Lo ha detto Kevin Feige in persona: lui e Driver si sentono regolarmente su Zoom e Driver gli dà sempre la stessa risposta, cioè no.
Il film più strano della prossima Mostra del Cinema di Venezia è senza dubbio Joie de vivre di Luca Guadagnino, un documentario su Bernardo Bertolucci lungo più di 7 ore
Nel presentarlo, il direttore della Mostra Alberto Barbera ha assicurato che «si rimane inchiodati allo schermo per sette ore, noi abbiamo fatto questa esperienza senza riuscire a staccare un attimo lo sguardo».
È finalmente arrivato quel giorno dell’anno in cui Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, può far sfoggio della sua padronanza delle presentazioni in PowerPoint per svelarci quali film vedremo a Venezia. Ci sarebbero molte notizie da commentare: i tanti giovani registi italiani selezionati in Concorso, i tanti padri nobili del nostro cinema che presenteranno il loro nuovo film Fuori Concorso, Werner Herzog che si decide a farci finalmente vedere questo benedetto Bucking Fastard (Barbera ha imparato la lezione impartita a Frémaux: Herzog questo film o lo presenta in concorso o non lo presenta), Nanni Moretti che fa un altro film (Succederà questa notte) liberamente ispirato a una raccolta di racconti di Eshkol Nevo. Potremmo parlare di tutte queste cose e poi di Hirokazu Kore-eda e di Ali Asgari e praticamente di tutti gli altri registi e registe in tutte le sezioni di questa edizione della Mostra. Ma non possiamo, proprio non possiamo esimerci dal parlare più approfonditamente del nuovo film di Luca Guadagnino, anche a costo, per questioni di spazio e tempo, di rimandare il discorso su tutto il resto.
Il nuovo film di Guadagnino si intitola Joie de Vivre, è un documentario che racconta la vita e le opere di Bernardo Bertolucci e dura sette ore. Anche un po’ di più di sette ore, a quanto pare. Anche Barbera si è soffermato – e lo capiamo – su questo film. «Vi assicuro che si rimane inchiodati allo schermo per sette ore, noi abbiamo fatto questa esperienza senza riuscire a staccare un attimo lo sguardo dal documentario che è, come potete immaginare, abbastanza straordinario, perché è nello stesso tempo l’analisi non di tutti, ma di molti dei film di Bernardo Bertolucci, fatte da Guadagnino stesso, con molti suoi amici, colleghi, registi, critici appassionati. Un modo non soltanto per analizzare i film, ma per fare di Bernardo Bertolucci la cartina di tornasole per interpretare e capire che cos’è il cinema così stato, cos’è il cinema moderno, ma anche in ultima analisi che cos’è la critica, qual è il suo ruolo, qual è stato in passato, quale potrebbe ancora essere in futuro. Insomma, un film assolutamente appassionante», così Barbera ha presentato Joie de Vivre.
Ora, noi il film ancora non l’abbiamo visto, quindi non possiamo far altro che fidarci di Barbera, che invece lo ha visto e anche tutto, sette ore standosene fermo sulla sedia e inchiodato allo schermo. L’unica considerazione che possiamo fare, che si può fare in questo momento su questa nuova prodezza cinematografica di Guadagnino è: ma con tutti i progetti che ha in ballo, con tutti i film che deve fare, con tutti i problemi che Artificial gli ha e gli sta causando, quando diavolo ha trovato, Guadagnino, il tempo di girare un documentario lungo più di 7 ore su Bernardo Bertolucci?