unico mezzo accettato dai social per ascoltare i cd.