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21:04 mercoledì 17 giugno 2026
Un videogioco in cui si gioca a nascondino ha venduto tre milioni di copie in appena una settimana Si intitola Meccha Chameleon e, oltre ad aver venduto tre milioni di copie, è diventato popolarissimo anche su TikTok, Twitch e YouTube.
Ormai gli affitti a New York sono così alti che diverse donne, pur di non lasciare la città, stanno andando a vivere in convento con le suore D'altronde, in una città in cui l'affitto medio è di 3600 dollari, se non ci si affida alla Divina Provvidenza è difficile davvero sopravvivere.
In Corea del Sud sono sempre più diffusi i “siti dopaminici”, cioè siti in cui fingi di comprare cose solo per far provare al cervello il piacere dell’acquisto Siti in cui si ordina cibo da ristoranti inesistenti o vestiti da negozi inventati. Tutto per avere quella scarica dopaminica senza spendere soldi.
In Antartide non ha mai fatto tanto caldo come nell’ultimo mese e gli scienziati dicono che la situazione ormai è «assolutamente pazzesca» Ci sono due gradi in più del precedente massimo registrato. La neve che copre il terreno si scioglie. In cima ai ghiacciai piove invece di nevicare.
La FIFA vuole coprire tutti i loghi dei brand con cui non ha accordi commerciali negli stadi del Mondiale, ma di questi loghi ce ne sono troppi e non ci sta riuscendo E dove ci è riuscita ha ottenuto un discreto effetto comico, come nel caso del telo bianco messo a coprire il logo Levi's al Levi’s Stadium di Santa Clara.
Nel loro concerto a Bologna i Kneecap hanno fatto salire sul palco Jose Nivoi del Calp per parlare del blocco con cui i portuali vogliono fermare le armi dirette in Israele Il sindacalista e attivista del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali ha anche annunciato un grande sciopero internazionale per ottobre, «a sostegno del popolo palestinese. A sostegno del popolo libanese. A sostegno di Cuba. Contro gli oppressori e contro gli imperialisti».
Le maglie da calcio più desiderate di questi Mondiali costano soltanto 50 dollari, raccontano New York e sono un’idea di Mamdani Sono state disegnate da un'artista di Brooklyn e realizzate da una piccola azienda famigliare di Bed Stuy. Una risposta al costosissimo merchandise ufficiale del Mondiale.
Un regista ha deciso di distribuire il suo primo film esclusivamente in videocassetta per protestare contro l’AI È la prima volta che succede in 22 anni. Il film si intitola This is How the World Ends e lo ha diretto Robert dos Santos.

Il Coronavirus ha cambiato il nostro modo di stare in coppia?

Nel suo popolarissimo podcast, Esther Perel, la psicoterapeuta più famosa di internet, ha raccontato le relazioni durante la pandemia.

di Studio
30 Luglio 2020

Sicilia, Baviera, New York e Nigeria. Si intitolano in base ai luoghi di provenienza delle coppie protagoniste i diversi episodi dedicati al Coronavirus “Couples under lockdown” del podcast Where Should We Begin? di Esther Perel. Il podcast segue cronologicamente i luoghi per come si sono affacciati all’emergenza Covid-19, quasi fosse un tentativo di anticipare i problemi e le difficoltà di chi arriverà dopo. Stupisce un po’ vedere che una delle psicoterapeute più famose di internet abbia scelto una coppia siciliana per iniziare il suo speciale sulle coppie chiuse in casa a causa dell’esplosione di una pandemia, ma d’altra parte non poteva che andare così. Il nostro Paese ha infatti fatto da guida a quasi tutti i Paesi colpiti dal virus, che poco alla volta vivevano sentimenti, reazioni e decisioni che l’Italia aveva già vissuto almeno un paio di settimane prima. Quello di Esther Perel, psicoterapeuta di origine belga trapiantata a New York specializzata nelle relazioni (autrice di saggi come L’intelligenza erotica e Così fan tutti, editi rispettivamente da Tea e Solferino, oltre che consulente della nota serie tv The Affair), è uno dei podcast più ascoltati sul tema, e i suoi speech Ted sono tra i più visti e condivisi.

Il suo modo di raccontare le difficoltà nella vita di coppia, ma anche e soprattutto quello di farsele raccontare è sin da subito facile, immediato, empatico, per tutti. Già il titolo, Where Should We Begin?, mette le cose in chiaro, riprendendo la classica frase da lettino e Moleskine, l’inizio di una conversazione che per arrivare a fondo deve sciogliere gli imbarazzi. Ascoltando i podcast di cui è autrice, infatti, non si ha mai l’impressione di ficcare il naso negli affari degli altri, ma quasi sempre quella di combattere una battaglia insieme a chi la racconta. La stessa Perel nel suo fare domande o nel suo interpretare le situazioni ha questo tono, lo stesso di quando viene intervistata, di quando parla della coppia che forma con il marito Jack Saul, anche lui psicoterapeuta. Le difficoltà sono le stesse: una casa, il lavoro, i tempi che cambiano, la rivoluzione della quotidianità a causa del virus. Si tratta più o meno dello stesso sentimento che quasi tutti si sono riscoperti a vivere durante i due mesi e mezzo di quarantena. Un’attività necessariamente chiusa nei propri spazi, dove i contatti con l’esterno arrivavano via videochiamate, chat e telefonate. Di questo infatti parlano i protagonisti del podcast, spesso coppie con o senza figli che hanno perso la loro routine e quindi per certi versi anche il proprio ruolo in coppia e in famiglia, con la necessità di ridisegnare i propri confini, anche nel lavoro.

Esther Perel parla di relazioni al festival culturale Summit of Greatness, a Columbus, Ohio. (Foto di Kirk Irwin/Getty Images for Summit of Greatness)

Nei suoi podcast e in quelli dove è stata ospitata (come Pivot, di Kara Swisher e Scott Galloway), Perel dedica parole e importanza a questo cambio di modello, alla forzatura della si- tuazione che tutti abbiamo vissuto e alla difficoltà e allo shock che molti hanno dovuto metabolizzare. Le coppie ovviamente sono le maggiori protagoniste delle sue analisi, e non è un caso visto che durante il lockdown molte sono giunte al punto di rottura. Soltanto in Italia, infatti, le richieste di separazione sono aumentate di circa un terzo, più o meno come era già avvenuto in Cina. Le situazioni limite esasperano i comportamenti catalizzando scelte e decisioni, sia in positivo che in negativo. Qualunque sia l’esito, sostiene Esther Perel, «non serve a nulla capire chi si è comportato peggio, ma serve soltanto chiedersi quale futuro si vuole dare al “noi”».

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