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Un’artista ha passato gli ultimi 12 anni a girare un remake di Titanic identico inquadratura per inquadratura a quello di James Cameron L'opera è dell'artista cilena Claudia Bitrán, si intitola Titanic, A Deep Emotion e verrà esposta alla Cristin Tierney Gallery di New York.
A Milano ha aperto BAOL, la prima biblioteca a offerta libera della città, pensata per i lettori in difficoltà economiche Si trova in viale Molise n. 47 e funziona così: chi vuole prendere in prestito, prende in prestito; chi vuole comprare, paga quel che può.
Un partito dell’estrema destra polacca che si chiama Nuova speranza, come un film di Star Wars, ha dovuto cambiare nome e ora si chiama L’impero colpisce ancora, come un film di Star Wars Il curioso cambio di nome è stato necessario per evitare la cancellazione, decisa da una sentenza di un tribunale di Varsavia per questioni finanziarie.
Aimee Lou Wood sarà Jane Eyre in una nuova serie che certifica come le sorelle Brontë siano tornate di moda Dopo il successo di "Cime tempestose" anche il classico di Charlotte Brontë avrà un nuovo adattamento, con protagonista la star di Sex Education.
Cinque anni dopo lo scioglimento, i Daft Punk hanno pubblicato un nuovo video Si tratta del video ufficiale di "Human After All" e contiene immagini Electroma, il loro film di fantascienza del 2006.
Una battaglia di palle di neve organizzata in un parco di New York è degenerata quando i partecipanti hanno iniziato a prendere a palle di neve la polizia Degenerata nel vero senso della parola: due agenti sono finiti al pronto soccorso e la polizia sta dando la caccia a due degli "aggressori".
È morto Giancarlo Politi, il fondatore di Flash Art e uno dei critici d’arte più influenti del ‘900 Editore e critico, con la sua rivista ha creato un punto di riferimento per l’arte internazionale, lanciando molti nomi della scena contemporanea.
Il momento più commentato della prima serata di Sanremo è stato un refuso in una grafica nella quale la repubblica è diventata “la repupplica” L'errore è stato corretto abbastanza velocemente. Ma non abbastanza per evitare ore di scherno sui social.

Tutti gli imputati nel caso Pelicot sono stati condannati

19 Dicembre 2024

Giovedì 19 dicembre sono state pronunciate le condanne nel processo a Dominique Pelicot e ad altri 50 uomini, accusati di aver violentato la moglie dell’imputato principale, Gisèle Pelicot, mentre era sedata e incosciente. Dominique somministrava di nascosto i sedativi alla moglie e organizzava gli stupri contattanto uomini online mentre Gisèle era incosciente. Tutti e 51 gli imputati sono stati dichiarati colpevoli. Dominique Pelicot è stato condannato a 20 anni di reclusione per stupro aggravato, come chiesto dall’accusa.

Non tutti gli altri accusati sono stati condannati alla pena richiesta dall’accusa. Jean-Pierre Maréchal, uno dei pochi che si è dichiarato colpevole, è stato condannato a 12 anni di reclusione, contro i 17 richiesti. Charly Arbo, uno dei più giovani, che ha violentato Gisèle Pelicot in 6 diverse occasioni e che aveva soltanto 22 anni la prima volta, passerà 13 anni in carcere. Un solo accusato ha evitato la condanna per stupro, ma ha ricevuto quella per aggressione sessuale.

Il caso Pelicot è indubbiamente uno dei più sconvolgenti casi di violenza di sempre. Dominique Pelicot, sposato con Gisèle, per 50 anni ha somministrava di nascosto alla moglie dei farmaci per sedarla e consentire a decine di uomini contattati online di entrare in casa e violentarla in ogni modo mentre era in uno stato di incoscienza. In queste settimane di processo, Gisèle Pelicot, che oggi ha 71 anni e che è stata violentata a sua insaputa per un decennio, è diventata un simbolo di dignità, resistenza, coraggio. Nella sua prima, storica testimonianza, ha detto: «Lo stupratore non è qualcuno incontrato un parcheggio a tarda notte. Uno stupratore può essere anche in famiglia, tra i nostri amici». Ancora, un passaggio che è stato molto ripreso: «Voglio che tutte le donne vittime di stupro – non solo quando sono state drogate, lo stupro esiste a tutti i livelli – dicano: la signora Pelicot l’ha fatto, possiamo farlo anche noi. Quando vieni stuprata provi vergogna, e non spetta a noi provare vergogna, spetta a loro». Altre dichiarazioni di Gisèle Pelicot sono qui.

Dei 50 uomini ai quali, per anni, Dominique Pelicot ha “offerto” il corpo inerme e indifeso della moglie, soltanto 18 si sono dichiarati colpevoli. Molti si sono difesi dicendo che pensavano che Gisèle fosse solo un po’ addormentata, ma cosciente. Eppure nei video che sono stati trasmessi in aula dal 2 settembre in poi (Gisèle ha accettato che tutti vedessero le riprese delle violenze che il marito stesso faceva) si vedevano questi uomini rovesciare il corpo senza sensi della donna per continuare a violentarlo. I giornali francesi hanno chiamato tutti questi uomini con un’espressione particolare: “Monsieur Tout-le-monde” (ne scriviamo in modo più approfondito qui). “Monsieur Tout-le-monde” serve a spiegare un fatto fondamentale in questa storia tremenda, un fatto che la stessa Pelicot ha spiegato nella sua testimonianza al tribunale di Avignone: non esiste un identikit dello stupratore.

«Sono bassi, alti, tarchiati, snelli, sempre rasati, barbuti, calvi, con la coda di cavallo. Quattordici sono disoccupati, trentasei hanno lavori che attraversano tutto lo spettro del proletariato e della classe media della provincia francese: camionisti, falegnami, impiegati, una guardia carceraria, un infermiere, un tecnico informatico che lavorava per una banca, un giornalista di una testata locale. L’età va dai 27 ai 74 anni. Due terzi sono padri. Il 40 per cento di loro ha precedenti penali, diversi per violenza domestica, due per stupro. Ci sono pochi denominatori comuni: diciotto sono dipendenti da alcol o droghe, ma gli altri no. Circa una dozzina di loro afferma di essere stata vittima di abusi di natura sessuale da bambini», hanno scritto Catherine Porter e Ségolène Le Stradic sul New York Times.

Come scrive il New York Times, molti uomini accusati si erano portati una borsa, perché sapevano che dal tribunale sarebbero stati portati direttamente in carcere. Alcuni, tuttavia, hanno già scontato la pena, e torneranno liberi.

Foto di Clement Mahoudeau/AFP via Getty Images

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