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08:39 lunedì 3 agosto 2026
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.

Come la stampa americana ha accolto la vittoria di Trump

09 Novembre 2016

Donald J. Trump è il 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America, un risultato certo imprevisto e con una serie di conseguenze imprevedibili per l’America e il mondo. Se c’è chi non aveva anticipato – né poteva troppo anticipare, a onor del vero – la debacle di Hillary Clinton sono gli stessi media americani, che per lungo tempo hanno sottostimato il “pericolo Trump”, per poi, sulla scorta degli ultimi sondaggi, considerare improbabile la sua vittoria finale.

David Remnick, il direttore del New Yorker, ha scritto in un editoriale che «l’elezione di Donald Trump alla presidenza non è niente di meno che una tragedia per la repubblica americana, una tragedia per la Costituzione e un trionfo, interno e all’estero, delle forze del nazionalismo xenofobo, dell’autoritarismo, della misoginia e del razzismo». Il New York Times, invece, nella sua sezione Opinion, ha pubblicato i pareri di alcune delle sue firme di punta: la scrittrice Roxane Gay si dice «sbalordita» e commenta: «Pensavo ci fossero più americani che credono nel progresso e nell’uguaglianza di quelli razzisti, xenofobi, misogini e omofobi». Sulla stessa linea si trova il columnist Ross Douthat, che scrive:

What happens next promises (and threatens) to make history as nothing has in America — not even the trauma of Sept. 11 or the election of the first black president — since the Cold War ended almost 30 years ago, or since the social crises of the 1960s and 1970s further back than that.

On the global stage Trump’s populism and nationalism makes him very much a man of his times, with parallels to figures as diverse as Marine Le Pen, Recep Tayyip Erdogan and of course Vladimir Putin. But in the American context he is like nothing we have seen before — a shatterer of all norms and conventional assumptions, a man more likely to fail catastrophically than other presidents, more constitutionally dangerous than other presidents, but also more likely to carry us into a different political era, a post-neoliberal, post-end-of-history politics, than any other imaginable president.

Sul Washington Post, il seguito analista politico Chris Cillizza chiosa che «ciò che ha fatto Donald Trump non è diverso da un cataclisma. Ha rimodellato le fondamenta del mondo politico. […] Ma, anche più di questo, la vittoria di Trump rivela che molte supposizioni che le persone fanno da tempo su chi siamo come Paese e cosa vogliamo dai nostri politici, il nostro sistema politico e dal prossimo erano, francamente, sbagliate».

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Il sito di Slate attualmente apre con un pezzo che dice, già nel titolo, che «è peggio di quanto pensiate». Franklin Foer commenta l’elezione scrivendo «andando a dormire la mattina di mercoledì, mi sono accorto che il mio rapporto col governo del mio Paese era cambiato. Ci sono stati presidenti che non mi piacevano, anche del mio partito. Ci sono stati presidenti che hanno preso decisioni importantissime che considero incaute. Ma ho sempre creduto che quei presidenti comprendessero i contorni del sistema americano e dei suoi ideali come li comprendevo io, più o meno nel mondo in cui i fondatori della nazione li avevano definiti. Ho sempre rispettato la loro autorità e li ho considerati i miei presidenti. Donald Trump non è il mio presidente».

Risalta, in questa serie di reazioni comprensibilmente costernate, l’editoriale del direttore del Daily Beast John Avlon, che ricorda che nel 1960, quando John F. Kennedy sconfisse di poco Richard Nixon, John Wayne disse «non ho votato per lui, ma è il mio presidente e spero faccia un buon lavoro»; alla sua testata, scrive Avlon, stanno con John Wayne, e saranno «la leale opposizione» del presidente Trump.

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